Deputati, senatori, consiglieri regionali, parlamentari europei: il tema dei soldi ai politici è sempre bollente. Non è così per i primi cittadini: nessuno si è opposto agli aumenti per loro

Il silenzio-assenso sugli aumenti ai sindaci

(di Alessandro Russello – corriere.it) – Il tema dei soldi ai politici da almeno alcune decine di anni è talmente bollente che l’indignazione popolare ha contribuito perfino a far nascere un partito (il Movimento Cinque Stelle). Deputati, senatori, consiglieri regionali: chi novemila euro, chi dieci, chi oltre (più diarie, rimborsi spese, trasporti). Per non parlare degli emolumenti europei. Stipendi più che «onorevoli» anche rispetto alla produttività, divisa fra la presenza nelle aule e nelle commissioni parlamentari e quella nei rispettivi collegi, dove il lavoro spesso corrisponde alla continuazione con altri mezzi della campagna elettorale. Giusta vicinanza al territorio, si dirà, ma talmente vicina da far dimenticare a volte che la sede di lavoro è un’altra. Uno «smart working» ante litteram sul quale ci sarebbe da discutere.

Ciò che invece non appare discutibile è il recente aumento delle indennità dei sindaci. Da quelli delle metropoli fino a quelli di paesi di valli e montagne (dove ormai per trovare qualcuno disposto a candidarsi bisogna pregarlo in ginocchio) sono stati finalmente riconosciuti stipendi più vicini agli emolumenti dei politici. Con una buona e accessoria notizia: in tutta l’Italia terraquea non si è alzato un grido e nemmeno un filo di voce per contestare le nuove buste paga dei primi cittadini. E una ragione c’è: il sindaco è un soggetto «riconosciuto» e il suo lavoro è svolto in una sorta di «frontiera condivisa». Asili senza soldi, migranti che arrivano di notte e vengono scaricati sulle piazze dei paesi, comunità da convincere per ospitarli, movide notturne da incastrare con il sonno dei residenti da tutelare, municipi scambiati per uffici di collocamento. Per non parlare dei piccoli paesi, dove smessa la fascia i «borgomastri» guidano i pulmini e sfalciano l’erba delle scuole.

Insomma, nessuno disconosce il ruolo e le fatiche delle classi dirigenti dei parlamenti/consigli nazionali e regionali, e tantomeno va disconosciuto il principio secondo il quale la politica va adeguatamente pagata per evitare derive oligarchiche di censo e reddito. Ma un fatto è certo: questa sorta di generale silenzio-assenso sui «soldi ai sindaci» la dice lunga sul riconoscimento generale di un soggetto altrettanto «politico» dato per periferico ma da ritenere profondamente centrale per la coesione, la sopravvivenza e lo sviluppo di questo Paese.