Intervistato da Repubblica, il pentastellato membro della commissione di Vigilanza Rai: “Il centrodestra ha accettato le nostre idee su sedi regionali e giornalismo d’inchiesta”

Ricciardi: “Niente lezioni, i dem non ci difesero quando Draghi ci lasciò fuori”

(di Matteo Pucciarelli – repubblica.it) – Riccardo Ricciardi, componente della commissione Vigilanza Rai e vicepresidente del Movimento 5 Stelle, dice che sul voto a favore al contratto di servizio Rai assieme al centrodestra non accetta lezioni dal Pd: “Un partito che da quando è nato ha sempre occupato posti di potere in Rai e che quando il governo Draghi fece le sue nomine e lasciò fuori il M5S, che era il primo partito della sua maggioranza, non disse una parola. Furono sleali”.

Intanto: quando avete deciso per il via libera?

“Si tratta di una decisione basata sul lavoro fatto in questi mesi, quindi in itinere. Quando parti da un testo presentato dalla maggioranza che non condividi e arrivi a migliorarlo molto perché alcune tue proposte vengono accettate, allora ti comporti di conseguenza. Se non avessero accolto nulla non staremmo qui a parlare di un voto favorevole”.

Ma lei che voto darebbe a questo contratto di servizio?

“Una sufficienza. Chiaramente non è il testo che avremmo voluto. Ma se per una volta c’è una collaborazione da parte della maggioranza e nonostante quello poi ti tiri indietro, allora poi davvero dalla volta dopo non ti passano più nulla.

Non potevate astenervi?

“Il rischio di un ritorno al testo iniziale e alla riapertura agli emendamenti pericolosi della maggioranza era troppo alto. E comunque per un parere non vincolante come questo riteniamo che fosse giusto dar atto di un lavoro positivo”.

Perché c’è stata questa disponibilità da parte loro, secondo lei?

“Se penso al tema principale, cioè la nostra richiesta di salvaguardare il giornalismo di inchiesta, penso che per loro sarebbe stato più problematico non accoglierlo che il contrario. Sarebbe stato un brutto segnale, considerato che parliamo della tv di Stato di una democrazia occidentale. Hanno legittimamente pensato che era meglio non far scoppiare il caso”.

Quali altri risultati ritenete di aver raggiunto?

“La citazione della valorizzazione delle sedi regionali, la tutela delle minoranze linguistiche, il sostegno audiovisivo alle arti, per fare qualche esempio. Tutto cose che prima non c’erano. E poi dal centrodestra erano stati chiari, se avessimo avuto un atteggiamento diverso sarebbero tornati al testo iniziale”.

Si vocifera però di una specie di scambio con il governo per alcune condirezioni a voi congeniali.

“Falsità rese ancor più ridicole dal fatto che sono diffuse da partiti che hanno sempre partecipato senza farsi grossi problemi alla lottizzazione del servizio pubblico. Prima cosa: i nostri numeri non sono stati decisivi, quindi è fuori da ogni logica, non abbiamo alcuna forza contrattuale. Due: vorrei sapere i nomi dei programmi e delle testate che fanno trasmissioni su quant’è necessario il reddito di cittadinanza, per dire. Noi siamo contro la lottizzazione da sempre, se le altre forze politiche ci vogliono seguire ne siamo ben felici”.

Sulla Rai avete ancora il dente avvelenato contro il Pd dai tempi delle nomine di Draghi?

“Non è questione di dente avvelenato ma di rispetto di quel che è la democrazia. Quasi due anni fa ci fu una grande spartizione di nomine alla quale partecipò addirittura FdI, unico partito all’opposizione di Draghi. Noi venimmo esclusi completamente, gli unici. Il Pd, con noi che dovevamo essere il partito con cui a parole volevano collaborare, non battè ciglio. Perché in quella fase probabilmente ottenne quel che voleva. Furono sleali. Senza dimenticare che la riforma Rai l’ha fatta il Pd di Renzi”.

Questa vicenda non rischia di allontanarvi nel lavoro comune che state facendo come opposizione?

“Guardi, negli ultimi anni in due governi il centrodestra si è spaccato tra chi stava all’opposizione e chi al governo. Non per questo leggevamo di centrodestra finito. Ogni volta a seconda del momento si parla di rottura oppure luna di miele tra noi e il Pd. Mi sembrano un po’ discussioni da bar sport della politica, semplicemente ci sono differenze di vedute fisiologiche”.

Sabato sarà in piazza con la Cgil?

“Sì, la manifestazione ha una piattaforma che condividiamo e daremo il nostro contributo. E i giornali magari scriveranno che risboccia l’amore con il Pd…”.