Giorgia scrive contro Iolanda Apostolico ma contesta l’ordinanza senza averla capita e valuta ispezione e riforma carriere. Alle otto di mattina, Giorgia Meloni legge i giornali di destra (chissà se imbeccati da Palazzo […]

(DI GIACOMO SALVINI – ilfattoquotidiano.it) – Alle otto di mattina, Giorgia Meloni legge i giornali di destra (chissà se imbeccati da Palazzo Chigi): Libero e Il Giornale titolano contro la giudice di Catania, Iolanda Apostolico, per i suoi “like” in favore dei “No Borders di Ventimiglia” e per le sue petizioni contro l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. La premier coglie l’occasione e sferra un attacco molto duro via Facebook alla giudice di Catania che sabato ha accolto il ricorso di quattro migranti sbarcati a Lampedusa e trattenuti “illegittimamente” a Pozzallo, smontando implicitamente il decreto Cutro e la cauzione da 5 mila euro per non trattenere qualcuno in un Cpr. Meloni spiega che la sinistra, alcuni Stati stranieri e “un pezzo di Paese” fa tutto il possibile “per favorire l’immigrazione illegale”. Il riferimento è proprio ai giudici: la premier si dice “basita” per la sentenza della giudice di Catania che “con motivazioni incredibili” rimette “in libertà un immigrato illegale, già destinatario di un provvedimento di espulsione, dichiarando unilateralmente la Tunisia Paese non sicuro (compito che non spetta alla magistratura) e scagliandosi contro i provvedimenti di un governo democraticamente eletto”. Poi conclude: “Non è la prima volta che accade e purtroppo non sarà l’ultima. Ma continueremo a fare quello che va fatto per difendere la legalità e i confini dello Stato italiano. Senza paura”.

Nel post ci sono tre cose non vere: la prima è che la giudice non ha mai dato un giudizio sulle richieste di asilo dei migranti (anche perché spetta alla commissione per l’asilo) ma ha spiegato che è illegittimo trattenere un migrante solo perché proviene da un “Paese sicuro”. Poi non ha dato un giudizio sulla Tunisia come “Paese sicuro” e non ha giudicato il decreto Cutro, ma ha fatto riferimento solo alla Carta e alle normative europee. Quello di Meloni è un attacco a testa bassa contro la magistratura che riapre il conflitto istituzionale in pieno stile berlusconiano, provocando la risposta della giudice stessa (“il mio provvedimento si può impugnare in Cassazione, la questione giuridica non diventi personale”), dell’Associazione Nazionale Magistrati e di 13 consiglieri del Csm che aprono una pratica a tutela della magistrata: “Un attacco all’autonomia dei giudici”.

Il post di Meloni era programmato. La reazione era stata studiata coi suoi collaboratori domenica e gli articoli della stampa di destra sulla presunta “politicizzazione” della giudice sono serviti alla premier per andare all’assalto delle toghe. Il ragionamento di Meloni con i suoi collaboratori è che i giudici vogliano “distruggere” le norme del governo sull’immigrazione. Le posizioni politiche espresse dalla giudice, poi, hanno convinto ancora di più Meloni ad andare all’attacco. Il ragionamento che si fa ai vertici di FdI è che per settimane si è parlato delle posizioni del generale Roberto Vannacci e poi “la sinistra non si scandalizza per la giudice di Catania che dovrebbe essere imparziale”. La sentenza inoltre ha convinto Meloni e Salvini che si debba andare “fino in fondo” con la riforma della separazione delle carriere. I tempi sono ancora da decidere. Ieri Salvini ha annunciato che la Lega presenterà un’interrogazione in Parlamento chiedendo di mandare gli ispettori, cosa puntualmente fatta dal senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri. La valutazione che si sta facendo tra Palazzo Chigi e ministero della Giustizia si basa sulle motivazioni del Questore per il trattenimento: la giudice sostiene che ci sia un difetto e anche per questo ha accolto il ricorso dei 4 migranti. Se il governo dovesse capire che non è così, partirebbe l’ispezione del ministero della Giustizia. Ieri, intanto, è partito l’assalto della maggioranza, da Tommaso Foti a Sara Kelany. Il forzista Giorgio Mulè spiega che il problema sono “le indagini che non rispettano la privacy”. L’opposizione – Pd e M5S – parla di “atto eversivo” e di volontà di crearsi “un nemico al giorno”. Il ministro Piantedosi ha annunciato che il governo farà ricorso.