Il dolore non ha prezzo e ha sempre bisogno di un tetto, per ripararsi dal mondo cinico e crudele. Benché inseguita dalle malignità materiali, molto materiali, sui cento milioni ereditati dal quasi marito nato […]

(DI FABRIZIO D’ESPOSITO – ilfattoquotidiano.it) – Il dolore non ha prezzo e ha sempre bisogno di un tetto, per ripararsi dal mondo cinico e crudele. Benché inseguita dalle malignità materiali, molto materiali, sui cento milioni ereditati dal quasi marito nato il giorno di San Michele, il 29 settembre, lady Marta Fascina perpetua l’atavica tradizione del sud primordiale con una vedovanza eterna e invisibile, intessuta di lacrime a getto continuo.

E per farlo si è tumulata come una Marta vivente nella reggia brianzola di Arcore del quasi marito spirato il 12 giugno or sono, e sua volta tumulato nel noto mausoleo della stessa reggia. Lei che, giorno e notte, notte e giorno, ha stretto come un tenero fiore la mano dell’Amato nelle sue ultime settimane terrene, si è rinchiusa a Villa San Martino sul modello delle famiglie delle borgate romane che non vanno in vacanza per paura di lasciare la magione e poi trovarsela abusivamente occupata. Un destino triste, fatto sempre delle stesse albe e degli stessi tramonti, con mesti e brevi pellegrinaggi alle ceneri dell’Amato, che per lei sono comunque luce e calore, come ha scritto ieri per il compleanno: “Ogni giorno illumini e scaldi il mio cuore”. Per lady Marta, Villa San Martino è come il velo di Andromaca, la vedova dell’Ettore omerico. È propedeutica alla mummificazione di un dolore puro e muto, lontano dalle lingue invidiose di vicini e lontani.

Solo che il tempo passa e adesso i familiari epicurei e pragmatici del quasi marito reclamano la villa, trattandola come un’Olgettina qualunque residente a Milano due. E così oggi è il 30 settembre, presunta scadenza della permanenza nella reggia. Pier Silvio, il primo figlio maschio di B., ha già pronta una rinomata ditta di traslochi. Paolo, invece, il fratello meno sveglio di Silvio, le ha rinnovato un monito fermo e deciso: “Basta lacrime, è l’ora di uscire, vai in Parlamento”. Come se lady Marta vivente fosse la versione odierna della vedova inconsolabile del Medico dei pazzi, la vedova nottambula che s’aggirava con un cero acceso e una fascia trasversale appuntata sul vestito, per vivificare il nome e l’immagine dell’Amato. Per sempre Silvio. Amen.

Ma nel cielo azzurro di Forza Italia volteggiano sempre rapaci di ogni dimensione. Si è rifatta sentire, per l’occasione, finanche Mariarosaria Rossi, col nome tutto attaccato ché in onore della Madonna del Rosario di Pompei. L’ex senatrice nonché badante di B. ai tempi pascaliani (non Blaise, ma Francesca) non le ha riservato alcuna pietà mariana e ha gettato altro acido sulle ferite insanabili del dolore di lady Marta: “Se per il grande dolore non se la sente di tornare in Parlamento faccia un passo indietro”. Eh, già. Non solo vorrebbero retrocederla ad Olgettina locataria, seppur multimilionaria, oppure vederla errare in Transatlantico alla stregua di un anonimo peone, ma adesso le vorrebbero pure sottrarre la consolazione del seggio, conquistato in Sicilia senza alcuna fatica. Povera lady Marta: vogliono la sua decadenza da Arcore e dal Parlamento. Proprio come accadde all’Amato.