A pensarci bene, il rutto libero (copy Giuliano Ferrara) di Andrea Crippa, detto il vice di Matteo Salvini (triste destino essere il numero due di un numero zero) potrebbe essere un complotto della premier Meloni […]

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – A pensarci bene, il rutto libero (copy Giuliano Ferrara) di Andrea Crippa, detto il vice di Matteo Salvini (triste destino essere il numero due di un numero zero) potrebbe essere un complotto della premier Meloni. Proviamo a spiegarci.

Quando, giusto un anno fa, l’impatto di Io sono Giorgia squassò come un meteorite la politica circostante accelerando l’estinzione di ogni forma organizzata a sinistra, molti tra gli sconfitti temettero che fosse tornata la dittatura delle camicie nere e misero sacchi di sabbia vicino alle finestre.

Poi, però, davanti all’impressionante esibizione dei La Russa, Lollobrigida, Santanchè, Sangiuliano e camerati al seguito, a qualcuno la premier sembrò perfino un possibile argine e tolse i sacchi di sabbia. Poi si seppe di un nerboruto sindaco di Terni ex parà, tal Bandecchi, che minacciava di far saltare sul serio i denti a chi non era d’accordo con lui e un brivido solcò la schiena degli oppositori: l’abbiamo scampata bella, dissero i soliti pusillanimi.

In estate, altro spavento col botto all’apparire del generale best-seller Vannacci e dei suoi manipoli omofobi e dediti alla difesa della stirpe: se prendesse il potere un tipo del genere si salvi chi può. Nel frattempo, si può dire ogni giorno, il leghismo tutto feroce stupore proiettava sui muri delle caverne padane le immagini di un futuro di condoni a schiovere, immigrati in catene e invasione della Germania. È la dottrina del Crippa che riesce nel miracolo di fare apparire l’amato boss Matteo come una specie di Norberto Bobbio. Ragion per cui si comprende come dal circostante carnevale della destra la premier abbia solo da guadagnarci. È scritto, del resto, nel suo indice di popolarità che malgrado insuccessi e fallimenti si mantiene alto (complice l’inesistenza di un’alternativa a sinistra). Insomma, ci rimane solo da scegliere con quale destra vogliamo morire.

Ed è per questo che all’amico Gad Lerner – che non fu molto d’accordo quando, visto il contesto, scrissi che la Meloni andava mandata giù sia pure con una sorsata di Alka Seltzer – propongo una mediazione. Di sostituire la teoria del male minore con quella del non c’è limite al peggio.