Qualche domenica fa, al termine di Juventus-Bologna, richiesto di un giudizio sul rigore scandalosamente negato alla sua squadra, l’allenatore rossoblu Thiago Motta non ebbe bisogno di pronunciare verbo […]

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – Qualche domenica fa, al termine di Juventus-Bologna, richiesto di un giudizio sul rigore scandalosamente negato alla sua squadra, l’allenatore rossoblu Thiago Motta non ebbe bisogno di pronunciare verbo: fu sufficiente la sua faccia inquadrata per qualche interminabile secondo a trasmettere un indicibile disgusto. Sull’uso della mimica facciale in tv ricordiamo pure la serie Lie to me, con Tim Roth nei panni di uno psicologo esperto nella comunicazione non verbale per scoprire se una persona mente. Da lunedì sera, nell’ideale podio sull’uso del silenzio reso eloquente come una lectio magistralis va collocato, di diritto, il professore Massimo Cacciari. Ospite nella puntata di 8 e mezzo dedicata al bilancio del primo anno del governo Meloni, il filosofo ha puntualmente elencato tutti gli insuccessi del governo della destra. Palesemente alle corde sull’economia sempre più schiacciata sotto il peso di debito pubblico e inflazione e dall’immigrazione irregolare fuori controllo, come ammesso dalla stessa premier. Una critica fattuale condivisa dal nostro Andrea Scanzi e da Sebastiano Barisoni di Radio 24, che certo un bolscevico non è. Mentre a spargere di lodi il cammino fin qui percorso dall’esecutivo ci pensava Rita Lofano. Forse per dovere d’ufficio, in qualità di direttore dell’Agi (l’agenzia di stampa di proprietà dell’Eni) succeduta a Mario Sechi chiamato da Giorgia Meloni per una fuggevole liaison a Palazzo Chigi (tutto si tiene). O, chissà, per convinzione personale (preferiamo la prima ipotesi). È stato quando al culmine del panegirico, Lofano ha incorniciato il fin qui fallimentare “piano per l’Africa” che Cacciari prima incredulo (“lei è in totale malafede”), poi sconfortato e sgomento (“ma per carità di Dio”) ha infine assunto la modalità Thiago Motta.

In una carrellata di vivide espressioni mute, tutte immortalate dalla sapiente regia di 8 e mezzo. Sguardo al cielo. Viso affondato sul tavolo. Occhi sbarrati. Braccia agitate. Mani tra i capelli. Fin quando richiesto da Lilli Gruber di un ulteriore commento sui petali di rosa disseminati dall’implacabile Lofano, Cacciari ha detto che poteva bastare così. Salutato, ne siamo convinti, dall’applauso di quanti, nelle case degli italiani, non ne possono davvero più di questo indecente manipolare la realtà. Offendere l’altrui intelligenza. Negare l’evidenza.