Calo del 10% nelle iscrizioni: “Questo lavoro sta morendo”. E l’ordine scrive alla premier per chiedere un incontro: “Turni massacranti per soli 1.600 euro al mese”

La crisi degli infermieri: “Pochi e malpagati è fuga dall’università”

(di Michele Bocci – repubblica.it) – Il grido d’allarme parte dai professionisti più numerosi del mondo della sanità, gli infermieri. Ed è così potente che abbraccia la crisi di tutto il sistema, per far capire al governo che un intero settore pubblico rischia di cedere. Ci vogliono soldi e progetti per salvare l’assistenza di milioni di cittadini e i 4 miliardi in più che ha chiesto per l’anno prossimo il ministro alla Salute Orazio Schillaci non basterebbero certo a sostenere la sanità pubblica in modo decisivo. Comunque, non arriveranno nemmeno quelli, probabilmente infatti ci si fermerà intorno alla metà.

La lettera a Giorgia Meloni

La professione dell’infermiere non attrae più i giovani a causa di carichi di lavoro “insostenibili”, di stipendi non adeguati e di progressioni di carriera quasi nulle. “Sono solo alcuni aspetti che incidono negativamente in un quadro ormai compromesso”. A parlare così non è un sindacato ma la Federazione degli ordini. Le frasi sono tratte dal testo che presidente Barbara Mangiacavalli ha inviato alla presidente del consiglio Giorgia Meloni, al ministro della Salute e alla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini. “Nell’arco di pochi anni lo Stato non sarà più in grado di garantire il diritto alla salute e all’assistenza a tutti i cittadini”.

Negli ospedali 65 mila infermieri in meno

Gli infermieri in Italia sono 456 mila, circa 280 mila lavorano nel sistema pubblico, del quale rappresentano il 60% dei dipendenti. Rispetto alle piante organiche ne mancano ben 65 mila. “La professione che amiamo e onoriamo quotidianamente sta morendo”, dice Mangiacavalli. I numeri sono in calo a causa di problemi in entrata e anche in uscita. Intanto, in questi giorni c’è stato “un ulteriore calo del 10 percento delle domande di iscrizione ai corsi di laurea”. I posti erano 21.500 e i candidati un po’ meno di 23.000. Un tempo i dati erano molto diversi, c’erano anche due aspiranti per ogni posti. Poi c’è il tema delle uscite. “In base ai nostri dati, nei prossimi anni si assisterà al raddoppio dei pensionamenti”. Si stima che da qui al 2029 andranno via quasi in 100 mila.

Ogni anno se ne vanno in 3mila

Ma non ci si allontana solo per raggiunti limiti di età. “I nostri professionisti hanno cominciato a lasciare l’Italia, attratti da migliori prospettive di carriera”, è scritto nella lettera. Sono tra i 3.000 e i 3.500 coloro che si spostano in altri Paesi ogni anno. “Registriamo sconcertati l’ingresso e l’attività di infermieri stranieri sul nostro territorio nazionale senza iscrizione agli Ordini e senza i dovuti controlli”, aggiunge Mangiacavalli. Il ministro alla Salute Orazio Schillaci ha più volte dichiarato che la carenza di infermieri esiste, tanto che ha annunciato un accordo con l’India per la formazione, anche linguistica, di professionisti di quel Paese perché vengano a lavorare in Italia.

“Vanno aumentate le retribuzioni”

Un infermieri guadagna circa 1.600 euro al mese. Mangicavalli chiude la sua lettera, chiedendo un confronto urgente al governo, e sintetizza: “Per garantire ai professionisti già formati di esercitare al meglio e per spingere i nostri giovani ad abbracciare la professione infermieristica, pensiamo che non si possa più prescindere da alcune priorità come l’incremento della retribuzione, l’evoluzione della formazione verso lauree magistrali specialistiche a indirizzo clinico, un cambio immediato dei modelli organizzativi con maggiore autonomia infermieristica, nonché nuovi sbocchi di carriera”. L’allarme degli infermieri non è il primo, in questa fine estate caldissima per il mondo della sanità. Da tempo i sindacati dei medici ospedalieri fanno rivendicazioni molti simili.