I motivi (validi) per cui il presidente non ha concesso la grazia al macellaio che ha cercato di uccidere un ladro entrato in casa sua

Mattarella e il «giustiziere»

(di Gian Antonio Stella – corriere.it) – «Amarezza»: questo avrebbe provato Walter Onichini, condannato a 4 anni e 11 mesi per avere cercato di ammazzare un ladro albanese che era entrato in casa sua e stava per andarsene rubandogli la macchina. E questo dicono d’aver provato la sua famiglia, il suo avvocato, i leghisti solidali e vari commentatori per la scelta di Sergio Mattarella di negare la grazia al macellaio veneto, che già da diversi mesi sta scontando la pena non in cella ma a casa sua: amarezza. Per dirla con la Treccani: «Tristezza mista a sentimento di contrarietà e talora a lieve rancore».

Ma scusate: cosa avrebbe dovuto fare il Capo dello Stato che non sceglie a capriccio ma sulla base dei fatti? Anche se troppi commenti hanno fatto finta di dimenticarsene, il «giustiziere» padovano non è stato condannato affatto solo per eccesso colposo di legittima difesa. Per quello fu giustamente assolto, come diversi altri rapinati nella storia recente, perfino il gioielliere che nel ’77 uccise il calciatore Luciano Re Cecconi che aveva finto una rapina puntandogli addosso il dito. È ovvio che chi viene assaltato abbia il diritto di difendersi. O che in quei momenti si possa esagerare. Di più: è comprensibile che il macellaio sia furente con lo Stato che si fece scappare il ladro di quella notte, Elson Ndreca, un albanese oggi irreperibile senza aver fatto un giorno dei 4 anni di galera ai quali era stato condannato.

Detto tutto questo, però, va ricordato pure il resto che c’è nelle sentenze: che lo «sceriffo» sparò la seconda scarica di 350 pallini alla schiena del ladro mentre quello se ne andava urlando «no, no, basta vado via», che non telefonò mai al 113 o al 112 per dare l’allarme, che caricò sulla macchina l’uomo in agonia («rottura milza, emopneumotorace, rottura rene sinistro, perforazione gastrica e iteale, ferite da arma da fuoco multiple craniche, toraciche, addominali…») per scaricarlo in un fosso pieno d’acqua in mezzo alla campagna e che all’arrivo dei carabinieri negò tutto: senza l’allarme lanciato da un immigrato che andava al lavoro e aveva sentito i gemiti, il ferito sarebbe morto. Questo è il nodo: il diritto di uccidere un ladro, nella nostra Costituzione, meno male, non c’è.