L’ex premier marca le distanze da Schlein su migranti e ius soli. E arringa i parlamentari: «Dobbiamo dettare l’agenda»

(NICCOLÒ CARRATELLI, GIUSEPPE SALVAGGIULO – lastampa.it) – Giuseppe Conte torna in modalità doppia opposizione. Contro Giorgia Meloni, certo, ma anche contro Elly Schlein. Passata l’estate, unite le forze e raccolte le firme sul salario minimo, la competizione tra M5s e Pd è destinata a ravvivarsi in vista della campagna elettorale per le europee. Un assaggio, il presidente 5 stelle lo ha offerto nello studio di “Porta a Porta”, discutendo di politiche migratorie: «Il blocco navale è una presa in giro – ha premesso – ma non possiamo nemmeno dire agli italiani, come fa il Pd, che si può dare accoglienza indiscriminata a tutti. Noi siamo per la terza via». Citazione buttata lì forse non a caso, un richiamo al blairismo, un modo per smarcarsi sia dalla destra di Meloni che dalla sinistra di Schlein. Del resto, Conte è pur sempre il premier che ha firmato (e poi rinnegato) i decreti Sicurezza di Matteo Salvini. I tempi sono cambiati, alla vigilia della sua visita di oggi a Lampedusa non c’è volontà di demonizzare gli sbarchi dei migranti, bensì di marcare la distanza da Schlein. Nell’intervista a Bruno Vespa, Conte insiste su questo schema, affrontando una questione collegata: «Il Pd è favorevole allo ius soli, anche se stai scappando o andando in Germania, che senso ha? Io concedo la cittadinanza in base allo ius scholae – sottolinea – dopo che frequenti un percorso di studio è giusto che diventi cittadino italiano».
Parole che non avranno sorpreso i parlamentari 5 stelle delle commissioni Giustizia di Camera e Senato, che ieri lo hanno ascoltato in un incontro riservato, aperto ad alcuni esperti esterni, convocato per gettare le basi di una piattaforma programmatica. «Dobbiamo smetterla di andare a rimorchio degli altri partiti, senza avere una nostra agenda. Cominciamo dalla giustizia», ha detto Conte a deputati e senatori. L’obiettivo è arrivare all’organizzazione, a novembre, degli Stati Generali della giustizia, con magistrati, avvocati, docenti universitari. Titolo provvisorio, aggressivo e piuttosto marxista: “Giustizia di Classe”. Anfitrione l’ex ministro Alfonso Bonafede. Che, qualche mese fa, Conte ha imposto come membro laico del consiglio di presidenza della giustizia tributaria, a costo di rompere con il Pd, che in Parlamento non l’ha votato a differenza del centrodestra. Sostiene, però, il presidente M5s che «dobbiamo imparare dal Pd, che è un partito di potere», mentre il Movimento e si è chiuso nel mito della forza antisistema e non ha coltivato «il radicamento» con le strutture associative, con le rappresentanze organizzate degli interessi. Nel caso specifico, vale per l’Associazione nazionale magistrati, che Conte considera in stretto rapporto con il Pd. Ma il discorso è più generale ed è applicabile, ad esempio, a tutte le categorie economiche, a cominciare da Confindustria, proprio dagli imprenditori con cui il Pd di Schlein fatica a interfacciarsi (non a caso, Conte è andato in presenza al Forum di Cernobbio, mentre la leader dem era solo in collegamento). Quando i parlamentari hanno fatto presente che in realtà interlocuzioni già esistono («spesso ascoltiamo le associazioni») l’ex premier ha ribaltato il discorso: «Noi non dobbiamo andare ad ascoltare, ma dobbiamo andare a farci ascoltare».
E, per farsi ascoltare, bisogna avere un’agenda da proporre. Anzi da imporre nel dibattito pubblico. La difesa di reddito di cittadinanza e superbonus edilizi è una trincea, ma inevitabilmente dal fiato corto. La giustizia è il terreno ideale per cominciare. La maggioranza oscilla tra garantismo (a parole) e manette (nei fatti). Il Pd si barcamena in un riformismo abborracciato. Il Movimento può giocare la carta, molto in voga tra le toghe, di una «giustizia a due velocità: implacabile per i poveri cristi e lassista con i potenti». Dispone in Parlamento di due dioscuri come gli ex magistrati Federico Cafiero de Raho e Roberto Scarpinato. E nelle università di autorevoli docenti disponibili a collaborare (l’agenda di Conte e del mentore Alpa è piena di nomi). Armi necessarie a scavare la terra sotto i piedi del Pd, con una strategia di non appiattimento (il salario minimo rischia di restare un’eccezione, sulla sanità il dialogo non decolla). E massima attenzione a distinguersi, quando possibile. Come tra una settimana a Palermo, quando Conte e Schlein si ritroveranno insieme, ospiti (con il ministro Nordio) del congresso di Area, principale corrente progressista dei magistrati.
Fusse che fusse la vorta bbona!
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Conte ha bisogno di dire cose diverse dal PD perché alle europee si vota col proporzionale ,peccato che continua a fare accordi alle amministrative col PD e persino con Calenda,se si sceglie di fare la terza via si deve fare sul serio,non si può tenere il piede in due scarpe,altrimenti non si è credibili
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Quindi deve portare avanti idee DIVERSE dal Pd e da Azione a prescindere, anche se il SALARIO MINIMO è una bandiera del m5s.
A posto.
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Se porta idee diverse come per l’immigrazione e per lo ius soli come ha detto ieri,giustamente secondo me,non puo’ posizionarsi nel campo progressista oppure far votare Cappato a Monza,basta tenere il piede in due scarpe,serve coerenza
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Da che ho memoria il M5S\Conte non ha mai messo veti a Calenda, in realtà non lo ha mai calcolato; forse avrà risposto qualche volta che nessuno cercava Calenda.
E’ quest’ultimo che si prefiggeva l’estinzione del M5S. In questo caso, se mai campo santo fosse, la giravolta sarebbe imputabile a Calenda.
Come puoi dire che il M5S va estinto e poi allearti col M5S?
Detto questo Calenda è indigeribile tanto quanto come il PD.
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Ancora ‘sta b***ta dello ius soli? Ma non l’hanno ancora capito che queste proposte d*******li (ovviamente proposte dal Pd) fanno aumentare i consensi ai partiti di destra (nonostante i disastri che stanno combinando da un anno)? Ma basta!
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Infatti Conte è contro lo ius soli.
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Lo so, il mio commento precedente era contro il Pd.
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Re, lo ius soli, quello vero, non è MAI stato proposto da NESSUNO, neanche dal Pd.
L’hanno sempre chiamato così, ma in effetti era uno ius culturale o scholae, come lo chiama Conte.
Quindi, in effetti, se non è che la Schlein è impazzita e ha proposto DAVVERO lo ius SOLI(nel senso che basta nascere qui per avere la cittadinanza), stanno dicendo la stessa cosa.
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I DIVERSAMENTE UGUALI.
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Conte fa outing con quattro anni di ritardo.
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Lo fa solo per calcolo elettorale,alle europee non si vota per il reddito di cittadinanza, servono argomenti contro l’Europa se vuoi i voti,dopo le europee si tornerà al matrimonio con il PD
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Il brutto della vicenda è che così perdi ogni residuo di credibilità.
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Finalmente ha capito che per far salire i consensi, tra le altre cose, è di vitale importanza imporre la propria agenda tematica\narrazione e non limitarsi a rispondere a quella altrui; ora deve capire che la propria agenda tematica\narrazione si impone solo se è muscolosa, politicamente scorretta, divisiva, polarizzante, populista.
Poche proposte forti che attirino palle di cannone da parte di: PD, destra, tv e giornali.
Con le minestrine riscaldate e comunicazione soffice e ambigua non si va da nessuna parte. La schlein ne è l’esempio lampante.
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Poche idee e ben confuse.
Se poivte le fai anche scippare….
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