Voi state sottovalutando il fascino carnale del generale Roberto Vannacci. Non avete osservato bene la sua platea, lo stuolo di donne in prima fila alle presentazioni dei suoi libri, l’aria adorante delle fan […]

(DI SELVAGGIA LUCARELLI – ilfattoquotidiano.it) – Voi state sottovalutando il fascino carnale del generale Roberto Vannacci. Non avete osservato bene la sua platea, lo stuolo di donne in prima fila alle presentazioni dei suoi libri, l’aria adorante delle fan che al microfono, interrogate dai giornalisti sulla ragione per cui si trovino lì, rispondono senza esitazione: “Perché non ha paura di niente”, “Perché non si tira indietro”. Sono parole che tradiscono la fascinazione della virilità militaresca, quella che inebria la parte conservatrice del pubblico femminile di una certa età e che vede in Vannacci “l’uomo che non deve chiedere mai il permesso a una donna, neanche a Giorgia Meloni”. E infatti, quando qualcuno gli chiede se sia accompagnato, lui risponde secco: “Sono sposato, mia moglie fa la mamma”. Non fa altro, fa la mamma. È questo che piace di Vannacci, il generale che fa capitolare le nostalgiche del maschio autoritario: l’assenza totale di tentennamento. La capacità di rispondere a ogni domanda con lo sguardo valoroso del martire che sta per farsi saltare in aria sul ponte dove passerà il nemico. Al giornalista che gli chiede “Si candiderà in politica?” replica “Io sono un soldato!”. Non un generale, un soldato. Una risposta da maschio servitore della Patria. Alla giornalista emancipata che osa porgli la domanda: “Quante copie del suo libro ha venduto?”, replica gagliardo: “Quando sarà il momento lo dirò io. Lei mi vuole togliere l’iniziativa, per me l’iniziativa è un principio dell’arte della guerra” (a proposito di vendite – circa 100.000 – la giornalista Giuliana Sias l’altro giorno faceva notare la curiosa corrispondenza tra il numero di copie vendute e il numero di italiani iscritti all’Ordine dei giornalisti). Impossibile per le donne che rimpiangono con struggimento il maschio alfa resistere al fascino ruvido di Vannacci, alla sua pelle leggermente ambrata da vita spesa in trincea, all’aspetto atletico di chi al risveglio fa 100 piegamenti con Crosetto seduto sulle sue spalle. E a proposito di Crosetto, gli è andata bene che il generale si sia presentato da lui in borghese. Davanti al fascino di Vannacci in divisa probabilmente avrebbe capitolato anche lui.