IL DOCENTE – “Un crollo dei conti può riaprire le porte ai tecnici”

(DI TOMMASO RODANO – ilfattoquotidiano.it) – Professor Tarchi, pare finita la luna di miele tra Meloni e i poteri forti. Le stoccate di Marina Berlusconi e Bernabè, i guai europei, gli addii di Bassanini e Amato al gruppo di lavoro sull’autonomia: si sta muovendo qualcosa attorno alla premier?
Date le forti critiche che questi centri di potere avevano dovuto subire per anni da Meloni quando tuonava dall’opposizione, cercando di fare concorrenza a Salvini, da parte loro non c’è mai stato un apprezzamento incondizionato. Finora hanno fatto buon viso a non graditissima sorte.
Nei primi mesi Meloni è stata rassicurante, poi è arrivata qualche “insubordinazione”, come la tassa sulle banche.
Infatti non appena qualche provvedimento dell’esecutivo non li ha soddisfatti, hanno tenuto a farlo presente, puntando sul potenziale di influenza che sanno di detenere.
Questo può mettere a rischio la tenuta del governo?
Da ciò a prefigurare clamorose rotture ce ne corre, e non poco. Nella situazione attuale, ipotizzare uno sgretolamento della coalizione di governo sarebbe molto azzardato, e le condizioni per la successione da parte di un governo tecnico, l’unico che a questi soggetti piace veramente, non ci sono. Con ogni probabilità assisteremo quindi a un gioco di punzecchiature alternate a sorrisi di circostanze. Solo un tracollo dei conti pubblici potrebbe portare allo scontro frontale.
Anche i sondaggi mostrano le prime crepe. Cosa sbaglia Meloni?
Sembrerà banale dire che succede sempre così quando si va al governo e si è costretti a rendere conto delle promesse fatte in campagna elettorale che si rivelano impossibili da tradurre in pratica, ma è il quadro che abbiamo di fronte. Si aggiunga che, come è stato dimostrato dalle ricerche sul voto di un anno fa, l’elettorato di Fratelli d’Italia è molto composito: si è scritto che corrisponde alla fotografia complessiva della società italiana. Per mantenere il consenso di una base così segmentata – che ha, per forza di cose, una notevole varietà di interessi e aspettative – bisognerebbe poter disporre di risorse tali da poter accontentare in qualche misura un po’ tutti. Un sogno che si scontra con le evidenti, e confessate, ristrettezze di bilancio, che obbligano a stabilire priorità e scontentare qualcuno.
In vista delle Europee dobbiamo aspettarci un ritorno della Meloni più “populista” e conservatrice?
Sa di dover cercare di dare soddisfazioni e rassicurazioni verbali a quella parte di sostenitori che si sente esclusa o marginalizzata dalle scelte del governo. E sa anche che deve puntare su temi unificanti e mobilitanti, che consentano di individuare con chiarezza un nemico comune: per questo sta puntando molte carte sul tema del rifiuto dell’immigrazione, dove ha la fortuna di avere di fronte una sinistra arroccata sull’accoglienza a ogni costo, molto sgradita a gran parte degli italiani. Ma perché questa mossa funzioni occorre aggiungere alle parole i fatti, e per il momento di soluzioni efficaci non ne ha trovate.
La premier ha un rapporto nervoso con la stampa. Si è accorta che si è rotto qualcosa nel rapporto con l’opinione pubblica?
Non c’è da stupirsi se non è idilliaco: vuole incarnare la figura del leader decisionista che non vuole intralci e ritiene di dover render conto solo ai cittadini, scavalcando filtri e mediazioni: un po’ come fece Craxi a suo tempo.