“Ci vediamo al ristorante, tra l’altro fanno delle ottime caipirinhas”. Me lo disse al telefono Domenico De Masi tre mesi fa. Ero arrivato a Rio de Janeiro da poche ore. Avrei passato tre tre giorni nella cidade maravilhosa prima […]

(DI ALESSANDRO DI BATTISTA – ilfattoquotidiano.it) – “Ci vediamo al ristorante, tra l’altro fanno delle ottime caipirinhas”. Me lo disse al telefono Domenico De Masi tre mesi fa. Ero arrivato a Rio de Janeiro da poche ore. Avrei passato tre giorni nella cidade maravilhosa prima di andare in Amazzonia. Tre giorni insieme a Domenico e a sua moglie.
Mimmo se ne è andato pochi giorni fa. In molti giustamente lo celebrano. Ne tessono le lodi persino alcuni pseudo-intellettuali che per anni l’hanno dileggiato. D’altronde muoiono gli uomini ma non l’ipocrisia. In tanti ne ricordano lo spessore culturale, quello umano, le intuizioni politiche e le previsioni sociologiche.
Anche io ho avuto il privilegio di poter conversare – e a volte discutere animatamente – con lui di politica, storia, società. Ciononostante, per lo meno adesso, la prima immagine che mi viene in mente pensando a Mimmo è quella di un uomo che ha vissuto amando alla follia vita e uomini. Un uomo che ha “succhiato tutto il midollo della vita” per dirla alla Thoreau. Se l’è goduta Mimmo. Ha scritto, ha letto centinaia di libri, ha viaggiato, ha stretto migliaia di legami.
Alla camera ardente passavano su uno schermo le foto della sua vita. Mimmo era sempre sorridente. Sul suo volto c’era un sorriso sincero, mai di circostanza, un sorriso di chi ha compreso che la relazione viene prima dell’azione e ha scelto di vivere in funzione di essa.
Provo dolore sì, ma soprattutto un gran dispiacere. Mi dispiace proprio non aver potuto vivere Mimmo più a lungo. Negli ultimi mesi, complice il viaggio in Brasile che iniziai proprio con lui, ci siamo scritti e telefonati spesso. Provava a convincermi che in realtà fossi di sinistra e io ribattevo dicendogli che non credevo più in determinate categorie. Parlavamo di Assange, della situazione politica italiana. Parlavamo della guerra in Ucraina e dei diritti negati al popolo palestinese. Parlavamo di tutto ma non ancora di calcio. Il calcio era uno dei pochissimi argomenti che il professor De Masi non conosceva. E io mi ero messo in testa di rimediare. “Ma come, un sociologo della tua fama, per di più amante del Brasile, che non conosce il calcio?”. Di fronte a quella caipirinha, io, malato di futebol, gli raccontai della gamba di Garrincha, del goal di Romario al Real Madrid, dell’amore carnale che i tifosi del Flamengo nutrono tutt’oggi per Arthur Antunes Coimbra, meglio noto come Zico, il “Pelè bianco”. Ero atterrato a Rio alle 11.00 e dopo poche ore ero allo stadio per Flamengo-Gremio. Questa cosa lo divertiva moltissimo. “Ancora non sei stato a Santa Teresa o a Copacabana ma sei già andato allo stadio?”. “Come fai Mimmo a conoscere il Brasile se non vedi una partita al Maracanã?”. La mia era una battuta, anche perché Mimmo il Brasile lo conosceva eccome e ne aveva prevista la crescita economica e politica nonché il ruolo che avrebbe (cosa che già avviene) giocato sul campo internazionale.
Quando parlava del Brasile gli si illuminavano gli occhi. Era intimo di Lula eppure sapeva, con lucidità, individuare gli errori commessi dal suo amico Presidente. Era davvero un intellettuale Mimmo, dunque un uomo libero. E ha vissuto una vita, beato lui, di assoluta libertà. Il dolore che provano le persone che gli hanno voluto bene, su tutte Susi, sua moglie, non passerà. Ma un modo per tentare di mitigarlo è pensare alla vita che Mimmo ha avuto il privilegio di condurre.
Mimmo era un uomo colto, dall’etica spiccata, un visionario. Ma era soprattutto una persona attenta agli altri. Mi scriveva su whatsapp mentre ero a fare ricerche in Amazzonia (seguendo tra l’altro molti suoi consigli), pregandomi di stare attento. “Mimmo stai tranquillo” gli rispondevo io. Sentivo da parte sua affetto e attenzione. Ed è proprio bello sentirlo. Speravo di potergli raccontare della Democracia Corinthiana e di Sócrates ma non c’è stato il tempo. Io e Mimmo ci siamo visti e salutati per l’ultima volta nel suo amato Brasile dopo aver bevuto una caipirinha. Non ricordo a cosa brindammo. Ma trattandosi di lui, sarà stato alla vita.
Addio, Mimmo.
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Al caro Mimmo c è solo da dedicargli un margarita possibilmente frozen per augurargli un buon viaggio.
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