
(Dott. Paolo Caruso) – Con questa destra di governo cosiddetta del “fare” e non del sociale si assiste sempre più all’apoteosi del neoliberismo che trova soprattutto in una sanità pubblica delegittimata e depotenziata ( – 37 miliardi negli ultimi 10 anni ) una vera e propria emergenza nazionale, un ulteriore stillicidio di professionalità e competenze che emigrano verso il privato e oggi cosa ancor più grave verso Paesi esteri. Un esodo quello dei camici bianchi che, mortificati economicamente e non solo, si apprestano a partire in quantità crescente, (attuali 500 unità tra Veneto, Lombardia e Emilia Romagna), verso i Paesi arabi attratti da retribuzioni molto alte con stipendi più che triplicati, a cui si aggiungono casa , servizi , inserimento scolastico per i figli, agevolazioni fiscali e burocrazia snella e veloce. Al già fragile SSN si chiede inoltre da parte della Meloni un ulteriore e cospicuo ridimensionamento finanziario, per cui in termini assoluti la spesa sanitaria pubblica scenderà nel 2024 del -2,4% rispetto all’anno precedente, in controtendenza ad altri Paesi europei quali Francia, Germania e Gran Bretagna. La maschera arrembante del “nuovo” nasconde in effetti le insidie di un certo modo di gestire la salute pubblica che sottoposta ad una squallida operazione di maquillage ricalca tutti i temi cari al neoliberismo meloniano cioè le privatizzazioni. “Nihil novi sub sole” (nulla di nuovo sotto il sole). Rabbia e frustrazione trovano presa nei cittadini costretti a constatare il progressivo declino del SSN, la tanto invidiata sanità pubblica ora sempre più marginalizzata e l’articolo 32 della Carta buttato lì nel cassetto dei ricordi. Una politica neoliberista attuata dalla destra di governo che asservita alle lobby e ai vari Ras della sanità privata investe sempre meno sul SSN rimanendo sorda ai bisogni e alle attese della gente. Destra e sinistra per certi aspetti in questi ultimi anni hanno rappresentato un falso storico contemporaneo, le due facce della stessa medaglia, entrambe fautrici di logiche neoliberiste. Nessun governo, compreso quello dei “migliori”, ha fatto nulla per risolvere le grandi disfunzioni presenti nella gestione sanitaria pubblica ne ha affrontato adeguatamente la questione del personale e le strutture territoriali ne tanto meno ha mai cercato di aumentare i finanziamenti. Esistono già forti criticità a livello regionale sia per quanto riguarda le liste d’attesa, lunghe e interminabili, sia per il sovraffollamento delle aree di emergenza, veri e propri lazzaretti e anche i ricoveri e gli interventi chirurgici rappresentano per molti una chimera, curarsi diverrà allora questione di censo. Chi può si rifugia nelle strutture private con il conseguente aumento della spesa sanitaria o con un esborso economico personale non indifferente. Insomma curarsi sta diventando sempre più una cosa per ricchi, e cresce sempre più il fenomeno della mobilità sanitaria con i cosiddetti “viaggi della speranza”, di fatto creando una discriminazione intollerabile anche tra le diverse aree geografiche che con la riforma Calderoli penalizzerà le regioni del Sud. Un trend che, si sta ulteriormente aggravando in questo ultimo anno, e al quale non si pone rimedio. Un governo che incrementa le spese militari tagliando i finanziamenti alla sanità pubblica, abbassando di fatto il livello qualitativo e quantitativo delle prestazioni di certo non lascia ben sperare. Del resto anni di tagli alla spesa sanitaria pubblica, il ridimensionamento delle piante organiche con la chiusura di reparti e ospedali, il numero chiuso alle professioni sanitarie privo di qualsiasi progettualità, rappresentano gli errori del passato e oggi veri macigni per l’attuale governo. La riduzione di medici specialisti, di infermieri e di personale sanitario in genere infatti rappresenta un grave vulnus al Ssn, un depotenziamento della sanità pubblica che non riesce più a essere attrattiva, concorrenziale a quella privata. Nessuno incentivo alla professionalità, stipendi non adeguati, la fuga dal pubblico e l’esodo verso Paesi esteri sono il frutto di una politica da molti anni poco attenta alle necessità del comparto sanitario pubblico ma anche di grandi responsabilità da parte dei sindacati. Soltanto scommettendo sul pubblico con un impegno finanziario massiccio, in controtendenza a quello asfittico voluto dalla destra di governo, e mettendo da parte le logiche affaristiche clientelari che da sempre hanno caratterizzato la sanità pubblica, si potrà assistere alla ripresa di quello che fu il fiore all’occhiello dell’assistenza sanitaria pubblica in Italia. Del resto, o si gettano le basi ad un nuovo progetto di sanità pubblica, o il declino sarà inarrestabile, e questa destra non potrà che scrivere la parola fine al Ssn.
E se non ci fosse stata a rovinare i piani la pandemia, che li ha momentaneamente stoppati, già avrebbe smantellato la medicina territoriale.
Ricordo nitidamente una cosa inutile della lega (e non era il solo) che ne parlava con sicumera, diceva che bastavano i pronto soccorso che guarda caso adesso stanno cominciando – e siamo solo all’inizio – a privatizzare.
Lo stesso genio che soffre di mal di pancia a comando che oggi si sta occupando di asfaltare economia e finanze nazionali, perché lui ne sa e ha capito tutto.
Uno così è come un diamante, è per sempre.
Che fa, non te lo tieni?
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Cosa vuoi farci, i lombardi, non paghi di avere sterminati 40.000 concittadini, hanno riconfermato ATTILA come presidente, come se Marroni e Forminkioni non fossero stati sufficienti a distruggere la sanità pubblica.
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