Aiuti di Stato, Germania «uber alles»: ne prende più di tutti gli altri Paesi Ue messi insieme

(di Fausta Chiesa – corriere.it) – La Germania non è soltanto la prima economia europea, ma è anche quella che sostiene maggiormente le sue aziende. Come? Con gli aiuti di Stato, che valgono quasi la metà di tutti quelli autorizzati da Bruxelles (perché il via libera Ue è necessario). Gli ultimi risalgono a meno di una settimana fa e valgono quasi sette miliardi di euro. Il 10 agosto la Commissione Europea ha approvato un regime da 6,5 miliardi di euro per compensare parzialmente le imprese ad alta intensità energetica dall’aumento dei costi derivante dal sistema tedesco di scambio di quote di emissione dei carburanti («German fuel Ets»), cioè il costo del diritto a emettere CO2 (il cosiddetto Emissions trading system). La misura di sostegno mira a ridurre il rischio di «rilocalizzazione delle emissioni di carbonio», cioè il trasferimento della produzione in Paesi con norme sulle emissioni meno rigorose. Per poter avere la compensazione, i beneficiari dovranno investire almeno il 50% (a partire dal 2025 almeno l’80%) dell’importo dell’aiuto in misure identificate nel proprio «sistema di gestione dell’energia», che stabiliscano obiettivi di efficienza energetica e un strategia per raggiungerli; o la decarbonizzazione dei loro processi produttivi.

Il nuovo pacchetto

Ma non solo. Lo stesso giorno Bruxelles ha approvato anche un altro pacchetto di aiuti di Stato di Berlino, da 350 milioni di euro per sostenere l’installazione di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici. Il regime prevede l’installazione di 952 punti Hpc (infrastrutture di ricarica ad alta potenza) in circa 200 località autostradali. L’aiuto sarà concesso sotto forma di sovvenzioni dirette per l’installazione di ciascun punto Hpc e per la gestione dell’infrastruttura.

Aiuti di Stato più morbidi

L’Unione Europea vieta gli aiuti di Stato, che definisce, «aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsano o minacciano di falsare la concorrenza, nella misura in cui incidono sugli scambi tra gli Stati membri». E per questo motivo sono considerati eccezioni che devono essere autorizzate. Ma con il rischio di vedere l’industria europea penalizzata rispetto a quella americana dopo che l’amministrazione di Joe Biden ha varato l’Inflation Reduction Act (Ira), un piano di sussidi da 369 miliardi di dollari, su spinta franco-tedesca per arginare la possibile delocalizzazione in Usa di imprese europee innovative la Commissione europea qualche mese fa ha ammorbidito la sua policy dando disponibilità ad allentare le regole dell’Ue in materia di aiuti di stato per sostenere le industrie verdi.

Il record della Germania

E proprio Francia e soprattutto Germania sono i Paesi che, anche forti di un debito pubblico inferiore e quindi di spazi di bilancio pubblico maggiori, hanno concesso più aiuti di Stato. Il record spetta alla Germania. Fino alla fine del 2022, in base a dati forniti da Bruxelles, gli Stati membri hanno notificato alla Commissione europea, che le ha approvate, 170 misure di sostegno pubblico alle proprie economie, nell’ambito del nuovo Quadro temporaneo di crisi dell’Ue per gli aiuti di stato, legato alle conseguenze della guerra russa in Ucraina. Il totale degli aiuti è pari a 540 miliardi, di cui la metà riguarda la Germania, mentre l’Italia ne ha chiesto solo un ventesimo. Lo ha riferito a inizio gennaio la portavoce per la Concorrenza della Commissione, Arianna Podestà. «La Germania – ha dichiarato – ha notificato il 49,33% del totale degli aiuti approvati, la Francia il 29,92%, l’Italia il 4,73%, la Danimarca il 4,5%, la Finlandia il 3,2%, la Spagna l’1,8%».

Trend in crescita: 741 miliardi nella Ue

E la tendenza recente è in crescita. Secondo un’elaborazione de Il Messaggero, dal marzo 2022 a oggi Bruxelles ha adottato oltre 320 decisioni, approvando 275 misure nazionali per 741 miliardi complessivi. E a farla da padrone è sempre la Germania che con il 48,5% del valore complessivo di misure (oltre 350 miliardi) doppiando la Francia (22,5%) surclassando tutti gli altri Paesi membri. Berlino in meno di un anno e mezzo ha destinato a sostenere le sue imprese il 9,3% del suo Pil.