La Russa darà la deroga per il gruppo, Fdi non si fida- Una provocazione – “Meloni fa la bella addormentata, se ha proposte le tiri fuori” – che è stata letta dentro i gruppi di Italia Viva/Azione come […]

(DI GIA.SAL. – ilfattoquotidiano.it) – Una provocazione – “Meloni fa la bella addormentata, se ha proposte le tiri fuori” – che è stata letta dentro i gruppi di Italia Viva/Azione come l’ultimo segnale di sostegno di Matteo Renzi alla maggioranza di destra. E a Palazzo Chigi con una certa preoccupazione visto che Giorgia Meloni non si fida di Renzi, noto per far cadere i governi più che per appoggiarli. Ad ogni modo l’intervista del leader di Iv a La Stampa alla vigilia di Ferragosto è solo l’antipasto dello schema che si concretizzerà a settembre alla ripresa dei lavori parlamentari: la maggioranza che governa con alterni distinguo – soprattutto alla vigilia delle elezioni europee – e Renzi che offre il proprio sostegno su alcuni dossier particolarmente sensibili.
Il primo passaggio chiave sarà in Senato a inizio settembre quando i gruppi parlamentari di Italia Viva e Azione si divideranno. I renziani chiederanno al presidente del Senato Ignazio La Russa una deroga al regolamento per formare un gruppo autonomo: servono 6 senatori (e Iv ce li ha) ma deve aver corso in coalizione con un altro partito alle elezioni, mentre i calendiani sostengono che la loro fosse una lista unica. Prima delle vacanze estive il presidente del Senato ha valutato il da farsi ascoltando le parti in causa ma a settembre sarebbe pronto a concedere una deroga per il gruppo di Italia Viva, dice una fonte a conoscenza del dossier. Anche memore della sua elezione alla seconda carica dello Stato avvenuta proprio grazie ai voti dei renziani.
L’altro dossier caldo su cui Renzi è pronto ad andare in soccorso alla maggioranza è la giustizia. A settembre la commissione del Senato inizierà a discutere il disegno di legge Nordio con l’annosa questione dell’abolizione dell’abuso d’ufficio che divide la maggioranza dopo le richieste del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di modificare la norma per non confliggere con la direttiva europea. Eppure proprio Renzi ha deciso di sostituire Ivan Scalfarotto in commissione Giustizia. Obiettivo: fare da stampella alla maggioranza su abuso d’ufficio, intercettazioni e segretezza degli atti di indagine di fronte allo strapotere della presidente della commissione leghista Giulia Bongiorno, contraria all’abolizione tout court dell’abuso d’ufficio. La giustizia sarà un tema caldo anche alla Camera dove Enrico Costa di Azione vuole modificare il decreto appena approvato dal governo che estende le intercettazioni per i reati di mafia.
Gli altri dossier su cui Renzi è d’accordo con Meloni riguardano il salario minimo – Italia Viva non si è seduta al tavolo delle opposizioni provocando la protesta di Elena Bonetti ed Ettore Rosato ma ha espresso anche dubbi sulla decisione di affidare il tema al Cnel – e le riforme istituzionali: Italia Viva è favorevole all’elezione diretta del premier che sembra il modello scelto dalla ministra Elisabetta Casellati. Anche su Daniela Santanchè, su cui a settembre si addenseranno le nubi dell’inchiesta milanese, Renzi è sempre stato contrario alle sue dimissioni. Poche settimane dopo i renziani, tra cui Maria Elena Boschi, si sono attovagliati al Twiga di Marina di Pietrasanta. In nome di una vecchia amicizia.
Difficile dire chi faccia più schifo. L’immagine dell’articolo, comunque, è molto eloquente. come diceva Wilde, dopo i 40 anni ognuno è responsabile della faccia che ha.
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Non fare distinguo, nessuno di questi si salva.
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Mentre l’opposizione (si fa per dire) si guarda l’ombelico, questi tramano, organizzano, pianificano e progettano il loro personale futuro, perchè sanno che la ruota gira ed è meglio farsi trovare preparati, come dire essere al posto al momento giusto.
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