Il capogruppo del M5S al Senato: “Con i dem restano le distanze su Ucraina e transizione verde. Calenda affidabile sul tema stipendi”

Stefano Patuanelli 

(di Lorenzo De Cicco – repubblica.it) – ROMA — «Il Pd di Schlein ha avuto una metamorfosi movimentista. Un’altra cosa rispetto al partito di Enrico Letta, incapace di contrapporsi davvero alle élite», dice Stefano Patuanelli, più volte ministro, ora capogruppo del Movimento di Conte in Senato.

Lei si è sempre definito il “trattino” di unione fra Pd e M5S. Sembrava scomparso, un anno fa, quel trattino. E adesso?

«Adesso è ricomparso».

Merito di Schlein?

«Sicuramente il Pd di Schlein sta convergendo su alcune battaglie che il M5S ha sempre portato avanti, anche in solitaria, quando il Pd era distante. Ha superato posizioni che hanno cancellato quel trattino per tanto tempo».

Quindi è il Pd che si accoda a voi, sul salario?

«Beh, si dice sempre “ddl Zan”, anche se Zan è il primo firmatario, ma non l’unico. O “Rosatellum”, ma anche lì Ettore Rosato era il primo firmatario, mica il solo. E quello del salario minimo è in tutto e per tutto il ddl Conte, non a caso quella del nostro presidente è la prima firma».

C’è stata una metamorfosi movimentista del Pd, con la nuova segretaria?

«Vedo un cambio di pelle, rispetto al partito di Letta che era dirigista e che di fondo non riusciva mai a sposare davvero elementi di contrasto a un certo sistema di potere. Rimangono però distanze su temi come la guerra in Ucraina e sulla transizione ecologica».

Schlein su Repubblica di ieri ha detto: non solo salario minimo, ora compattiamoci con le altre opposizioni anche su Pnrr e Sanità. Condivide?

«Per forza: dove c’è convergenza sui programmi dobbiamo essere uniti, dal Pnrr alla difesa della sanità pubblica».

Si inizia a intravedere uno schema, un modello di alternativa alla destra?

«Io penso da tempo che l’obiettivo debba essere quello. Dobbiamo far capire agli italiani che prima questo governo va a casa, meglio è per tutti. Non dobbiamo solo essere uniti contro qualcuno, ma disegnare un’idea di alternativa per il Paese, insieme».

Calenda è affidabile come partner in questa campagna sul salario minimo?

«Sì, su questa battaglia. Ha portato avanti le posizioni che abbiamo concertato in comune».

Ed è possibile che in futuro converga anche su qualcosa di più strutturato?

«Non lo so. È possibile che ci siano altre battaglie da fare insieme, per esempio con Carlo parlo spesso di Transizione 4.0, il più grande investimento del Pnrr che ho lanciato da ministro dello Sviluppo».

Ieri avete lanciato la petizione sul salario minimo, con un sito comune, ma senza simboli. Perché?

«Perché vogliamo rivolgerci anche agli elettori del centrodestra. Non è una battaglia di una parte politica. Tutti abbiamo letto i sondaggi: il 75% degli italiani è favorevole al fatto che venga stabilito per legge un minimo tabellare di stipendio, sotto al quale non è lavoro ma sfruttamento. E questi sondaggi li ha visti anche Meloni, visto che ha fatto una piroetta, aprendo al confronto in pieno agosto, dopo avere bocciato la nostra proposta. Vedrete, la petizione la firmeranno in tanti».

Cifre?

«Tante persone, non fisserei un obiettivo adesso».

Ci saranno anche banchetti comuni, Pd-M5S?

«No, penso che ognuno si attiverà separatamente. Il Pd con le feste dell’Unità, noi con la rete territoriale che abbiamo appena strutturato, modificando lo statuto del M5S. Mettiamo in pista oltre 200 gruppi territoriali. Saremo presenti in tutte le province, fisicamente».

Meloni dice che il salario minimo rischia di essere un boomerang, che potrebbe livellare verso il basso i salari.

«Una bugia. Meloni o non ha letto la nostra proposta di legge oppure è in malafede. Anche perché a proporre il salario minimo orario, nel 2019, era pure Fratelli d’Italia, con una proposta depositata alla Camera. È falso dire che si corre il rischio di abbassare i salari che oggi sono più alti di 9 euro, perché la nostra proposta mette due paletti: il rafforzamento della contrattazione collettiva, con l’estensione del contratto più rappresentativo a tutti i lavoratori dello stesso settore. E poi fissa per tutti una soglia minima legale sotto la quale non si può scendere».

Ha senso per il M5S coinvolgere il Cnel?

«Può avere senso se è l’ente terzo che con i suoi esperti stabilisce la soglia esatta del salario minimo, cioè se vanno bene 9 euro, o se è meglio 8.50 o 9.50, o 10. Non se serve a bocciare il salario minimo, anche perché la posizione di Renato Brunetta è arci-nota: contraria. Fa bene Conte a dire: Meloni non mandi la palla in tribuna».