Conte: “Palla in tribuna”. Schlein: “Non ha una proposta”

Salario minimo, al vertice con le opposizioni Meloni prende altro tempo e chiama in causa il Cnel di Brunetta. Conte: “Palla in tribuna”. Schlein: “Non ha una proposta”

(ilfattoquotidiano.it) – Nulla di fatto al tavolo governo-opposizioni sul salario minimo con Giorgia Meloni, durato poco più di due ore. Ognuno resta sulle proprie posizioni. La premier ha proposto di spostare la partita al Cnel presieduto da Renato Brunetta, che tiene l’archivio dei contratti nazionali: in quella sede si dovrebbe fare nei prossimi due mesi – il tempo del rinvio della discussione in Parlamento – un’analisi dei dati e delle “ripercussioni di ogni possibile iniziativa legislativa” per poi arrivare a una proposta di legge da sottoporre a Parlamento e Governo per dare piena attuazione” all’articolo 36 della Costituzione secondo cui il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. “Palla buttata in tribuna, nessuna controproposta“, la reazione del presidente M5s Giuseppe Conte, in linea con la leader Pd Elly Schlein secondo cui il governo non ha idee chiare né proposte. Entrambi hanno annunciato che ora partirà la raccolta firme per sostenere la proposta unitaria sui 9 euro lordi all’oraIl leader di Sinistra italiana Nicola Fratoianni come quello di Azione Carlo Calenda ha detto di aver apprezzato la disponibilità al dialogo anche se “continueremo in Parlamento a confrontarci alla ripresa dei lavori”.

A Palazzo Chigi sono andati tutti i leader dei partiti che hanno firmato la proposta di legge depositata in Parlamento a luglio e di cui in Parlamento si riparlerà – forse – solo in autunno. Per il governo, oltre a Meloni, c’erano i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini (in collegamento video dalla Toscana), la ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone e i sottosegretari Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano. La premier ha criticato l’impianto della pdl a prima firma Conte, sulla falsariga di quanto sostenuto anche nel suo ultimo video “Appunti di Giorgia” (“il salario minimo rischierebbe di diventare un parametro sostitutivo e non aggiuntivo peggiorando il salario di più lavoratori di quelli ai quali lo migliorerebbe”) e le opposizioni hanno risposto punto per punto alle obiezioni. “Nulla di nuovo, siamo a metà tra un remake della discussione in commissione e il question time del governo alle opposizioni”, ha commentato Magi.

Non si sa ancora se i leader della minoranza abbiano rinfacciato alla premier la proposta di legge sul salario minimo presentata nel gennaio 2019 da un deputato di Fratelli d’Italia, Walter Rizzetto, ora presidente della Commissione Lavoro della Camera. Che non fissava una soglia ma prevedeva che il minimo stabilito da una commissione ad hoc si applicasse “a tutte le categorie di lavoratori e di lavoratrici per i quali la retribuzione minima non sia individuata dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL)” ma anche nei casi in cui “tali contratti stabiliscano un corrispettivo minimo orario inferiore“. Nella premessa, Rizzetto scriveva di non concordare con “la tesi espressa da alcune organizzazioni sindacali, le quali affermano che avrebbe effetti negativi poiché porrebbe le basi per una diminuzione dei salari nel medio termine“. Tesi smentita dalle evidenze empiriche che arrivano dai Paesi in cui c’è già il salario minimo, come la Germania, ma che invece Meloni continua a ripetere.

Il salario c’è in 22 Paesi Ue – Il salario minimo che tanto fa discutere la politica in Italia è previsto infatti in 22 Paesi su 27 dell’Unione Europea, dopo che anche Cipro, dal primo gennaio di quest’anno, lo ha adottato. L’indicazione di un minimo legale è prevista per gli Stati membri da una direttiva del 2022 che prevede quest’obbligo, a meno che la contrattazione collettiva non copra almeno l’80% dei lavoratori. Ed è questo il caso dell’Italia, che può scegliere se adottare o meno un minimo legale. Gli altri paesi dell’Ue senza una soglia nazionale per i salari sono Danimarca, Austria, Finlandia e Svezia. Tutti gli altri prevedono una soglia minima per i compensi dei lavoratori ma con differenze sostanziali tra loro. A partire dal livello dei compensi: nel Lussemburgo le buste paga minime sono superiori di oltre sei volte rispetto a quelli del Paese dove sono più povere, la Bulgaria, con 2.508 euro contro 399 euro mensili, secondo i dati Eurostat aggiornati a luglio 2023.