Il gergo fascista, si sa, gronda di retorica. “Doppia pena di morte per i terroristi di destra”, proclamava Giorgio Almirante nel 1982, due anni dopo la strage di Bologna. L’album di famiglia del neofascismo italiano […]

(DI GAD LERNER – ilfattoquotidiano.it) – Il gergo fascista, si sa, gronda di retorica. “Doppia pena di morte per i terroristi di destra”, proclamava Giorgio Almirante nel 1982, due anni dopo la strage di Bologna. L’album di famiglia del neofascismo italiano – ben lo sapeva il segretario del Msi – annoverava non solo i killer responsabili di decine di omicidi mirati ma anche la manovalanza della strategia della tensione orchestrata in funzione anticomunista dai piduisti infiltrati ai vertici dello Stato: gli stragisti, appunto. Gentaglia che nel suo partito conoscevano bene perché vi erano transitati, gli gravitavano attorno, in qualche caso ne ottennero protezione. Se ancora oggi Giorgia Meloni rifiuta di sfogliare in pubblico quell’album di famiglia è perché della medesima retorica fu imbevuto anche il suo esordio nella militanza politica. Quanti la invitano a recidere i legami con la generazione degli anni Settanta in cui trovò i suoi maestri, non ultimo Marcello De Angelis, sottovalutano l’importanza da lei assegnata ai principi della tradizione e della coerenza. Oltre che le reazioni incattivite che susciterebbe nelle file di Fratelli d’Italia.
A proposito di retorica, rileggiamo le parole con cui De Angelis – prima di rimangiarsele da infingardo – ha dichiarato la sua “assoluta certezza” che Fioravanti, Mambro e Ciavardini siano estranei all’attentato di Bologna. Si è paragonato ai martiri cristiani che non rinnegarono la verità per salvarsi dai leoni, a Giona tra i flutti, a Giordano Bruno pronto a salire al rogo. Ridicolo, vista l’abiura dell’indomani. Ma intanto ha lanciato un’insinuazione, una diffida di cui tutti hanno riconosciuto il bersaglio: Ignazio La Russa. Eccola: “La differenza fra una persona d’onore e uno che non vale niente è il rifiuto di aderire a versioni di comodo quando invece si conosce la verità. E accettare la bugia perché così si vive più comodi”. Dunque l’opportunista La Russa che parla di “strage neofascista”, sia pure solo come “verità giudiziaria”, impersona un carrierismo affarista dal quale Giorgia Meloni viene avvertita di guardarsi, pena infrangere la comune appartenenza.
Emergono antichi rancori sopravvissuti alla lotta intestina che lacerò la galassia del neofascismo italiano. L’unico traditore citato per nome da De Angelis è lo stupratore del Circeo, Angelo Izzo. Ma si intuisce che l’accusatore mira ben più in alto, risalendo, chissà, fino ai legami organici che il Msi filoatlantico aveva instaurato con i vertici della P2 annidati nello Stato.
Prima che finisca nel dimenticatoio il suo grottesco proclama rimangiato a quarantott’ore di distanza, bisognerà pur ricordare che gli eredi di Almirante non ebbero alcun imbarazzo a eleggere De Angelis per due mandati in Parlamento, quando il Msi non esisteva più, benché fosse stato condannato per banda armata dopo una lunga latitanza all’estero. Figuratevi cosa sarebbe accaduto se un partito di sinistra avesse compiuto una scelta simile candidando un brigatista. A destra evidentemente si può. O si deve?
Sarebbe interessante leggere un’interpretazione storica delle faide interne alla destra – se non una presa di distanze – da parte dei vari Buttafuoco, Giuli, Veneziani che oggi vanno per la maggiore. Aspettiamo con fiducia. Ma intanto ci facciamo delle domande: l’indicibile, o non comprovabile, a cui l’ex barricadero De Angelis allude senza osar di più, riguarda forse la convinzione che altri di destra piduista abbiano scaricato su Mambro e Fioravanti le loro responsabilità? Chi sarebbero i responsabili dei depistaggi che hanno ostacolato le inchieste giudiziarie? O davvero ci si accontenta di restare abbarbicati alla “pista palestinese” ormai definitivamente confutata dai documenti desecretati?
Invano attenderemo una risposta della presidente del Consiglio. Giorgia Meloni, come è noto, si è rifiutata di profferir parola sul centenario della marcia su Roma. Sul 25 aprile ha fatto surfing da equilibrista. Ha sempre preferito riferire i sentimenti e le passioni che la mossero alla militanza identificandosi con i ragazzi di destra ghettizzati delle generazioni successive. Ma è proprio fra questi suoi “fratelli maggiori” che si annidano i protagonisti di una resa dei conti destinata a non finire qui.
Pretendere di riscrivere la storia amputandola di quel passaggio cruciale in cui la destra neofascista si rese strumento della strategia della tensione, questo sì, è antipatriottico. Gli italiani hanno il sacrosanto diritto di sapere quale passato hanno alle spalle coloro che oggi negano la matrice fascista della strage di Bologna, 85 morti. Sento dire che agli italiani non importa più, che insistere nel pretendere chiarezza non porta voti. Ma questo argomento di mera convenienza non sarà mai accettabile, in un Paese civile. Una destra che si definisce democratica non può nascondere il suo album di famiglia.
” …figuratevi cosa sarebbe accaduto se…” l’ottimo Lerner ha già dimenticato Moranino:
“Moranino, ex parlamentare comunista, dovette rifugiarsi in Cecoslovacchia perché era stata concessa dal parlamento l’autorizzazione a procedere per delitti a lui ascritti durante la liberazione e la guerra partigiana. Per i gravi crimini commessi, il dirigente comunista non aveva potuto beneficiare dell’amnistia dell’allora guardasigilli Togliatti. In seguito rientrò in Italia, dove fu eletto deputato nelle liste del Pci”
Da Il fatto quotidiano del 25.4.2013
Articolo di Paolo Tessandri
Il bue che dice :” cornuto” all’asino
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Quindi la vicenda di Moranini, secondo lei, va mescolata con crimini e stragi (su cui non si sono ancora svelati tanti misteri) dei neofascisti e delle BR commessi in tempo di pace nell’Italia democratica del dopoguerra?
Mi sembra che Lerner domandasse chiarezza ai neofascisti su vicende che riguardano:la loro storia nell’Italia repubblicana non di quella che si è conclusa con la seconda guerra mondiale.
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Egregio GSI, si. In queste vicende si è comunque trattato di proteggere ” traditori della Patria venduti allo straniero” come si diceva nell’800.
Infatti, la Storia ha un filo conduttore: il duce fu finanziato dalla Francia per favorire sul suo giornale l’intervento in guerra dell’Italia nel 1915 ( e ancora oggi – 2023 – c’è chi tiene in casa i suoi busti), Moranino lavorò per Radio Praga e per la propaganda del blocco sovietico ai tempi della guerra fredda.
Un saluto
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Signor Paolo,
Lerner ha posto domande precise indirizzate al neofascismo e neofascisti italiani su cui allignano tutt’ora misteri ben spiegati dal giornalista del Fatto.
Misteri oscuri e sanguinosi sui quali lei, invece, vorrebbe forzatamente trovare un parallelo con la storia del P.C.I. che ha SEMPRE, dalla nascita della Repubblica, servito con devozione i dettami della Costituzione Italiana (a differenza dei neofascisti, MSI compreso) e ha contribuito allo sviluppo della democrazia in Italia molto e più di ogni altro partito.
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L’ho già scritto. De Angelis non è l’unico ex terrorista (di Terza Posizione) ad aver partecipato ad elezioni ed essere stato eletto.
Sergio D’Elia è stato in Parlamento coi Radicali dal 2006 al 2008. E faceva parte di Prima Linea. Fu condannato a 25 anni di carcere. Poi uscì nel 2000. Riabilitato. Come De Angelis.
Come ho già detto nutro dubbi di opportunità sul fatto che ex terroristi, pur pentiti o riabilitati, possano rappresentare i cittadini nelle Istituzioni parlamentari. Ma la Legge non lo impedisce.
Nè impedisce a Lerner di informarsi meglio.
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Certo Pab, la legge non lo impedisce, infatti abbiamo i condannati in parlamento, ma i partiti ed i cittadini avrebbero il dovere morale di impedirne l’ elezione, non candidandoli né votandoli, in nome di un valore etico che per i fascisti è anche valore storico e costituzionale, per i terroristi valore di difesa della democrazia ,di cui qualsiasi forma di terrorismo ne rappresenta l’ antitesi, per i corrotti, frodatori, ladri valore di disciplina ed onore, superiore a qualsiasi legge che può essere sempre imperfetta come prodotto di una classe politica imperfetta! L’ idea che basti la legge ed il rispetto della legge di uno Stato senza la coscienza/consapevolezza collettiva di quali valori debbano costituirlo nella sua funzione di rappresentanza della Nazione e modello culturale/etico per i cittadini, ci ha portato alla peggiore classe politica, non solo fascisti dentro le istituzioni di una Nazione/Repubblica, nata su una Costituzione antifascista dopo vent’anni di dittatura ed una guerra, ma piduisti, mafiosi e delinquenti abituali, che per quanto pentiti o riabilitati, non possono ergersi a rappresentare i cittadini, pena ritrovarsi uno Stato fascista, piduista, mafioso o corrotto a legiferare! La colpa permissiva di cittadini che accettano la rappresentanza dei peggiori come alibi per poter essere esattamente come loro! Inoltre scusami, ho una convinzione personale, certamente discutibile, ma dopo una dittatura fascista, una strategia della tensione di matrice neofascista, indipendentemente dai nomi della manovalanza direttamente implicati, dopo gli anni di terrorismo e delle stragi mafiose, io non voglio in Parlamento neppure chi sia appartenente o colluso con tali aberrazioni, seppur non condannabile/condannato dalla legge, me lo impone la memoria storica, la difesa della democrazia, la coscienza civica e l’ idea che i rappresentanti della Nazione debbano avere una superiorità morale, una disciplina ed onore che a me, comune cittadino non è richiesta!
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