E invece ad Alain dovremmo essere grati per due ragioni almeno. Primo, ingiustamente privati da quel treno per Foggia, la domenica è trascorsa monotona tra gli sbadigli con il Segretario dell’ Onu, Antonio Guterres […]

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – E invece ad Alain dovremmo essere grati per due ragioni almeno. Primo, ingiustamente privati da quel treno per Foggia, la domenica è trascorsa monotona tra gli sbadigli con il Segretario dell’ Onu, Antonio Guterres che su Repubblica molestava i lanzichenecchi del clima. Nello spazio che il nostro eroe avrebbe potuto mirabilmente occupare con i successivi tomi della sua personale Recherche. Nel demone meridiano abbiamo immaginato in una seconda puntata ( “Con Alain a Coccia di morto”) lo scrittore dal costume molto stazzonato di lino blu che mentre fa la fila al bar della pizza al taglio prende appunti, con la stilografica, sulla prevalenza dell’energumeno spiaggiato. Poi, però, c’è anche l’enorme risonanza dello scritto (e qui il discorso si fa drammatico) che dovrebbe seriamente interrogarci sul crescente disprezzo nei confronti delle classi popolari (e più disagiate) che alligna non soltanto tra qualche aristocratico lombo. Ma che dilaga in una sottocultura della sopraffazione presente soprattutto tra gli attuali governanti e i loro reggicoda. I blasonati sopracciò di Elkann alla vista dei tatuatissimi compagni di viaggio appartengono in fondo al suo incontinente Dna. A lasciare il segno, e da tutt’altro versante, è piuttosto l’esultanza svaccata dei giornali di destra (nessuno escluso) e l’uso feroce del manganello cartaceo nel menare i 169mila cittadini che saranno privati, a partire del prossimo mese, delle poche centinaia di euro del Reddito di cittadinanza. Una titolazione di stampo razzista a colpi di “La pacchia è finita”, sì razzista perché prendere in blocco 169mila cittadini, compresi i bambini e gli anziani in difficoltà, per marchiarli come “fannulloni” è una odiosa operazione fondata sulla calunnia e la discriminazione. Se spetta agli studiosi della materia spiegare l’origine di questa riemergente intolleranza di classe, forse non dovrebbe stupire che gli epigoni di quella destra sociale che un tempo si faceva carico dei ceti più deboli oggi gli si accanisca contro. Come per rinnegare e nascondere ciò che essi erano stati prima. Sono gli stessi personaggi passati, in un lampo, dalle trattorie a prezzo fisso alle tende esclusive del Twiga. Sfogliare il Financial Times sul lettino Santanchè: potrebbe essere un’altra tappa dell’excursus di Alain. Per fargli rimpiangere i lanzichenecchi.
Più gli si accanisce contro e più la votano
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Certo Padellaro che in quanto a livore sei sempre ai primi posti della classifica
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