La Versilia è sempre una meta privilegiata ma il Salento ha sostituito Porto Cervo dell’era berlusconiana

“Ferie d’agosto” al tempo della destra: da Forte dei Marmi a Ceglie, ecco dove vanno in vacanza i politici

(di Concetto Vecchio – repubblica.it) – Giorgia Meloni andava in spiaggia a Coccia di Morto. E ora l’aspettano all’Alpemare di Forte dei Marmi, 500 euro al giorno per una tenda con due lettini, doppia sdraio, una sedia da regista, che fa tanto chic, teli mare di Louis Vuitton. Ogni tanto passa il cameriere e versa da bere nelle flûte dei signori ospiti. Un raviolo di grani antichi astice e burrata con pomodoro di Pachino costa 36 euro, ci sono anche le aragoste, la cabina con la cassaforte, le prese per ricaricare gli smartphone e la wifi “per lavorare”. Tutto il mese di agosto viene ottomila euro. L’Alpemare è di Andrea Bocelli. “Giorgia” è amica della moglie, Veronica Berti, qui la gente cerca “un’experience”, spiega il direttore, Fabio Giannotti, ex bagnino. “Garantiamo sicurezza 24 ore su 24, i nostri addetti tengono lontani anche i venditori abusivi”. Vade retro, vu cumprà!

Il Twiga è dall’altra parte, a Marina di Pietrasanta. In più ha la discoteca. L’altra sera si è attovagliata, insieme alla proprietaria di fatto Daniela Santanché, la nomenklatura del renzismoMaria Elena Boschi, Francesco Bonifazi, Luciano Nobili, che un tempo calcavano i palchi delle feste dell’Unità da dirigenti. Da Marx al Twiga è un attimo.

Più da Twiga è il compagno della premier, Andrea Giambruno, e insieme al fidanzato della “Santa”, Dimitri Miesko Leopoldo Kunz d’Asburgo Lorena scorrazzano “in Porsche Carrera alla ricerca di pulloverini di cashmere e piumini all’ultima moda”, scrivono a pagina 85 de I potenti al tempo di GiorgiaLuigi Bisignani Paolo Madron. Mentre Giorgia si ammazza di lavoro, su e giù per il globo terracqueo, Giambruno “si agita”, come dicono a Roma. Manda a quel Paese il ministro tedesco, nega il cambiamento climatico, pretende trasmissioni in prima serata su Mediaset. Ed ecco “il dottor Andrea” assurgere a figura eponima della prima estate meloniana.

La sinistra invece arranca depressa. Sente che “Giorgia”» durerà. E canticchia Riviera, di Max Gazzé, “e leggimi la mano che non so se c’è un futuro”. La destra sta facendo vedere cosa intendeva nel concreto con la polemica sull’egemonia culturale: prendersi tutto, occupare ogni ufficio dell’immaginario, fare piazza pulita in Rai, mettere la museruola alle agenzie di stampa, decidere il direttore del Centro sperimentale del cinema. Su Rai 3, dove negli anni del berlusconismo Serena Dandini Corrado Guzzanti offrivano almeno un’isola di satira, la star ora è una sua ex parlamentare, Nunzia De Girolamo. Le coppie di sinistra vanno al cinema a vedere l’ultimo film di Nanni Moretti e poi tornati a casa si dicono sul divano: “Da settembre guardiamo la 7!”.

La settimana scorsa al Senato, Lucio Malan, di Fratelli d’Italia, ha detto che la sinistra radical chic si rifugia a Capalbio. Ma quella Capalbio non esiste più da tempo, è solo uno slogan da usare come una clava: è Forte dei Marmi la nuova Capalbio della destra. Ma a sinistra incassano senza ribattere. All’Ultima spiaggia, lo stabilimento dell’intellighenzia rossa, s’incrociano soltanto vecchie glorie in pensione come Giorgio La Malfa Francesco Rutelli; in paese vi hanno casa Carlo Calenda e Nicola Zingaretti, ma fanno vita ritirata. Un tempi ci venivano Occhetto, Asor RosaScalfariAndrea BarbatoClaudio Rinaldi, ma era più un ritrovo di grandi giornalisti di sinistra più che di politici, “a fine agosto, quando il tempo spezzava, entravano tutti al bar e leggevano a voce alta i giornali: che spettacolo intellettuale!”, ne ha rimpianto il titolare Riccardo Manfredi. “I politici – conferma – non vengono più. Ospitiamo i figli e i nipoti degli ospiti storici, le famiglie di sempre”. Poi ci pensa. “Un’estate però è venuto pure Conte!”

Giuseppe Conte? “Sì, lui”. Conte è come quegli attori che sanno recitare tutti i ruoli. Conte è anche un fan di Ceglie Messapica, in Valle d’Itria, il paese della famiglia di Rocco Casalino. E siamo all’altra capitale del melonismo estivo, perché qui, dopo Ferragosto, dovrebbe arrivare Giorgia Meloni per una piccola tranche di vacanze. Ospite di una masseria, “non troppo lussuosa”, dicono gli amici, si mescola alle processioni della Madonna della Madia di Monopoli, gira per sagre, ghiotta di carne alla brace venduta come street food, la sera canta Io Vagabondo al karaoke. Alle sue spalle c’è sempre il fido Marcello Gemmato. La introduce lui. Chi è? Come chi è? Il sottosegretario barese alla Sanità, quello che ha messo in dubbio i vaccini. Dovrebbe venire anche “Lollo”, il cognato, dicono sempre gli amici pugliesi. Quando, non si sa, le Camere chiudono questa settimana, ma gli impegni di un uomo di Stato sono vari e imprevedibili. Gemmato tace, vista la delicatezza del ruolo che ricopre.

Locorotondo, Minervino, Fasano, crocevia del nuovo potere. Il Salento ha sostituito Porto Cervo dell’era berlusconiana. E’ il tempo di Checco Zalone. Questa destra è antropologicamente diversa da quella godona di Silvio. Viene dalle sezioni, sa che il potere è effimero. In Puglia sono attesi anche i ministri Crosetto Fitto, che gioca in casa.

L’altro potente dell’estate è Gennaro Sangiuliano, attivissimo. Ha già promesso che lui a Ferragosto se ne starà a Roma. Sangiuliano, dicono i beninformati, però sarebbe caduto in disgrazia, “sgomita troppo”, secondo la premier, e forse perciò gli troveranno un posto come governatore in Campania. Grazie alla sua pedagogia le signore bene sotto gli ombrelloni citano all’improvviso D’AnnunzioPrezzolini Carmelo Bene.

Ci si chiedeva un anno fa come sarebbe stata la destra al governo. Dobbiamo riconoscere che ha già cambiato molte cose nel profondo senza che ce ne siamo accorti. SgarbiLa Russa, Santanchè, provocano fuochi di indignazione, ma dura lo spazio di un mattino: i sondaggi arridono a “Giorgia”. La destra del resto è tante cose, perché il presidente di Commissione agricoltura, Luca De Carlo, il capo di Fratelli d’Italia in Veneto, se ne starà nella sua casa isolata a Feltre, dove taglia l’erba, spacca la legna, raccoglie lampioni e fichi. Donzelli andrà in Abruzzo, Giorgetti sul lago di Varese a pescare, Salvini a Pinzolo. Il Made in Italy come categoria dello spirito, ma intanto sono due settimane che l’aeroporto di Catania, nella Sicilia tutta governata dalla destra, è vergognosamente chiuso.

E’ quindi tornata l’Italia di Ferie d’agosto, il mitico film di Paolo Virzì? Sì e no. “Nelle cuffie musica e miseria, io ricordo Battiato che canta Bandiera bianca dentro al juke box”, ci delizia in questi giorni Max Gazzé. Estate di roghi, reali e politici, al popolo della sinistra non resta che aggrapparsi alla nostalgia: ci fossero i jukebox di una volta.

La segretaria del Pd, Elly Schlein, borghese di Lugano, non ha ancora deciso dove andare in vacanza. C’è l’estate militante da onorare, e le feste dell’Unità, la sua agenda trabocca di impegni, un paio di giorni dai suoi in Svizzera però li farà, e poi al mare: l’anno scorso andò a Marina di Ravenna, stabilimento familiare, l’Italia immutabile della riviera, dove gli altoparlanti sparano musica a palla. I nuovi esponenti della sua segreteria giurano di fare riposi non appariscenti, Arturo Scotto sogna un bagno a Vico Equense, Marco Furfaro la spiaggia libera a Marina di Felloniche, ombrellone in spalla. È la sinistra con le infradito comprate dai cinesi e le magliette di Zara. O quella secchiona di Alfredo D’Attore, filosofo, che andrà in Val Pusteria a camminare, “e poi a studiare, a Berlino”. La realtà è scadente. Non resta che trovare rifugio in Hegel.