Il leader del Movimento 5 stelle: “Sulla Via della Seta la premier è succube degli Usa, non abbracci altre bandiere. Il Pd? Non cambiamo rotta”

Giuseppe Conte 

(di Carmelo Lopapa – repubblica.it) – «È una guerra ideologica condotta sulla pelle dei più deboli, un disastro sociale, una vendetta contro il Movimento che però pagano gli italiani». Giuseppe Conte prevede il peggio dopo la decisione del governo di mettere in pratica la sforbiciata sul Reddito di cittadinanza. L’invito è a convocare d’urgenza un Cdm per rinviare il taglio «ed evitare che la rabbia di famiglie disperate prenda il sopravvento». La commissione d’inchiesta sull’operato dell’ex presidente dell’Inps Pasquale Tridico, minacciata da FdI, la definisce un atto di «bullismo politico». Giorgia Meloni una «fredda burocrate», tutt’altro che patriota. Piuttosto «succube» degli Stati Uniti, al punto da cancellare l’intesa sulla Via della Seta con Pechino che proprio Conte da ex premier aveva siglato.

Reddito di cittadinanza sospeso per 160mila famiglie. Monta la protesta. Secondo la Cgil si rischia una “bomba sociale”. Condivide?

«Per noi è un disastro sociale annunciato. Abbiamo provato a metterli in guardia con la marcia dei ventimila, lo scorso giugno a Roma, con il tour da Nord a Sud per far emergere tutte le difficoltà delle fasce sociali più deboli. Il governo invece ha voluto proseguire dritto in questa guerra ideologica condotta sulla pelle dei più deboli e da ultimo con questo messaggio dell’Inps per altro falso e fuorviante».

Si riferisce a quello con cui l’Istituto ha comunicato lo stop all’erogazione del Reddito?

«Sì. Fuorviante perché parla di sospensione per una misura che viene invece cancellata. E poi perché crea l’illusione che tutti verranno presi in carico dai servizi sociali».

Lo stop era nel programma di questo governo.

«Sorprende Giorgia Meloni, che si sta rivelando una fredda burocrate a Palazzo Chigi, indifferente al carovita che impoverisce il ceto medio e alla disperazione delle persone più fragili. Cancella con spregiudicatezza sensibilità che appartenevano un tempo anche alla destra sociale».

All’orizzonte c’è anche una commissione d’inchiesta.

«Siamo di fronte a episodi di puro bullismo politico frutto della subcultura tossica espressa da questo governo. Si cerca il capro espiatorio per sviare le responsabilità e deviare le istituzioni per bieche strumentalizzazioni politiche».

Secondo lei il governo Meloni ha voluto consumare una sorta di vendetta nei vostri confronti?

«Probabilmente l’hanno intesa così, ma viene pagata dagli italiani. Peraltro, scontentano anche quella parte dell’elettorato che, con la complicità di una vergognosa campagna mediatica, si era convinta che il Reddito fosse la fonte di tutti i mali. Si sono dovuti rimangiare la promessa di cancellarlo del tutto, ma ora con le nuove misure provano a far cassa sulla pelle di circa 160mila famiglie, alle quali da gennaio si aggiungeranno 350mila persone. Il governo non sarà in grado di offrire alternative alla loro disperazione».

Prevede un autunno caldo?

«Temo proprio di sì. Per questo invito il governo a convocare subito un Consiglio dei ministri straordinario per differire i termini e gestire queste scelte sciagurate».

Può la riforma del salario minimo compensare in parte la cancellazione del Reddito? Ma poi, crede davvero nella buona volontà del governo di aprire all’equo compenso per le fasce più deboli?

«Sono due misure diverse anche se si incrociano su un punto. Molti lavoratori percepivano il Reddito per compensare una retribuzione da fame. Ora si ritrovano con un doppio schiaffo. Niente salario minimo e Reddito di cittadinanza cancellato. Vedremo se la volontà del governo di aprire alla proposta sul salario minimo sarà concreta o meno. Di fatto in commissione Lavoro hanno proposto solo di sopprimere il nostro testo. Se Meloni volesse davvero, potrebbe convocare subito i suoi: possiamo lavorare anche ad agosto, bastano pochi giorni».

Su questo punto state conducendo una battaglia comune col Pd di Elly Schlein.

«Il salario minimo è una nostra storica battaglia, al pari del Reddito di cittadinanza. Il nostro merito è di avere imposto il tema nel dibattito pubblico e di essere riusciti nel miracolo di far convergere sul nostro testo sia dem che Calenda. Il rimpianto è di non essere riusciti a convincere prima gli altri partiti: avremmo potuto approvarlo già nel 2019. Ma il processo ha richiesto tempo e abbiamo dovuto coinvolgere anche Cgil e Uil, rassicurando i sindacati che la contrattazione collettiva ne uscirà rafforzata».

Battaglie comuni ma anche corsa al primato tra le opposizioni. A sentire i sondaggisti vi contendete quasi due milioni di voti fluidi in bilico tra i due partiti. È iniziato il lungo derby in vista delle Europee?

«Noi facciamo la corsa solo su noi stessi e sui nostri principi. Mai cambiato rotta e mai rinunciato alle nostre battaglie: lotta alla precarietà, misure di sostegno alle Pmi, lotta alla corruzione e alle mafie, rilancio della sanità pubblica e tutela dell’ambiente. La forza del Movimento è la radicalità dei principi e l’intransigenza nell’evitare compromessi con gli apparati di potere».

A proposito di compromessi: tagli alle sanzioni e pene ridotte per chi è in debito con l’erario, sono alcune delle misure presenti nella delega fiscale. Questo governo sembra scendere a compromessi con chi è insofferente alle regole e alle tasse. Non le sembra?

«È una destra che continuamente strizza l’occhio agli evasori, ai corrotti e a chi ha necessità di girare con le tasche piene di contante. Da qui il potenziamento dello scudo penale per chi non è in regola su Iva e ritenute. E il rafforzamento della depenalizzazione delle dichiarazioni infedeli. Uno spot per lasciar intendere agli italiani che non conviene pagare le tasse perché arriveranno con questo governo condoni sempre più tombali».

Che effetto avrà tutto questo in concomitanza col taglio al Reddito di cittadinanza?

«Mettiamoci nei panni di chi oggi riceve un sms con cui scopre di essere stato abbandonato dallo Stato, mentre tornano i vitalizi per i parlamentari, approvano norme per favorire il ritorno di capitali dall’estero dei Paperoni più furbi; prorogano la scadenza dei pagamenti dovuti dalle imprese che hanno accumulato gli extraprofitti, spalmano i debiti delle società di serie A. Tutto questo mentre si chiudono a riccio per difendere la ministra Santanchè che ha mentito al Parlamento sulla pelle dei suoi lavoratori. Ma il governo si rende conto che sta esacerbando la disperazione sociale? Si assumerà la responsabilità delle sue scelte».

Questione cinese e Via della seta. Dopo l’intesa siglata dal suo governo con Pechino, l’Italia anche a seguito del bilaterale Meloni-Biden si avvia alla disdetta entro fine anno. Cosa ne pensa?

«Meloni si è presentata come una patriota, scopriamo adesso che non conosce nemmeno il significato del tricolore. Spero che per rimanere a Chigi non si innamori di altre bandiere. La solida alleanza con gli Usa non deve risolversi in sudditanza. Quando ho siglato l’accordo con la Cina non ho chiesto il permesso a Trump, ma ho ascoltato gli imprenditori italiani. Specie quelle piccole e medie imprese che sono la forza del nostro tessuto produttivo. Mi auguro che questo governo non disdetti l’accordo con i cinesi sulla base delle dichiarazioni da bar che abbiamo letto e sentito in questi giorni. Un governo serio si confronta con il Parlamento, sulla base di dati oggettivi e di solide argomentazioni in cui devono prevalere i nostri interessi nazionali».

I rilievi critici del Fmi al nostro indirizzo non sono il migliore viatico per la prossima legge di bilancio. Non pensa?

«Meloni sembra che abbia letto del report una pagina sì e una no. In realtà, quel documento ci dice che il governo ha finito di campare di rendita grazie alle misure dei miei governi. La pacchia è finita e la crescita futura si avvia verso lo zero virgola del passato e per l’80% sarà basata sul Pnrr. Le indicazioni del Fmi sono chiare: il ritmo della nostra crescita sta crollando, dopo tre anni in cui siamo cresciuti più di Germania e Francia. E nel 2024 cederemo il passo: saranno loro a crescere più di noi».

La premier Meloni al termine della missione a Washington ha rivendicato la nuova affidabilità dell’Italia.

«Sbaglia a elemosinare una patente di affidabilità e credibilità ai nostri alleati. Sono i nostri cittadini a concederla, sulla base della coerenza dell’azione di governo e della forza con cui tutela gli interessi nazionali. Non credo che queste patente sarà facile ottenerla».