Con un decreto che non convince il Colle la destra tira dritto sul Garante per la stampa. Fnsi: “Figura esterna, ci sono già i direttori”

(di Concetto Vecchio – repubblica.it) – ROMA – Il caso l’ha fatto scoppiare Sergio Mattarella. Giovedì mattina, Quirinale, cerimonia del Ventaglio. Gran parterre di direttori di giornali e tv. Il Capo dello Stato parla per 18 minuti, difendendo strenuamente la libertà di stampa. A un certo punto dice una frase che lì per lì non tutti intendono nel suo significato: “Sarebbe fuorviante – e contraddittorio con le stesse disposizioni costituzionali – immaginare che organismi terzi possano ricevere incarico di certificatori della liceità dei flussi informativi”. Si riferisce, si scopre dopo, al Garante dell’informazione che il governo ha appena infilato nella riforma delle agenzie di stampa.
Proprio in quel momento, mentre Mattarella sta parlando, il testo, dieci articoli inseriti in un Dpcm (Decreto del presidente del consiglio dei ministri) – un atto di natura amministrativa al di fuori del vaglio del Colle – viene pubblicato nella Gazzetta ufficiale. Cos’è questo Garante? Un guardiano mandato da Palazzo Chigi a vigilare sul flusso delle notizie? “L’autenticità dell’informazione è affidata, dalle leggi, alla professionalità e alla deontologia di ciascun giornalista”, sta dicendo in quel momento Mattarella.
L’architetto della riforma è un uomo che non ha mai disdegnato il dialogo: Alberto Barachini, 50 anni, pisano di Forza Italia, ex ufficio comunicazione di Berlusconi, ora sottosegretario all’editoria. Conosce il mestiere, avendo fatto il giornalista, al Tirreno e a Rete 4, con direttore Emilio Fede.
Le undici agenzie di stampa, divise tra testate di rilevanza nazionale e quelle che forniscono servizi specialistici, per un totale di 800 giornalisti, otterranno 46 milioni di euro all’anno nel prossimo triennio, ma in cambio dovranno rispettare tutta una serie di requisiti. Avere almeno 50 assunti, retribuzione secondo le regole del contratto nazionale, quattrocento lanci al giorno, copertura capillare sul territorio. «Una buona riforma», la elogia Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione nazionale della stampa. Se non fosse per la figura del Garante, di cui ogni agenzia dovrà dotarsi, e la cui figura è indispensabile per poter accedere al fondo. “Deve assicurare la qualità delle informazioni ed impedire la diffusione di fake news, avente provata professionalità e senza pregressa appartenenza all’agenzia presso cui opera” si legge all’articolo due della norma.
Che s’intende però per provata professionalità? Che tipo di esperto? E qui la norma pascola volutamente nel vago.
Barachini pensa a un giurista, a un debunker, a un informatico, a un esperto di geopolitica, lasciando libere le aziende di scegliere le figure che meglio si adattano al tipo di informazione che intendono portare avanti. “Ma i migliori garanti anti fake news sono i giornalisti”, eccepisce Costante. “Questo compito spetta per legge ai direttori. Perché affiancargli a una figura terza, estranea al giornalismo?”. È in fondo lo stesso pensiero di Mattarella: “È compito dei giornalisti essere certificatori di fronte alla pubblica opinione della corrispondenza tra i fatti e la loro rappresentazione”, ha detto al Ventaglio. Molti, nell’ambiente giornalistico, pensano che in cambio del sostegno a un settore in crisi il governo abbia voluto imporre un controllore: né più né meno. Barachini nega sdegnato. “Capisco il pregiudizio, ma controllare non fa parte della mia cultura”, è il suo pensiero. Per lui il Garante rappresenta una difesa contro la disinformazione, come già avviene all’estero, visto il dilagare di notizie deliberatamente false messe in circolo da centrali occulte. Lo ha spiegato, giovedì sera, anche ai consiglieri del Quirinale. Il punto è che Mattarella già lo scorso 19 giugno aveva espresso il proprio disappunto per la misura, usando esattamente le stesse parole alla cerimonia dell’Unione stampa periodica. Eppure il governo è voluto andare avanti lo stesso.
“I giornalisti devono essere al riparo da ogni forma di intimidazione», sostiene Mattarella. Il Garante toglierà potere ai direttori? “Dev’essere esterno all’agenzia, ma sarà anche esterno al governo?» è l’interrogativo che maliziosamente circola nella sala stampa di Montecitorio. Le nomine Rai hanno rilevato il carattere proprietario della destra. Proprio un direttore di un’importante agenzia, l’Agi, Mario Sechi, era stato scelto da Giorgia Meloni come gran visir dell’informazione di governo. È durato sei mesi. Ora Sechi andrà a dirigere Libero.
Barachini si è avvalso di una commissione di esperti, guidati dal professor Sabino Cassese e di cui facevano parte il giornalista Mario Calabresi e i giuristi Giulia Ferrari, Lorenzo Saltari e Nicolò Ambriani. L’idea del Garante è nata lì. Nel concreto quindi come agirà? Non resta che chiederlo a Cassese. “Non sarà un controllore, ma un metodologo. Una fonte di dubbi più che di certezze. Produrrà degli anticorpi: uno stimolo all’autocorrezione. La trovo un’idea sanamente liberale”.
Fake news! Fake news! A volte sono gli stessi politici a confondere le acque. Quando venne fuori la foto, scattata da Alessandro Serranò, del biglietto di Berlusconi che inveiva contro Meloni fu Ignazio La Russa a bollarla come una fake news. Per fortuna l’immagine finì su tutti i giornali del mondo. Era solo giornalismo.
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“Garante per la stampa”
a me sembra più il “commissario politico” di sovietica memoria
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e meno male che non hanno reintrodotto “il ministero della cultura popolare” ma poco ci manca
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Solo un presidente della Repubblica Nekro così,ci può salvare dalla rapina della Meloni e del suo fidanzato
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Ma se garante anti fake news ci sarà, come sarà possibile per certi giornali pubblicare le false pubblicità del governo del parlamento?
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Questo video su Open di Mentana/Bechis cade proprio a fagiolo!
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