NEL FEUDO DI IMPERIA – Non soltanto le presunte minacce all’ex capo dei vigili: l’ex ministro di B., oggi sindaco, è indagato anche per abuso d’ufficio e peculato

(DI MARCO GRASSO – ilfattoquotidiano.it) – L’accusa potrebbe apparire modesta rispetto alla storia del personaggio: una telefonata di insulti al comandante dei vigili urbani, che stava sanzionando un imprenditore per un abuso edilizio.
Per questo, Claudio Scajola – a 75 anni e al suo quarto mandato da sindaco di Imperia – è indagato per minacce a pubblico ufficiale. Sentito dai pm giorni fa, ha minimizzato: “Era solo una frase volgare, volevo aiutare una persona in difficoltà”.
A questa contestazione se ne aggiungono ora altre due: Scajola è indagato anche per peculato e abuso d’ufficio. Nel primo caso per aver fatto riaccompagnare a casa un’anziana con l’auto blu. Nel secondo per aver fatto pressioni su una pratica. Va in questo modo: Scajola, che come si sarà capito non ama sentirsi dire no, vuole fare abbattere un balcone. Il dirigente comunale si rifiuta di firmare l’ordinanza: il proprietario è in regola. La decisione passa lo stesso, con un’altra firma, ma è poi censurata dal Tar, e diventa infine materia penale.
L’ultimo braccio di ferro dell’ex ministro berlusconiano con la magistratura ha un sapore a metà fra il genere soft giudiziario e il feuilletton estivo. Di più: è un grande affresco della sua terza vita. Dopo il G8 di Genova al Viminale, le dimissioni per aver definito Marco Biagi un “rompicoglioni”, la casa con vista Colosseo “a sua insaputa” (per cui fu assolto). Il suo è un ritorno alle origini su una poltrona occupata la prima volta negli anni 80 e che era già stata del fratello Alessandro e prima ancora del padre Ferdinando. Una rivincita contro gli alleati che lo volevano mollare e persino contro l’investigatore che lo aveva indagato per il favoreggiamento della latitanza di Amedeo Matacena (per cui è stato condannato a due anni in primo grado), il poliziotto Marco Bracco, battuto alle urne. In realtà, le prime ipotesi dell’inchiesta dei pm di Imperia (i cui atti depositati sono oggi raccontati dal Fatto) erano ben più pesanti. La Procura stava indagando su Luigino Dellerba, sindaco di Aurigo, amico di lunga data di Scajola e definito da una segnalazione anonima (mai provata) “suo cassiere occulto”. Dellerba viene arrestato nella primavera del 2022 mentre incassa una mazzetta da 2.000 euro da Vincenzo Speranza, imprenditore titolare della ditta Edilcantieri (nei confronti di entrambi è stato chiesto il rinvio a giudizio). Speranza fa incetta di appalti nella piccola Aurigo, ma soprattutto nella provincia e nella città di Imperia, governate da Scajola. Il suo nome viene fuori di continuo nelle intercettazioni: “Claudio mi ha detto che appena arrivato in Provincia ha detto di far lavorare la Edilcantieri”, dice Gaetano Speranza, ex carabiniere, al fratello Vincenzo. Di Dellerba i due fratelli dicono: “Luigino è tanto chiacchierato, è un trafficone”. In altre conversazioni è il sindaco di Aurigo a spendersi il nome di Scajola: “Col nuovo presidente siamo in rapporti, vedrai” dice “alludendo alla gestione di appalti pubblici”. Ai pm Dellerba dirà che millantava. Scajola ne prende le distanze. Viene indagato per corruzione e abuso d’ufficio, ma lo si scopre solo il giorno in cui il procuratore Alberto Lari ne chiede l’archiviazione. Negli atti, tuttavia, anche quando si tratta di vicende non penalmente rilevanti, c’è un mondo: “Pressioni politiche” denunciate dalla polizia municipale; assessori che tolgono (o pagano) multe agli amici; contatti spericolati fra assessori, ex spacciatori di droga e politici indagati in passato per contatti con uomini della ‘ndrangheta; il sindaco che si fa tenere il parcheggio quando deve andare a cena fuori e in città c’è un corteo; dirigenti comunali che scappano a gambe levate perché temono che la gestione di Scajola li porti dritti alla Corte dei Conti. Ecco cosa racconta l’ex funzionario Fabrizio Acquarone: “Non condividevo le scelte di gestione finanziaria del sindaco – dice – le spese, di assunzione di personale e apertura di nuovi cantieri, mentre eravamo in predissesto finanziario. Ero in difficoltà ad avallare certe decisioni”. In questo contesto emerge anche un’altra segnalazione, mai provata: “Prematuri accordi” per favorire l’arrivo di un’Esselunga, molto favorevoli al privato. L’inchiesta non arriva a nulla. A metà dell’indagine c’è da registrare anche un fatto, pubblicato in solitudine dal quotidiano Imperia Post: i due ufficiali dei carabinieri che la conducono vengono promossi e trasferiti. Ieri il Fatto ha cercato Scajola per chiedere un commento sulle nuove vicende che lo riguardano, ma il suo staff ha fatto sapere che era impegnato in consiglio comunale. La sua ultima vita lo assorbe a tempo pieno.
ma l’hanno rivotato e allora prendetevelo dove non splende il sole …idioti!
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Deve pure acclarare chi gli stava comprando casa!
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Chiaro che alla gente normale deve venire il disgusto di andare a votare.
Loro il pacchetto di voti sicuri lo hanno e continuano imperterriti a violare la legge e a fare i prepotenti.
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