I PROGETTI DI RIQUALIFICAZIONE, 1 ANNO DOPO – 15 marzo 2022, Dario Franceschini: “Se questo meccanismo funzionerà e questi luoghi si ripopoleranno, non ci si fermerà più”

(DI LEONARDO BISON – ilfattoquotidiano.it) – Ventuno “borghi straordinari torneranno a vivere. Un meccanismo virtuoso ha portato le regioni a individuare progetti ambiziosi che daranno nuove vocazioni a luoghi meravigliosi” erano le parole con cui, nel giorno dell’annuncio dei 21 vincitori, il 18 marzo 2022, l’allora ministro Dario Franceschini difendeva, con orgoglio, una delle più coraggiose e contestate scelte riguardo la spesa dei fondi Pnrr, quella della “linea A” del “bando borghi” da 1 miliardo di euro. Il “meccanismo virtuoso” di cui parlava era consistito nel chiedere alle 19 regioni e due province autonome di scegliere un “borgo”, nel proprio territorio, che avrebbe ricevuto 20 milioni di euro. Era data libertà ampia alle regioni nella scelta, dato che non esiste una definizione univoca di borgo: nella lista dei 21 si trovava quindi di tutto. Da comuni piccoli o piccolissimi, come Elva, a comuni di più di 6 mila abitanti, come Recoaro Terme, a frazioni di comuni più grandi, come Trevinano, comune di Acquapendente, o Cesi, comune di Terni. Fino a cose che non assomigliano neppure lontanamente a “borghi”: il centro di Gorizia (che si chiama “borgo Castello”), Il castello di Andora, in Liguria, l’antica conceria di Vizzini.
Come queste amministrazioni gestiranno i 20 milioni dipenderà da caso a caso, dato anche che i processi per la scelta sono stati diversi tra loro. Dove un bando pubblico è stato fatto, non è andata benissimo: in Abruzzo i 20 milioni sono andati a Calascio, comune scelto dalla regione nonostante fosse commissariato, che però, secondo l’Autorità Nazionale Anticorruzione, aveva vinto violando il codice degli appalti: “contravvenendo ai principi di concorrenza e par condicio (non avendo effettuato alcuna gara) e al principio dell’equo compenso” e non garantendo “il rispetto del principio di economicità previsto dal codice degli appalti”. In Molise i 20 milioni erano andati inizialmente a Pietrabbondante, ma un altro comune, Castel del Giudice, ha fatto ricorso, lo ha vinto, e la regione è stata costretta a spostare lì il finanziamento per non perderlo. La Valle d’Aosta aveva scelto di spostare i fondi da Fontainemore ad Arvier, invece, in autotutela, dato che la procura di Aosta aveva aperto un fascicolo sull’assegnazione a Fontainemore: nel voto che aveva approvato il progetto vincente, i membri della Giunta comunale di Fontainemore che avevano interessi diretti su immobili da riqualificare non si erano astenuti.
Un anno e mezzo dopo, la situazione dei progetti varia, anche in base alla grandezza dei comuni (non dei “borghi”) beneficiari: per città come Terni e Gorizia, la spesa è più semplice. Per Campolo, frazione di Grizzana Morandi, nel bolognese, il sindaco pochi giorni fa esprimeva soddisfazione: “gli abitanti sono passati da 46 a 52”. Arvier, il vincitore valdostano, ha lamentato l’impossibilità di spendere i fondi in tempo, con la Corte dei Conti che notava ritardi per 8 dei 12 obiettivi previsti, e il 24 giugno scorso la giunta regionale gli ha concesso di fare assunzioni straordinarie in deroga. A Pertica Alta (550 abitanti), dove si trova l’insediamento lombardo da 20 milioni, Livemmo, il comune ha lanciato l’allarme dopo che i bandi per tre tecnici sono andati a vuoto. In più casi, le amministrazioni si sono appoggiate a professionisti privati per poter spendere in tempo i fondi, esternalizzandone una parte e affidando all’esterno la progettazione. Su altri ancora è calato un sostanziale silenzio.
Nelle regole del bando non era previsto che i 20 milioni vengano condivisi con altri, e questo è uno dei motivi, insieme all’arbitrarietà delle scelte regionali, per cui realtà come Unione delle Pro Loco, Touring Club Italiano, Legambiente, Italia Nostra e Uncem – Unione Comuni e aree montane, ne avevano chiesto una revisione, puntando a finanziamenti più diffusi e che consentissero un lavoro di squadra dei piccoli comuni. Ma “Franceschini ci ha ignorato, e anche Sangiuliano non ci ha nemmeno risposto” racconta al Fatto Marco Bussone di Uncem, che rappresenta 3800 comuni delle aree interne.