Imbarazzo. I richiami di Ue e colle contro l’abrogazione. “Se la maggioranza decide di riaprire il dibattito sull’abuso d’ufficio e considera la possibilità di reintrodurre il reato, lo faccia […]

(DI WANDA MARRA – ilfattoquotidiano.it) – “Se la maggioranza decide di riaprire il dibattito sull’abuso d’ufficio e considera la possibilità di reintrodurre il reato, lo faccia in scienza e coscienza, evitando storture”. A dirlo al Fatto quotidiano è Mattia Palazzi, sindaco di Mantova. Uno che di guai giudiziari in passato ne ha avuti parecchi, anche se alla fine le accuse nei suoi confronti per tentata concussione sessuale e abuso d’ufficio sono state archiviate. Che sia in prima fila contro il reato di abuso d’ufficio, non stupisce. Eppure, dice una cosa che dai primi cittadini dem è largamente condivisa: “Meglio abolirlo quel reato, che tornare a com’era prima”. Nonostante le obiezioni fatte dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella a Giorgia Meloni. E nonostante i rilievi dell’Europa. Tanto è vero che alcuni di loro avevano festeggiato all’indomani della decisione di Nordio di abrogarlo. Tra loro, Matteo Ricci, sindaco di Pesaro, Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, Beppe Sala, sindaco di Milano. Secondo il ragionamento per cui una profonda revisione era necessaria ed era una richiesta storica anche degli amministratori dem (e dell’intero partito). E non era il caso di opporsi all’abolizione.

Ieri Ricci ha scelto di portare il tema a Cesena, dove Stefano Bonaccini battezzava la sua ala, “Energia popolare”, insieme a molti dirigenti, a una serie di “riformisti” e a Elly Schlein. Nel tentativo di una gestione condivisa del partito. “Serve un Pd garantista. Lasciamo stare l’abuso d’ufficio, ma arriverà il codice degli appalti e noi dobbiamo dire che snellire le procedure non equivale a spalancare le porte alla criminalità”, ha dichiarato Ricci. Sottolineando: “Quanti dei nostri abbiamo abbandonato per strada al primo avviso di garanzia?”. Affermazioni accompagnate dalla considerazione che “non è stato sufficiente il congresso” a sciogliere i nodi. Ancora più radicale l’ex sindaco di Lodi, Simone Uggetti, anche lui protagonista di una lunga vicenda giudiziaria (era accusato di turbativa d’asta, è stato assolto definitivamente, in quanto dichiarato “non punibile” per la “particolare tenuità del fatto”): “Sbagliano anche i magistrati. E noi dobbiamo dirlo quando un magistrato sbaglia, no alla subalternità al Fatto Quotidiano”. Se Ricci si espone in prima persona, ci sono altri amministratori di primo piano tra i dem che sono contrari all’abuso d’ufficio. Dal “nemico numero uno”, Vincenzo De Luca, presidente della Campania, a Michele Emiliano, presidente della Puglia. Passando per Antonio Decaro, presidente dell’Anci e sindaco di Bari. Che più volte si è espresso in tal senso in passato, ma che ora sul tema ha scelto di non intervenire. Perché poi per Schlein l’abrogazione tout court è sbagliata e Decaro, pur se all’opposizione interna, è tra i dialoganti. Senza contare che in molti si sentono strumentalizzati dal ministro della Giustizia, che non ha esitato a “giocarsi” il fatto che la richiesta di abolizione arrivasse pure dai primi cittadini del Pd. Che in realtà hanno insistito per una “profonda riformulazione”. Il tema è caldo e non è un caso che tra i tavoli tematici di Cesena non ce ne sia uno sulla giustizia. Martedì la riforma verrà incardinata in Senato. L’idea è quella di fare un calendario, partendo dalle audizioni, per poi entrare nel vivo con calma a settembre. Prendere tempo è necessario per la maggioranza, ma anche per il drappello di senatori dem – Alfredo Bazoli, Anna Rossomando, Franco Mirabelli e Valter Verini – che portano avanti la linea spiegata più volte dallo stesso Bazoli. Ovvero che un reato serve perché altrimenti si resta senza tutela dai reati della Pa. Senza contare che il rischio per i sindaci a quel punto sarebbe quello di essere indagati lo stesso, per corruzione.