L’ASSEDIO ALLA MAGISTRATURA – Telefonata col Colle, il sottosegretario tratta con l’Anm. Giorgia evita domande. La Russa e ministra (meno sola) eclissati

(DI GIACOMO SALVINI – ilfattoquotidiano.it) – Non parla, Giorgia Meloni. Preferisce il silenzio e dire qualcosa sulle grane del governo solo “alla fine del vertice Nato di Vilnius”, come ha fatto sapere ieri ai cronisti che l’hanno seguita a Riga per il bilaterale con il premier Arturs Krisjanis Karis. Cioè domani, a una settimana dall’informativa (nefasta) in Senato di Daniela Santanchè e a cinque giorni dall’indagine per violenza sessuale nei confronti del figlio di Ignazio La Russa, Leonardo Apache. Ma soprattutto dopo il conflitto istituzionale aperto giovedì con i magistrati, accusati da una velina anonima di Palazzo Chigi di “fare opposizione” al governo e di “iniziare la campagna elettorale delle Europee”. Nelle ultime ore però Meloni avrebbe predicato toni più bassi: questa strategia sarebbe il frutto di una telefonata con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al suo rientro in Sudamerica. Il Quirinale inoltre si aspetta una dichiarazione distensiva coi pm.

Ancora una volta, come le è già capitato a Berlino, Londra e Parigi, la premier all’estero sarà inseguita dai problemi interni: oltre a Santanchè e La Russa, infatti, Meloni dovrà rispondere anche sul caso Delmastro (imputazione coatta per rivelazione di segreto) e delle sparate dei suoi ministri, come quella di ieri di Andrea Abodi sul coming out del giocatore Jakub Jankto. Dichiarazione, quest’ultima, che ha fatto spazientire la premier, ogni giorno costretta alle uscite fuori dalle righe dei suoi ministri. L’opposizione cavalca il silenzio della premier: “Quanto durerà ancora il silenzio di Meloni?”, chiede la segretaria del Pd Schlein.

Il punto stampa – la pratica di rispondere a domande dei cronisti a margine di un evento – quindi servirà alla premier per abbassare i toni con i magistrati. Meloni vuole far decantare lo scontro, non esacerbarlo ulteriormente. Per questo, secondo una fonte ben informata, la premier ribadirà l’importanza della separazione dei poteri (“noi facciamo le leggi, i giudici devono applicarle: avanti con la riforma”), ma mostrando la volontà di “collaborare” con la magistratura senza aprire uno scontro diretto.

La strategia di abbassare i toni con i magistrati però dipende anche da altri due fattori. Il primo sono i contatti delle ultime ore con il Quirinale. Il secondo è la mediazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, ex magistrato che in questi mesi ha mantenuto i rapporti con i colleghi togati moderati, con l’Associazione Nazionale Magistrati. “Si devono fare passi avanti ed evitare le contrapposizioni”, ha detto Mantovano nei giorni scorsi. L’ipotesi sul tavolo sarebbe anche quella di un incontro con i rappresentanti dell’Anm a Palazzo Chigi. Inoltre, secondo fonti parlamentari di maggioranza, sarebbe stato lo stesso Mantovano in queste ore a favorire le interlocuzioni con il Quirinale per garantire ai collaboratori del presidente della Repubblica che il governo non ha intenzione di tornare sul clima berlusconiano della tensione continua con i giudici. Intanto, Mattarella si prenderà ancora qualche giorno per autorizzare il disegno di legge Nordio alle Camere. La strategia di evitare lo scontro aperto con i magistrati arriva anche dopo ore in cui gli alleati di governo stanno in silenzio: non hanno difeso gli indagati di FdI e non sono d’accordo con l’attacco alle toghe. Dopo Salvini, anche Antonio Tajani ieri lo ha detto: “La riforma della giustizia va fatta, ma non contro i giudici”.

Resta l’imbarazzo in FdI per i casi La Russa e Santanchè, nonostante la ministra si sia rafforzata dalle inchieste sugli altri meloniani. I due, insieme a Delmastro, non saranno alla festa di FdI a Roma per evitare polemiche, mentre il presidente del Senato è l’unico rappresentante istituzionale che ieri non era al funerale di Forlani. Mantovano ha chiesto ai ministri di iniziare tavoli tematici con le associazioni di categoria: la prima sarà Santanchè. La ministra ha risposto che “non vuole partecipare al processo mediatico”. Ma nel partito c’era timore per le rivelazioni di ieri di Report sulle falsità in Senato sui compensi di alcune società.

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