La presunta gaffe del ministro dell’Acultura Sangiuliano, che durante la cerimonia di premiazione dello Strega si è lasciato sfuggire di non aver letto i libri che ha votato, passerà alla Storia, o almeno alla cronaca, come un […]

(DI DANIELA RANIERI – ilfattoquotidiano.it) – La presunta gaffe del ministro dell’Acultura Sangiuliano, che durante la cerimonia di premiazione dello Strega si è lasciato sfuggire di non aver letto i libri che ha votato, passerà alla Storia, o almeno alla cronaca, come un inciampo maldestro; invece è un segnale istruttivo dello stato in cui versano sia la nostra cultura che la nostra politica, nello Strega perversamente intrecciate.
Amante delle “storie che ti prendono”, da cui discende che Sangiuliano avrebbe votato Il codice da Vinci e bocciato L’uomo senza qualità, e fautore del “leggere è fondamentale” e altre banalità (il solito dilettantesco concetto di Letteratura dei parvenu, per i quali la cultura “serve” a qualcosa, mentre, come diceva Salvemini, essa è “il superfluo indispensabile”), il ministro ha spifferato: “Proverò a leggerli”. Geppi Cucciari, visibilmente scossa: “Perché, non li ha letti?”. E lui: “Li ho letti perché ho votato, però voglio approfondire questi volumi”. L’inversione sintattica rivela la menzogna: semmai un giurato Strega vota i libri in gara perché li ha letti, in virtù dell’averli letti; invece il ministro si sente obbligato a dire di averli letti perché ha votato.
Se il ministro ha solo sfogliato i libri che era chiamato a votare (non solo il suo preferito tra quelli in cinquina, ma anche tre di quelli in dozzina), allora ha votato in modo frettoloso e superficiale, il che non è degno di un giurato del suo calibro (dev’essere la nuova Egemonia di Destra: fai tutto e fallo male); se non li ha letti, come un vaghissimo sospetto suggerirebbe, non si capisce secondo quale logica abbia votato. O forse si capisce benissimo: la logica del potere delle case editrici e della compravendita – non necessariamente in denaro, più spesso in favori, entrature, simpatie – dei voti.
È il segreto di Pulcinella. Quando l’anno scorso il mio romanzo è entrato nella dozzina dello Strega, la bravissima addetta all’ufficio stampa che lavora per Ponte alle Grazie ha passato, come si usa, giornate intere al telefono a cercare di convincere i 660 giurati non tanto a votarlo, quanto a leggerlo. Esiste un file Excel che contiene le loro risposte, praticamente un nuovo discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani. Una buona percentuale ha dichiarato subito che era spiacente, ma il suo voto era già promesso; naturalmente a scatola chiusa, giacché i libri erano appena stati selezionati e nessuno avrebbe potuto averli letti già tutti. Se in via puramente teorica io o altri che non fossero i loro preferiti avessimo scritto I Buddenbrook, questi geni delle Lettere l’avrebbero ignorato. Quattro di loro hanno più o meno esplicitamente detto, con una ribalderia vendicativa molto poco equanime, che giammai avrebbero votato il mio libro per il motivo che io scrivo sul Fatto, ciò che mi rende ipso facto indegna di partecipare alla loro mensa se non al consesso umano (e se io fossi stata un nuovo Buzzati?). Essendo molti dei giurati a loro volta scrittori, alcuni ci hanno notificato sic et simpliciter che avrebbero espresso un “voto di squadra”, cioè avrebbero votato per i libri pubblicati dalle case editrici che pubblicano i loro, in palese conflitto d’interessi (en passant: Sangiuliano pubblica con Mondadori). È una prassi comune: forse la Fondazione Bellonci dovrebbe rivedere i suoi criteri di selezione di giurati e Amici della Domenica, se il mondo dell’editoria, praticamente monopolizzato dalle grandi case editrici, è poi chiamato a giudicare “con rigore e imparzialità” i libri pubblicati in Italia.
Un giurato, qualche settimana dopo il premio, ha commentato un post su Facebook che parlava del mio libro con la candida riproposizione-confessione: “Interessante, lo leggerò”, cosa che avrebbe dovuto già aver fatto, come da regolamento; da cui discende che la preferenza era stata espressa sulla base di criteri estranei alla qualità delle opere. Un giurato peso massimo, qualche tempo dopo il voto, ha fatto con me la stessa gaffe del ministro: “Ho intenzione di leggere il tuo libro”; e, alla mia osservazione che pensavo l’avesse già fatto, ha risposto: “Sì, ma così: velocemente”, come Woody Allen con Guerra e Pace, letto in venti minuti (“parla della Russia”). Decoro imporrebbe ai giurati insipienti o in conflitto d’interessi di astenersi dal voto, ma figuriamoci se gente che vive del prestigio riflesso di essere interpellata su una questione culturale così importante rinuncia a presenziare a un evento dove può lucidare il suo ego insieme alle altre facce note della cosiddetta Cultura, pronte ad avventarsi sul buffet. Nessuna sorpresa, dunque: il ministro della Cultura è solo un giurato medio.
Ps. Se avessi partecipato quest’anno, chissà se Sangiuliano non mi avrebbe votato per la pigrizia imparziale che non gli fa aprire un libro, o per il semplice fatto di poter far valere il suo potere su qualcuno che lo critica dalle pagine di un giornale.
Ecco l’esilarante video:
https://www.facebook.com/reel/202715976089748?s=chYV2B&fs=e
Fantastica Geppy🌟
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Grazie dell esilarante filmato ! Credo che tra i 2 la piu imbarazzata era la Cucciari ! Che grama vicenda le è toccato gestire !!
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Il problema essenziale è che l editoria ha rovinato il mercato di chi vorrebbe leggere solamente un buon libro al di là di predilezioni per scrittori che leggi da anni ( parlo di contemporanei che ancora pubblicano , a volte con pessimi risultati , perché poi ebbri di successi : si gasano troppo e in seguito scrivono pessimi libri ) leggere un buon libro diventa sempre più complicato , a meno di tornare a classici antichi da rileggere … ma il tempo si fa breve e in spiaggia forse é meglio la settimana enigmistica. Dan lo lascio a quelli che intendono addormentarsi ” leggendo un buon libro” sono certa che il ministro lo ha letto , senno di che potevano parlare nei salotti romani ?
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😊
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Un paese di pagliacci. Al potere e nei posti che contano (con buffet incorporato). Quale speranza volete che abbia un paese ormai infestato da bande di sbruffoni analfabeti il cui motto è Franza o spagna purché se magna ? Le persone di valore se ne sono andate a gambe levate. Qui ce so’ rimasti i ladri e le mezze calze .
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Ma forse in futuro , forse leggeranno le castronerie che hanno fatto e detto ? Quizas ?
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I premi letterari sono sempre stati una buffonata. Un mio affine è stato per anni giurato del premio Campione, riceveva tonnellate di libri che in teoria doveva leggere. Anche se la giornata fosse stata di 48 ore, sarebbe stata un’impresa impossibile. E poi i vincitori finivano sempre per essere i protagonisti di un vergognoso do ut des, quest’anno ti faccio vincere ma guarda che l’anno prossimo sarò io a presentare un libro…. Vicende talmente desolanti che per dignità della letteratura dovrebbero eliminarli. Ma ci sono troppi pavoni che sarebbero in crisi di astinenza non potendo fare la ruota
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Io ho scritto undici libri e ho un’amica che scrive romanzi da una vita che mi aveva avvertito: “È inutile che mandi i tuoi libri alle case editrici. Non li leggerà nessuno e riceverai la stessa risposta anonima prestampata” Ma ho voluto provare lo stesso. Ho scelto con cura le case editrici più adatte al contenuto degli 11 libri. Li ho mandati. E ho ricevuto due tipi di risposta: o mi dicevano che potevano pubblicarli se io mi addossavo tutte le spese e senza farmi alcuna pubblicità (ma questo lo fa qualsiasi stamperia), o mi mandavano una risposta precompilata dicendomi che il contenuto del mio libro non rientrava tra quelli di cui si occupavano loro (cosa smaccatamente falsa).
La morale è che pubblico su Amazon, che almeno mi costa poco e mi fa pubblicità sugli ebook. Vendo poco ma ho più soddisfazione e ricevo un trattamento civile e puntuale.
Per me le case editrici possono anche chiudere.
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