
(Alex Corlazzoli – ilfattoquotidiano.it) – C’è un luogo in Italia dove quando metti piede capisci che siamo un Paese in via di sviluppo e non certo una potenza mondiale. Ovunque vai ti trovi in locali angusti rispetto al pubblico, senza sedie, d’estate al caldo, d’inverno al freddo, con personale scorbutico e incompetente che non riesci nemmeno ad ascoltare perché devi urlare da dietro il vetro che lo protegge. Questo luogo sono gli uffici postali. Appena dici posta in Italia ti vengono in mente code, personale insolente, problemi irrisolti. E’ il mio caso.
Da oltre un mese sto cercando di aiutare un clochard a recuperare la sua identità digitale per poter accedere al portale di Regione Lombardia per il fascicolo sanitario. Dopo aver conquistato la possibilità di andare oltre ad un jingle telefonico e avere la fortuna di parlare con un’operatrice (che mi chiama da Campobasso e che non posso richiamare) ho iniziato la mia via Crucis: impossibile avere una password provvisoria perché il numero telefonico registrato dalle Poste è vecchio (e vuoi che un senzatetto abbia sempre quel telefono?); invano convincerli a fornire la password a me; invano far capire loro che questa persona non vive con me ma che la vedo una volta la settimana; tempo perso pensare che possano registrare il nuovo numero del mio amico.
In una delle ultime conversazioni mi hanno chiesto – dopo aver compilato l’ennesimo modulo per annullare la vecchia identità digitale – di andare in un ufficio postale a “securizzare” il nuovo numero. Una richiesta fatta come se io lavorassi per la Spa di Poste Italiane e sapessi di cosa stavamo parlando. Poco importa. Sabato scorso io e il mio amico siamo andati alle poste di Sant’Angelo Lodigiano: folla, caldo, caos, quattro sportellisti per trenta persone rinchiuse come in una scatola di sardine. Quando ho formulato la mia richiesta apriti cielo! Nessuno sapeva di cosa si trattasse. Non solo. Uno degli operatori – definito direttore da altri – dandomi del “tu” come se fossi sua fratello, ha tentato di depistare il tutto fornendomi su un foglio il classico 06… Tentativo andato a male, perché mi sono opposto nonostante l’accrescere della presunzione e dell’arroganza dello sportellista.
Risultato? Ancora nulla. Da Campobasso mi hanno chiamato dopo qualche minuto chiedendomi se i colleghi avessero fatto la “securizzazione”. Gli operatori di Sant’Angelo mi hanno detto di aver proceduto ma non risultava. Da allora più notizie di Poste Italiane. Un bell’esempio di come in Italia la digitalizzazione sia una farsa che punisce soprattutto i più poveri e gli anziani soli. Brutto esempio di come chi fa quel lavoro non sia stato formato nemmeno al rispetto e all’educazione. “Povera patria”, cantava Franco Battiato.
Certo che se uno decide di scrivere in modo velenoso riesce perfettamente. Mi domando se conosca bene ciò di cui tratta: lo SPID.
Perchè andare unicamente alla Posta per averlo ?
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Perchè è gratis ,mentre gli altri se lo Spid lo fanno pagare!
Ma il problema è un’altro e molto più serio:
1)Non ha più i “servizi universari”
2)Da ente pubblico economico è diventata un’azienda privata.(quotata in borsa con acquisizione di quote societarie)
3)La Cassa Depositi e Prestiti … pur gestendo denaro dei risparmiatori postali si è addentrata nel sistema Economico privato,mentre prima
era la cassa per gli enti pubblici.
4)I servizi sono in mano ai privati(Raccomndate,Pacchi e corrispondenza pubblicitaria)
5) Il personale non viene più selezionato a mezzo concorsi pubblici,ma viene reperito dalle agenzie interinali del lavoro e a tempo determinato.
6) Il denaro è l’unico servizio che viene chiesto al cittadino a mezzo titoli o depositi.
Insomma una tendenza al privato in modo non molto palese,ma per conoscere questi problemi bisogna essere un funzionario delle poste dei piani alti.
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Quindi secondo l’articolista chiunque, sedicente amico del diretto interessato, dovrebbe poter chiamare il contact center del provider di identità di digitale, sia esso Poste o qualunque altro, e pretendere di certificare un altro numero di telefonia mobile in sua vece: è già questa un’affermazione da terzo mondo, perché poi costui è anche il primo a lamentarsi delle truffe che si verificano per furto di credenziali, mah…
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Ai piani alti si spacciano per banchieri ma sono rimasti postini. Il personale agli sportelli è quello che è dappertutto, persone più attente e persone più svogliate
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Incredibile! C’è ancora chi difende l’indifendibile. Forse è uno stipendiato da poste. O una delle facce di bronzo che stanno agli sportelli fregandosene dell’educazione della professionalità e della competenza.
Esperienza diretta. Per avere lo Spid avrei dovuto cambiare numero di cellulare perché quello che avevo a detta dell’impiegato di sportello, risultava appartenere a un’altra identità. Solo alle Poste naturalmente ! Per l’operatore era impossibile intervenire sul sistema. Chiaramente non era vero. E lo spid l’ho fatto altrove a pagamento senza problemi . E c’è ancora chi difende Poste?
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Se loro sostenevano che il suo numero di cellulare, del quale ha lei la disponibilità esclusiva, certificasse un’altra persona fisica, io al suo posto non mi sarei mosso di lì finché non mi avessero detto nome e cognome e avessero sistemato l’anomalia, perché quella che lei descrive è l’anticamera delle truffe per furto d’identità.
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Il giornalista qui dice una sola cosa : le Poste Italiane per me sono una schifezza. Non c’è una seconda possibilità. E vero che fanno schifo come è vero che esiste la morte. Gli impiegati sono brutta gente, arroganti . D’improvviso mentre lavorano vanno a prendere il caffe, o altro. Sono impuniti. Io li licenzierei in massa. Poste da terzo mondo. no. da quarto , quinto e sesto.
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Siamo oramai un paese da terzo mondo in cui chi ha un briciolo di potere ti tratta in modo arrogante. Ho avuto poco tempo fa un problema con il gestore dell’autostrada Milano Torino. Mi hanno fatto pervenire una multa per non aver pagato l’uscita dal casello autostradale, una cifra modica 20 euro. Siccome sono anni che non vado a Milano con la macchina, ho richiesto la foto della targa della macchina. Mi sono rivolto anche ai carabinieri per chiedere se fosse possibile che qualcuno avesse clonato la targa della mia auto. Ho scritto e telefonato più volte per avere la foto e dopo un mese mi hanno risposto che hanno sbagliato a leggere la targa della macchina. Non so se sia una prassi per spillare dei soldi alla gente
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Bravo che ti sei sbattuto. Di solito, in casi del genere, si tende a pagare – e anche in fretta visto che in cinque giorni la ssanzione raddoppia – e a chiuderla lì.
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Da consumatore ci sarebbero tutti gli estremi per chiedere i danni, se si fa assistere da qualche associazione qualcosa ci scappa…del resto, hanno sbagliato a leggere la targa? Beh, chi sbaglia paga e poi si comprerà un paio di occhiali nuovi! 😄😄
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Comunque qui parliamo di Poste Italia che si atteggiano a Banca , ma sono al massimo una bancarella.
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Non uso più le poste da decenni. Ci sono servizi postali e bancari molto meno costosi e infinitamente più efficienti. Purtroppo però quando sono costretto a farlo quando qualcuno mi manda una raccomandata, mi sembra di tornare agli anni 70. Uffici affollati, lunghe code in piedi, caldo soffocante, personale svogliato quando va bene. Anche le attrezzature sono vetuste. Credo che le poste sia l’unico luogo al mondo dove si usano ancora le stampanti ad aghi. Carta a tonellate, di pessima qualità e spesso illeggibile (e comunque la lingua usata negli scritti è un burocratese stretto incomprensibile ai più). Per non parlare degli orari e del tempo che si spreca per andare all’ufficio postale dove i pochi posti macchina sono usati dai dipendenti e non dai clienti. Insomma qualcosa che sopravvive solo perché protetto dal pubblico ma con il peggio della gestione privata.
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