Lukashenko conferma: si trova a Minsk. Putin invece non lo nomina, ma a poco a poco smantella il suo impero

Un sosia di Prigozhin a San Pietroburgo, in uno scatto pubblicato dal sito Fontanka

(dalla nostra inviata Rosalba Castelletti – repubblica.it) – MOSCA – Lo scorso sabato si atteggiava a grande condottiero che muoveva le sue milizie contro la capitale in una marcia per la “giustizia”. Poi mascherava la sua ritirata da Rostov-sul-Don con un bagno di folla da rock star. Comparse della sua stessa milizia Wagner, secondo i maligni e le autorità. Oggi di Evgenij Prigozhin non è rimasto più nulla. Soltanto tracce: un audio di una dozzina di minuti risalente a martedì in cui provava a giustificare la sua insurrezione, il tracciato di un jet che mercoledì mattina atterra a Minsk e poi riparte per San Pietroburgo, la sua città natale, e le parole di un dittatore, Aleksandr Lukashenko, che assicura che adesso si trovi in Bielorussia. Neppure il Cremlino ha voluto dire di più.

Il reietto

L’uomo dalle molte vite, alla fine, si è dovuto piegare. È stato un galeotto nelle carceri di Leningrado, un venditore di hot-dog che si preparava la senape in casa, un “cuoco” che non cucinava ma non disdegnava di servire i potenti a tavola, un manipolatore che scatenava i “troll” sul web all’occorrenza, un avventuriero a capo di mercenari al soldo di autocrati e dittatori, un “macellaio” che non esitava a sbarazzarsi di nemici e traditori a colpi di mazza.
 

È precipitato sotto l’urto delle sue stesse ambizioni e oggi è un reietto. Dopo aver troppo osato, non gli è rimasto che accettare l’esilio in cambio dell’immunità, ma per un mercenario russo caduto in disgrazia non c’è Paese meno sicuro della Bielorussia, un’Unione Sovietica in miniatura dove i servizi segreti si chiamano ancora Kgb.

Il giallo del sosia

I suoi uomini hanno provato a depistare diffondendo il filmato di un sosia che si atteggiava a superlatitante in fuga scortato da una muscolosa guardia del corpo prima di svanire a bordo di un elicottero nei cieli di San Pietroburgo. Peccato che a Prigozhin manchi una falangetta alla sinistra e che il presunto sosia avesse tutti gli ossicini della mano al loro posto. Inganno svelato.

Così come lo ha creato, il suo artefice Vladimir Putin lo distruggerà. Per Ian Bremmer di Eurasia Group è un “morto che cammina”. Il capo dei servizi segreti ucraini Kyrylo Budanov sospetta che il leader del Cremlino abbia già dato all’Fsb l’ordine di ucciderlo. Ma per il presidente russo la vendetta è un piatto che va servito freddo.

Ha già alluso a presunti illeciti finanziari delle società di Prigozhin, una mannaia da calare all’occorrenza. Non lo nomina più e sta smantellando ad uno ad uno i mattoncini del suo impero. I siti online che diffondevano le notizie false a sostegno dell’agenda di Prigozhin sono stati bloccati. La sua Agenzia di Ricerca su Internet, meglio nota come “fabbrica dei troll”, è stata smantellata. Anche Wagner è stata dissolta. E per l’uomo che voleva puntare al Sole non c’è peggiore punizione che l’oblio.