ANTI-DROGA: PUSHER IN MANETTE – Inchiesta. L’ex ministro di FI non è indagato: si riforniva dall’amico ristoratore. “No al test”

(DI SAUL CAIA – ilfattoquotidiano.it) – Arrivava nel noto ristorante della Palermo bene con l’auto blu e lampeggianti accesi, prendeva la cocaina e andava via. L’ex ministro e deputato forzista Gianfranco Miccichè non è indagato, ma risulta citato negli atti dell’inchiesta della Procura di Palermo e della Squadra mobile. A “rifornire” di polvere bianca l’alfiere di Silvio Berlusconi in Sicilia, per circa una ventina di incontri, è Mario Di Ferro, finito ai domiciliari, titolare del noto ristorante di Villa Zito dove Miccichè si recava, e ritenuto l’anello di congiunzione tra i pusher e i clienti della Palermo bene.
“Devo andare a Milano, e sarò fuori cinque giorni”, dice Miccichè. “A che ora hai il volo per Milano, però?”, risponde Di Ferro. “Parto verso le 2”, replica il politico. “Ah va bene, allora ce la puoi fare, ce la possiamo fare”, dice il ristoratore. Per indicare “il numero di dosi – scrive la gip Antonella Consiglio – è stato spesso utilizzato un banale linguaggio in codice, mediante il riferimento al numero di ‘giorni’ in cui l’assuntore Miccichè si sarebbe dovuto recare fuori sede”.
“Ci vediamo domani ok, ora ti mando una bella foto di dove sono, per ora c’è… pieno di neve”, dice Di Ferro in un’altra conversazione. Il politico domanda dove sia questa “neve”, e il ristoratore che si trova in montagna aggiunge: “C’è pieno zeppo di neve qua”. “Anche a casa mia? Hai notizie anche a casa mia? No?”, replica Miccichè. I due scoppiano in una risata. I due, scrive il gip, facevano “ironicamente ma anche eloquentemente” riferimento “all’abbondanza di neve”, celando il vero significato della “cocaina”.
Oppure ancora: “Mi puoi mandare da mangiare?”, chiede Miccichè, e il ristoratore si adopera subito per soddisfare gli appetiti del suo cliente.
Di Ferro era stato arrestato ad aprile sempre per un’analoga inchiesta di droga coordinata dal procuratore capo Maurizio De Lucia e dall’aggiunto Paolo Guido. Vicenda che ha spinto il deputato Ismaele La Vardera a organizzare il test del capello a Palazzo dei Normanni, in cui aderirono in pochi. “Iniziativa demagogica”, disse Miccichè, che appena 15 giorni fa ha denunciato di aver trovato un gps nella sua auto.
Ma “Mr 61 a 0” non è nuovo a vicende legate alla droga. Nel 2002, quando era viceministro delle Finanze, i carabinieri di Roma fermarono il suo collaboratore Alessandro Martello con 20 grammi di cocaina al dicastero. Per gli investigatori la polvere bianca era “verosimilmente per il viceministro Miccichè”, ma non ci furono riscontri. Nel 2012 invece, quando era sottosegretario della Presidenza del Consiglio, il suo autista Ernesto D’Avola venne trovato a Roma con una busta contenente cinque grammi di cocaina e la scritta: “Per l’onorevole Miccichè”. Ma anche in questo caso nessun riscontro.
“Prima di poter dire qualcosa devo capire cosa c’è nell’inchiesta in cui non sono indagato – ha commentato Miccichè –. Di Ferro è un caro amico che conosco e frequento da moltissimi anni. Andavo alla sue feste ma non ho mai visto della droga. Non sniffo ma non faccio il test“. In passato, l’ex ministro ha confessato di aver fatto uso di droghe, ma solo da giovane, e aveva raccomandato ai giovani: “Non fatelo”.
In carcere sono finiti i due pusher Gioacchino e Salvatore Salamone, già con precedenti per droga, obbligo di firma per tre dipendenti del ristoratore: Gaetano Di Vara, Giuseppe Menga e Pietro Accetta. Negli atti si fa riferimento anche alla cessione di droga a Giancarlo Migliorisi, collaboratore del meloniano Gaetano Galvagno, presidente dell’Assemblea regionale siciliana. Gli uomini della polizia hanno accertato gli spostamenti di Migliorisi da Palazzo dei Normanni, sede dell’assemblea regionale, al ristorante. Anche in questo caso, scrive il gip, veniva utilizzato il termine “bottiglie” come “pretesto per sapere quante dosi si intendeva acquistare”. “Quante bottiglie volevi?”, chiede Di Ferro. “Tre!”, risponde Migliorisi.
“Facciamo una cosa, ci vediamo verso le due e mezza, mi chiami e vieni verso dove sono io…”, dice Di Ferro.
Questi ci hanno un pelo sullo stomaco alto 3 metri, a fare i proibizionisti, buttando in galera i tanti disgraziati, per poi sfangarsela in parlamento strafatti.
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E le dosi gliele pagano gli italiani.
Questa si chiama NEMESI
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Noi senza la polvere godiamo
La Meloni che parla sulle droghe da vietare tutte per poi trovarsi ⤵️
Negli atti si fa riferimento anche alla cessione di droga a Giancarlo Migliorisi, collaboratore del meloniano Gaetano Galvagno, presidente dell’Assemblea regionale siciliana.
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Una nuova notizia davvero sorprendente: ministri cocainomani…non me lo fossi mai creso!!
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Tutto nel mondo è B(o)urla (cit.)
https://youtu.be/AUcu8VJPPxY
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