
(di Giuliana Ferraino – corriere.it) – Milano – Un pezzo dell’impero (decaduto), che sta inguaiando la ministra del Turismo e senatrice di FdI Daniele Santanchè, si trova a pochi passi dalla Basilica di Santa Maria delle Grazie e dal Cenacolo vinciano custodito nel suo refettorio, nel cuore chic di Milano (Cap 20123). Qui ha sede Visibilia Editore, un clone (con diversa ragione sociale e attività) della società originale Visibilia Pubblicità, fondata da Santanchè nel 2007, per raccogliere le inserzioni del Giornale, di Libero e del Riformista. raccolta poi venuta meno. L’editore Visibilia comincia a esserlo di fatto nel luglio 2013, quando compra la rivista Ville e Giardini da Mondadori. A cui seguono, nel marzo 2014, le acquisizioni di Pc Professionale e Ciak.
La società si ritrova quotata in Borsa sull’Aim Italia, oggi Euronewxt Growth Milan, con l’acquisizione, nell’agosto 2014, di Pms, che prende il nome dell’acquirente e riceve, con un conferimento, le sue attività. Nel 2015 Santanchè rileva due settimanali storici, Novella 2000 eVisto (fino al 2013 di Rcs), liquidati (con il licenziamento dei giornalisti), nel giro di un paio d’anni, insieme alla società Visibilia Magazine che li editava.
Il «dissesto patrimoniale» del gruppo, a cui sono riconducibili oggi cinque società con la radice Visibilia (incluse Visibilia Concessionaria, Visibilia Srl e Visibilia Editrice, che nascono con cessione di ramo di azienda e accollamento di debiti, per non far emergere il crac), sarebbe però in atto dall’inizio. Visibilia Editore Spa avrebbe messo a consuntivo «perdite significative, evidenziando risultati negativi già a livello di reddito operativo» fin dal 2014, secondo il consulente della Procura di Milano, Nicola Pecchiari, commercialista e docente della Bocconi, nell’ambito dell’indagine avviata nel novembre 2022 a carico della ministra e altre persone per falso in bilancio e bancarotta, dopo la denuncia degli azionisti di minoranza. In merito a Visibilia Srl, emerge che, oltre a «irregolarità estremamente significative», nell’«ultimo esercizio prima del conferimento nel 2019 a favore della neocostituita Visibilia Concessionaria Srl, il patrimonio netto rettificato… fosse già negativo per oltre 8,2 milioni» e 4 anni prima per 5,4 milioni. Eppure quel trasferimento consente «una plusvalenza di 2,971 milioni».
Santanchè, presidente di tutte le società fino al gennaio 2022, mentre ha ceduto le quote di maggioranza dopo la nomina nel governo Meloni, ora punterebbe a far cancellare l’ipotesi di reato di bancarotta, con la proposta all’Agenzia delle Entrate di versare 1,2 milioni in 10 anni per chiudere il contenzioso con il Fisco. Se la proposta sarà accolta, non senza qualche imbarazzo per il ministro leghista dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il tribunale revocherà l’istanza di fallimento per Visibilia Srl, come è già avvenuto per Visibilia Editore e Visibilia Holding,che hanno ripianato i debiti, e come ha chiesto Visibilia Concessionaria. La procura, però, ha acceso un faro anche su Ki Group, società alimentare bio, comprata da Santanchè insieme all’ex compagno Canio Mazzaro, al centro dell’inchiesta di Report, che ha raccontato di dipendenti mandati a casa senza il Tfr, di fornitori non pagati e del crollo azionario che ha ridotto la capitalizzazione in Borsa da 35 milioni a 469 mila euro. Al dissesto avrebbe contribuito Negma, fondo di Dubai presieduto da Elag Gassman, che ha concesso un prestito convertibile a Ki Group per risolvere temporaneamente il bisogno di liquidità, ma che ha poi accelerato il tonfo del titolo azionario. Chi c’è davvero dietro Negma e Gassman?
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