La ministra cambia linea: giovedì in Parlamento a riferire. Poi attacca Matteo: “Siete stati pazzi a chiedermelo”. “Se sei sicura che non ci sia niente, vai in Parlamento a spiegare”. È venerdì sera e il caso Santanchè sta […]

(DI GIACOMO SALVINI – ilfattoquotidiano.it) – “Se sei sicura che non ci sia niente, vai in Parlamento a spiegare”. È venerdì sera e il caso Santanchè sta diventando sempre più complicato, con le richieste di Lega e Forza Italia di andare a chiarire alle Camere. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, prima di partire per l’Austria, alza il telefono e chiama la ministra del Turismo, sempre più in bilico dopo le inchieste del Fatto e di Report sulle sue aziende. Concordano la linea: visto che le opposizioni sono determinate a formalizzare la richiesta, meglio anticiparle senza dare soddisfazione agli alleati riottosi. Un passo indietro rispetto alla linea ufficiale del partito espressa venerdì dal capogruppo di Fratelli d’Italia, Tommaso Foti: “Non serve che Santanchè venga a riferire, ha già chiarito”, aveva detto.

E invece non è così, visto che ieri è stata proprio Meloni, dall’Austria, a gelare la ministra: “Non c’è nessun problema ad andare a riferire in Parlamento, è una richiesta legittima e sono contenta che lo farà. L’ho vista tranquilla in queste ore come sono tranquilla io”, dice la premier. Non proprio una difesa convinta. Poco dopo, arrivata a Ischia per un evento sul turismo dei conservatori europei, lo ripete la stessa ministra, che nega una chiamata della premier (“l’ho deciso io”): “Se la richiesta di andare a riferire sarà formalizzata, sarò fiera di farlo – spiega -Ci ho sempre messo la faccia e sono tranquilla. Non ho nemmeno un avviso di garanzia, altro che rinvio a giudizio…”. Il capogruppo di FdI Tommaso Foti al Fatto dice che “si andrà in aula non per un’inchiesta televisiva, ma per rendere testimonianza al Parlamento: noi rispondiamo agli elettori”. La richiesta sarà formalizzata dalle opposizioni mercoledì in conferenza dei capigruppo e la ministra riferirà tra giovedì e venerdì.

La linea di Palazzo Chigi in queste ore mette in grosso imbarazzo Santanchè: per il momento il caso viene trattato come “un’inchiesta giornalistica” e quindi le dimissioni non sono sul tavolo (“Non si può creare questo precedente pericoloso”, dice un ministro), ma nel caso in cui emergessero nuovi sviluppi giudiziari (la conclusione delle indagini e la formalizzazione dell’avviso di garanzia) la situazione cambierebbe. “Dovremo capire che impatto avrà la questione sul governo”, è la versione di Palazzo Chigi. Ergo: se la situazione peggiora, Santanchè dovrà lasciare. Stessa linea comunicata via email ieri ai parlamentari di Fratelli d’Italia nel “mattinale” quotidiano: niente “processi sommari” fino all’inchiesta, ma nemmeno difesa a oltranza. “Se arriva la conclusione delle indagini la situazione diventa grave e Daniela non reggerà – preconizza un dirigente di FdI – Meloni è molto rigida su queste cose”. Anche perché a quel punto l’urgenza sarebbe salvare il presidente del Senato Ignazio La Russa, legale che ha assistito Visibilia e il fondo emiratino che ha finanziato l’azienda. L’obiettivo diventerebbe far cadere Santanchè per salvare il pesce grosso La Russa.

A spingere la ministra fuori dal governo è la Lega di Salvini, che venerdì con il capogruppo Riccardo Molinari, era stata la prima a chiederle di riferire in aula, mentre Forza Italia è divisa tra i ronzulliani (che spingono per le dimissioni) e i governisti (ieri Tajani ha detto “no” alle dimissioni).

L’uscita di Molinari telecomandata da Salvini ha fatto andare su tutte le furie la ministra che ieri, arrivando all’evento a Ischia, ha raccontato l’episodio al consigliere Gianluca Caramanna. “Ieri, dopo le dichiarazioni di Molinari, ho chiamato Salvini e mi sono arrabbiata. Gli ho detto: ‘Ma siamo pazzi?’”. “Infatti adesso Salvini ha appena detto che ha fiducia in te”, ha replicato Caramanna. “Ah sì? quando?” le ha risposto Santanchè, che quasi non credeva nella benevolenza di Salvini. Insomma, la ministra si è molto arrabbiata con il vicepremier dopo l’uscita di Molinari. Così ieri Salvini ha tirato indietro la mano: “Ho massima fiducia per i colleghi. Se la politica dovesse lavorare in base alle inchieste di Report e Fatto saremmo il Paese delle banane”. Una mossa dietro cui si cela la strategia del logoramento del leghista. Indebolire la premier mandando avanti un suo fedelissimo e frenare a risultato raggiunto: Santanchè in aula.

La ministra è in difficoltà e si vede. Teme i giornalisti: “Chi c’è?”, si rivolge allo staff a Ischia. Elogia il lavoro di Meloni (“Una squadra di governo coesa”), attacca il reddito di cittadinanza e manda una frecciata a Salvini: “Sono favorevole al Ponte sullo Stretto ma anche all’alta velocità Napoli-Brindisi”. Ai cronisti presenti risponde: “Sono assolutamente tranquilla”. Ma non ci crede neanche lei.