La replica del Cremlino: “Notizie false”. Aperta una procedura per “incitamento alla rivolta armata” contro il leader della Wagner

Prigozhin: “Attaccati dai russi”. E Mosca lo mette sotto processo

(di Rosalba Castelletti – repubblica.it) – È l’inizio del conflitto civile in Russia? Di un golpe? Di un ammutinamento? La risposta arriva dall’Fsb: per i servizi di sicurezza è quantomeno “incitamento alla rivolta armata”. In un crescendo di audio virulenti pubblicati sul canale Telegram del suo ufficio stampa, il capo della compagnia militare privata Wagner prima accusa le forze armate russe di aver bombardato i suoi accampamenti, poi annuncia di aver preso una decisione insieme al Consiglio dei comandanti dei mercenari: “Il male che porta la leadership militare del Paese dev’essere fermato. Coloro che oggi hanno fatto ammazzare i nostri ragazzi, coloro che hanno distrutto decine, molte decine di migliaia di vite dei soldati russi, saranno puniti”.

Un attacco diretto al ministro della Difesa Sergej Shojgu che, a suo dire, sarebbe fuggito “da vigliacco” da Rostov-sul-Don. Di più, una vera e propria dichiarazione di guerra. Seguita da un invito a “tutti quelli che ne hanno voglia” a “unirsi” ai suoi 25mila uomini per “porre fine a questa porcheria”. Poi la precisazione: “Questo non è un golpe militare, ma una marcia della giustizia”.

Ma alle autorità russe la puntualizzazione non basta. Le accuse del sedicente “macellaio di Putin” sono senza fondamento. Lo dice il ministero della Difesa in uno scarno comunicato che per la prima volta nomina Prigozhin su cui da mesi era calato il silenzio di organi governativi e media di stampa: “Tutto falso. Si tratta di una provocazione informativa”. E lo dice anche il Comitato antiterrorismo. Per l’Fsb Prigozhin ha “incitato alla rivolta armata” e va messo sotto processo penale. Poi l’appello che sa di ultimatum: “Chiediamo che metta fine alle azioni illegali”. Mentre a Rostov-sul–Don, dove si presume sia diretto Prigozhin, viene attivato il “Piano Fortezza” e in strada appaiono i tank.

Vladimir Putin è stato informato. Si stanno prendendo le misure necessarie”, assicura il suo portavoce Dmitrij Peskov. Eppure la popolazione è all’oscuro dell’escalation. La tv non ne parla. Nessuno manda in onda il balletto del Lago dei Cigni come avvenne per tre giorni consecutivi durante il putsch dell’agosto del 1991. Tutto corre in Rete dov’è difficile dire dove finisca il virtuale e inizi il reale. La politologa Tatiana Stanovaja interviene: “Calmatevi tutti. Finora non si hanno prove convincenti che ci sia stato un golpe dei wagneriti e che Prigozhin stia guidando le sue colonne da qualche parte. No. La parte dimostrativa è però molto forte”. In ogni caso, che dia o meno seguito alle minacce, Prigozhin stavolta ha alzato troppo l’asticella. L’autoproclamatosi “macellaio di Putin” ha dichiarato la sua condanna a morte.

Per mesi il leader del Cremlino aveva taciuto dinanzi alle sue invettive. Come il video diffuso in mattinata in cui Prigozhin aveva accusato il ministro Shojgu di avere “ingannato” il Paese e Putin trascinando la Russia nel conflitto contro l’Ucraina. Prigozhin smontava pezzo per pezzo i pretesti strombazzati dalla propaganda, e dallo stesso presidente, per giustificare l’intervento in Ucraina: non c’era stata nessuna “pazza aggressione” da parte dell’Ucraina, nessun suo tentativo “di pianificare un attacco con l’intera Nato”, nessun bisogno di “denazificare” e “smilitarizzare”. L’operazione militare speciale, a suo dire, era “cominciata per ragioni completamente differenti”. Serviva innanzitutto a Shojgu “per entrare nella storia come un grande condottiere di Tuva, per diventare maresciallo e due volte Eroe della Russia”, e agli oligarchi che avevano “rubato alla grande nel Donbass, ma volevano di più”, ossia spartirsi l’Ucraina e nominare come presidente Medvedciuk.

Fin lì l’ennesima provocazione, la terza in tre giorni, dettata dal rifiuto di siglare entro il primo luglio il contratto che dovrebbe assoggettare i suoi “volontari” alla Difesa. Poi in serata l’escalation a cui nessuno riesce al momento a trovare una logica. Neppure i suoi sostenitori. Tutti smarriti e confusi. Come il politologo Sergej Markov. Soltanto poche ore prima aveva assicurato più e più volte: “Prigozhin è assolutamente fedele a Putin”. Davanti alle notizie, prova a giustificare il leader di Wagner arrivando a ipotizzare un’operazione della Difesa ucraina, dello Sbu o dell’intelligence britannica per innescare il conflitto civile. Poi inizia a parlare di “presunto” Prigozhin e “presunto” Wagner. Il politologo Sam Greene dopo aver passato al vaglio le più svariate ipotesi si arrende: “Forse Prigozhin ha soltanto perso la testa”. Quel che è certo è che, se non l’ha persa, la sua testa cadrà presto.