Da Guerini a Boschi, fino alla Lega: il riflesso pavloviano per farla pagare alla segretaria in piazza con il “cattivo”. Che bisognasse farla pagare a Elly Schlein per la “bestemmia” della presenza a una manifestazione […]

(DI SALVATORE CANNAVÒ – ilfattoquotidiano.it) – Che bisognasse farla pagare a Elly Schlein per la “bestemmia” della presenza a una manifestazione del Movimento 5 Stelle era già chiaro dalla mattina di ieri quando la leader del Pd si è recata in piazza della Repubblica a Roma a farsi fotografare insieme a Giuseppe Conte. Non solo una foto a uso stampa, ma un messaggio politico evidente: il dialogo tra queste due forze politiche deve essere mantenuto o, meglio, recuperato nonostante le differenze.

Ma a permettere di scatenare la caccia contro la segretaria, da parte di buona fetta del Partito democratico, è stato nel pomeriggio il discorso di Beppe Grillo che solo una classe politica, e giornalistica, allo stremo e in malafede ha potuto associare agli “anni di piombo”. Il fondatore del M5S ha parlato infatti di “brigate di cittadinanza con i passamontagna” per fare interventi attivi nelle città disastrate, “fare dei lavoretti”, sistemare giardini. Una traduzione grillesca, con concessioni evidenti allo show, di quella idea antica degli “scioperi alla rovescia” di cui parlava Danilo Dolci.

Ma quei “passamontagna” hanno offerto, finalmente avranno pensato i protagonisti, il pretesto per una sequela di attacchi e reprimende contro Schlein. Sui social si sono subito scatenati i renziani doc a partire da Maria Elena Boschi secondo cui “fare riferimento alle Brigate coi passamontagna e le altre frasi della piazza grillina di oggi dimostrano che i Cinque Stelle scherzano col fuoco. Mi meraviglio del Pd che accetta di stare in una piazza vuota di persone ma piena di odio e violenza verbale”.

Dopo la parlamentare toscana il gruppo di parlamentari che si raccoglie attorno al senatore fiorentino inizia come solo lei sa fare e arrivano puntuali i messaggi di Luciano Nobili, Raffaella Paita, Teresa Bellanova: tutti uniti dal disgusto per la “bestemmia”. Ma a quel punto la corrente “riformista” (di cui non si ricordano riforme) ha la strada spianata: “Unire le opposizioni è fondamentale. Ma intorno a cosa ci uniamo? Alle parole aberranti di Moni Ovadia sull’Ucraina o alle farneticazioni di Beppe Grillo sui passamontagna?” scrive su Twitter Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo. “In Italia è agghiacciante usare insieme, per di più dal palco di un partito, le parole ‘brigate’ e ‘passamontagna’” aggiunge il senatore dem Dario Parrini.

Lo sdegno non riguarda solo il Pd visto che il partito di maggioranza, Fratelli d’Italia, prepara subito una grafica a uso social in cui sotto il titolo “Ennesimo delirio dei 5 Stelle” scomoda gli anni 70 scrivendo che “l’odio e la violenza evocati nelle parole di Grillo riportano agli anni bui dove il piombo e il sangue hanno sporcato le strade dell’Italia. Chieda immediatamente scusa”. La Lega subito si accoda e così fa Forza Italia con Giorgio Mulé – “quella di Grillo è un pericoloso invito a sollecitare menti deboli” – e poi Licia Ronzulli: “La Schlein, Conte e Grillo, che incita alla violenza, invitando la popolazione a costituire le ‘brigate di cittadinanza’ e a mettere il passamontagna, tutti insieme appassionatamente”.

Il M5S tenta di replicare come può: “Questa metafora, secondo loro, inneggia alla violenza. Quanta ipocrisia se si commenta una frase cancellandone metà” afferma il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli. Ma ormai il gioco è cominciato: le trasmissioni tv della sera proseguono e così fanno i titoli dei giornali online, figuriamoci quelli cartacei di oggi.

Nel Pd, però, sarà uno dei leader della corrente “riformista”, il presidente del Copasir Lorenzo Guerini, a mettere nero su bianco cosa davvero preoccupa una parte rilevante di quel partito, la posizione del M5S sulla guerra e lo spazio offerto nel corso della manifestazione di ieri a Roma a Moni Ovadia che ha svolto un intervento molto duro: “Giusto lavorare per unire le opposizioni” scrive Guerrini: “Giusto trovare un terreno comune di azione per incalzare il governo sui temi del lavoro precario chiedendo risposte vere rispetto alle proposte che abbiamo depositato in Parlamento. Nessuna polemica quindi se si propone e si decide di partecipare ad una manifestazione seppur convocata da un altro partito. Non polemizzo sul fatto che si sia deciso di partecipare, seppur nella fase iniziale della manifestazione, senza averne discusso. Non posso però non rimarcare la mia distanza siderale da ciò che è stato detto sulla guerra di Putin all’Ucraina. Il Partito democratico è dalla parte dell’Ucraina, della sua lotta per la libertà e per la sovranità del suo popolo”.

Ecco il vero nodo del contendere, per lo meno in questa fase storica. La posizione sul conflitto in Ucraina costituisce un muro invalicabile per il dialogo tra Pd e M5S e quindi per la realizzazione di un possibile fronte comune. Schlein lo sa e anche per questo ieri mattina ha cercato di mettere in valore uno dei pochi punti su cui i due partiti possono agire se non all’unisono almeno con accenti comuni: la precarietà, il salario minimo, il lavoro.

Ma tra il suo partito e i 5S oggi continua a esserci un muro invalicabile, la guerra. E a non voler abbattere questo muro è una parte consistente dei suoi compagni di partito.