(di Eleonora Capelli – repubblica.it) – Massimo Cacciari interverrà a Repubblica delle Idee domenica 11 giugno, alle 12.30 per parlare con il giornalista Carmelo Lopapa di quello che ci sta spingendo “Oltre il lavoro”.

Perché secondo lei è urgente occuparsi di questo tema?
“Bisogna partire dall’inizio, prima di tutto l’importanza del termine. Le forme tradizionali di lavoro sono ormai del tutto superate, la rivoluzione tecnologica sta già cambiando radicalmente la vita delle persone e gli sviluppi dell’intelligenza artificiale vanno nella stessa direzione. A questo punto si pone il problema di come si potrà intendere questa “Repubblica fondata sul lavoro” in cui viviamo. Bisognerà decidere che questo non significa che la Repubblica sia fondata sul lavoro dipendente, ma sulla capacità di ogni individuo di essere attivo”.

Non è facile però liberarsi di una parte fondamentale della vita come oggi è il lavoro.
“Il punto è che ci sarà sempre un lavoro creativo, mentre quello tecnico e amministrativo vedrà ridursi progressivamente sempre di più in termini di importanza, peso e significato sociale, culturale e politico. La prospettiva è quella delineata da “Metropolis” (film di Fritz Lang del 1927, ndr) , in cui i lavoratori sono in una specie di “sottofondo”, ad aspettare misericordia e assistenza, mentre poche persone si trovano al piano superiore, senza neanche la consapevolezza di cosa c’è sotto di loro. Siamo immersi in un sistema che si basa sul risparmio del lavoro tradizionale e che procede a velocità incredibile”.

Quale cambiamento è necessario?
“Non si può pensare di essere attivi solo se si risponde a un padrone, oggi il capo di una multinazionale può guadagnare 400 milioni di euro all’anno, basterebbe lasciargliene 2 o 3 per consentire a tante persone di vivere bene, svolgendo la propria attività e anche divertendosi. Siamo in un mondo in cui si produce moltissima ricchezza, solo che viene distribuita male e il lavoro necessario si riduce drasticamente, perché il capitalismo ha solo cercato di ridurre gli occupati in questi anni, in tutti i settori. La rivoluzione tecnologica è stata più veloce delle altre e ha caratteristiche diversa ad esempio da quella industriale, che produceva massicciamente nuove occasioni di lavoro dipendente, per la produzione di beni di consumo di massa. La rivoluzione in cui ci troviamo immersi ha un carattere del tutto diverso”.

Bisogna quindi cambiare l’articolo 1 della nostra Costituzione?
“La Repubblica oggi deve essere fondata sulla capacità di ogni individuo di essere attivo e creativo, ogni cittadino ha il dovere di essere attivo e il diritto di essere remunerato secondo i suoi bisogni. Tutto questo è possibile, non ci dobbiamo arrendere, occorrono nuovi modelli politici di intervento pubblico, altrimenti siamo diretti verso l’obbrobrio che vediamo avvicinarsi e che in parte i lavoratori della “gig economy” vivono già”.