Decadenza mediatica come raramente in passato. Una vittima incinta, giovane, bella e un carnefice insospettabile, che lavorava in uno dei bar più esclusivi di Milano. E poi l’omicidio […]

(DI SELVAGGIA LUCARELLI – ilfattoquotidiano.it) – Una vittima incinta, giovane, bella e un carnefice insospettabile, che lavorava in uno dei bar più esclusivi di Milano. E poi l’omicidio che si consuma nei primi giorni di caldo estivo, terreno fertile per il voyeurismo da cronaca nera. Era chiaro che l’omicidio di Giulia Tramontano e del suo bambino che stava per nascere avesse tutti gli ingredienti per innescare la gara al dettaglio più morboso, all’interpretazione più psicoterapica, al giudizio più acrobatico. E infatti così è andata, con picchi di decadenza mediatica a cui raramente avevo assistito.
Non so neppure da dove cominciare. Forse dalla morbosità con cui si è frugato nel cellulare di Giulia, riportando parola per parola i suoi sfoghi feroci di donna ferita dai continui tradimenti di lui, profanando la sua intimità. Forse da quelli che pure nei titoli di giornale hanno continuato a riferirsi a lui, all’assassino, come ad “Ale”, un diminutivo confidenziale da buffetto sulla guancia, per un uomo che ha ammazzato la compagna incinta accoltellandola alla gola. Ma non posso non citare anche gli influencer famosi che quando c’è un funerale desiderano essere il morto: per esempio quello che pubblica i messaggi che Giulia gli aveva mandato e “Mi dispiace tantissimo non essere riuscito a leggere i suoi messaggi. Rip Giulia sarai per sempre col tuo bambino”. O, peggio ancora, Pupo che, come lo scalatore quando si parla di Everest, in quanto testimonial delle relazioni poliamorose si è sentito chiamato in causa. E ha inviato una lettera a Dagospia il cui succo era “anche io sono stressato come Impagnatiello dalla gestione di due rapporti sentimentali che durano da trentacinque anni, ma voglio tranquillizzare tutti e soprattutto le mie due donne, mia moglie Anna e la mia compagna Patricia, non ho intenzione di uccidere nessuno”. Ma tu pensa, attendiamo una lettera dell’AIBES, associazione italiana barman, in cui si precisi che anche i loro soci sanno preparare cocktail, ma non hanno intenzione di accoltellare mogli, fidanzate e clienti astemie. Poi c’è la polemica tanto scema quanto ricorrente, ovvero la pm che ricorda alle donne l’importanza di non andare mai all’incontro della spiegazione e l’indignazione social di chi “Come al solito si colpevolizza la vittima!”. E certo, se si invita le donne a proteggersi, le si incolpa di qualcosa.
Imperdibile poi il video scoop mandato in onda da Quarto grado in cui l’assassino preparava “un cocktail Martini in chiave meneghina, mescolando gin extra dry con vermouth bianco infuso in pistilli di zafferano”. Davvero una serie di informazioni che aiuteranno gli inquirenti ad avere un quadro più completo su come shakerare un drink senza innaffiare il cliente. A tal proposito, abbiamo anche il giornale che telefona all’Armani Bamboo Bar, il locale in cui lavorava Alessandro, per sapere se la clientela sia condizionata dalla tragedia e come vadano gli affari. Addirittura vengono riportati alcuni commenti dei clienti su TripAdvisor. In effetti è interessante documentare quante stelline abbia l’omicidio di Giulia per la clientela del bar.
Poi c’è la madre di Alessandro detto “Ale”, sempre per quelli che lo trovano un simpatico pasticcione. Madre che trova sia una buona idea parlare con i giornalisti prima che col figlio in carcere o con la famiglia di Giulia e che, in lacrime, regala quel “mio figlio è un mostro!” alle telecamere dei salotti tv. E però la pubblica indignazione – questo sì che è bizzarro – viene riservata a Mara Venier, la quale guardando in camera conferma alla madre di Alessandro detto “Ale” “Sì signora, suo figlio è un mostro”. Che per carità, non sarà una lezione di delicatezza, ma ditemi voi se è normale ricevere in casa giornalisti e telecamere mentre tuo figlio deve ancora completare la confessione in carcere e il corpo gravido di tua “nuora” e di tuo nipote giacciono in obitorio, in attesa dell’autopsia.
Ma siccome a livello familiare non ci facciamo mancare niente, c’è pure la brutta storia della raccolta fondi promossa dalla sorella della povera Giulia, inizialmente presentata come una richiesta di 5.000 euro da devolvere a iniziative e centri anti-violenza. Poi, quando è chiaro che sull’onda emotiva i donatori sono molti, diventa una raccolta di 15.000 euro per pagare funerali e avvocati alla famiglia di Giulia, famiglia che non fornisce alcuna spiegazione sulle sue condizioni economiche, tanto più che la sorella della vittima ha un account Instagram tempestato di sue vacanze in località non proprio da famiglia indigente, dalle Maldive a Zanzibar.
E infine, il vero colpo di teatro, si inserisce nel dibattito pure il bodyguard Riccardo che lancia un messaggio alle donne e, già che c’è, fa un po’ di pubblicità alla sua agenzia di sicurezza: “Siamo disponibili a effettuare un servizio gratuito per accompagnarvi a un ‘ultimo appuntamento’. Non vergognatevi: meglio tornare a casa con uno di noi che vi accompagna piuttosto che in una bara!”. E certo, presentarsi con un uomo a un incontro con un ex, magari ossessionato dalla gelosia, mi sembra un’ottima idea. Ma soprattutto, nel caso quello dovesse avere una pistola, il bodyguard che fa, schiva i proiettili al rallentatore come Neo in Matrix? Insomma, Alessandro Impagnatiello è forse un “narcisista manipolatore” come da diagnosi mediatica ormai stabilita, ma di narcisisti armati di spregiudicatezza e malinconico squallore, in questa triste storia, ce ne sono un bel po’.
stavolta non posso che concordare
l’articolo è ineccepibile
"Mi piace"Piace a 1 persona
C’è molto anche di “politico” ma non detto in questo caso, e si riferisce al nascituro. Mi aspetto una battaglia in aula per cambiare la legge che prevede, in casi come questo, il “procurato aborto” e non l’ omicidio.
In effetti a sette mesi il bambino avrebbe potuto sopravvivere e mi pare giusto. Ma sarebbe il caso di chiarire lo scopo di questo accanimento mediatico che coinvolge tutte le Reti TV, la RAI in primis.
Il balletto è sempre il solito : uomo cattivo cattivo, “narcisista”, “indiscrezioni” che si accavallano, imporobabilissimi messaggi di bambini lasciati sul luogo dell’ orrore ( a che scopo? Che il leggano in TV?)
Come sempre, ci si commuove solo “dopo”, anche in casi diversi da questo in cui molti avrebbero potuto intervenire. Prima non si sente, non si vede, non si parla, nepputre in paeselli in cui i vicini di casa sanno anche quante volte vai in bagno.
Dopo è tutto un fiore, una lacrima, un peluche…
Nel merito ( e non mi riferisco a questo caso, nei riguardi del quale son poco o nulla), occorre, come ho già scritto, rivedere lo strapotere della donna nei confronti dei figli. L’ uomo non ha alcuna voce in capitolo, nè se la compagna decide di abortire mentre lui è contrario, nè se gli viene “imposta” una paternità non cercata nè accettata. Deve solo subire. Si parla tanto di “parità” ma in questo caso ( che condiziona pesantemente l’ intera vita) si glissa.
La materia è delicatissima, occorrerebbero legislatori onesti e non ideologici. Non se ne farà alcunchè.
"Mi piace"Piace a 1 persona
Carolina, rilassati. Mi sa che infosannio ti stressa.😀😀
"Mi piace""Mi piace"
Finchè è la donna ad avere l’utero non può esserci parità. Sollevare il dubbio sulla strumentalizzazione politica della questione “procurato aborto o omicidio” mi sembra opportuno, ma solleverei anche il dubbio sulla strumentalizzazione della gravidanza della vittima per rivedere il diritto di autodeterminazione della donna nella decisione di interrompere la gravidanza o meno.
"Mi piace""Mi piace"
Il diritto di abortire è sotto attacco da decenni. Il fatto stesso che esista l’ obiezione di coscienza – che sarebbe stata giustificata per i ginecologi in servizio prima della legge sull’ aborto ma non dopo: se non te la senti di ottemperare alle leggi, scegli un’ altra branca della Medicina, sono infinite… E non carichi i colleghi di un compito tanto sensibile mentrte tu non paghi alcun pegno… – indica la volontà sia da parte della Destra che della Sinistra ( gli obiettori si sono moltiplicati negli anni: chi non lo sarebbe dato che è… gratis?) di mettere lacci e lacciuoli , nei fatti, a quella legge. Insomma, “si può” ma non ci si riesce, o quanto meno devi passare millanta ostacoli: tipico italiano, fatta la legge scoperto l’ inganno.
Piuttosto è del diritto dell’ uomo nei confronti del figlio che non si parla. Nei fatti non ne ha, solo doveri : può solo accettare ( nel caso dell’ aborto) o pagare a vita ( nel caso del figlio voluto solo da “lei”).
Autodeterminazione della donna? Difficile travare la quadra: è la donna che porta il figlio nel suo corpo, quindi è lei che deve decidere.
Giusto. Ma se l’ uomo è contrario che si fa?
La soluzione sarebbe che la madre prendesse il suo bambino e ci pensasse da sola, dandogli il nome e mantenendolo in autonomia.
Ci scommettete che in questo caso Vip e calciatori dormirebbero sonni tranquilli senza bisogno di passere anni in tribunale per il mantenimento della … sorpresa? E che gli “errori” di contraccezione calerebbero in maniera esponenziale esattamente come i … matrimoni riparatori ( ci sono ancora, ci sono…)
Non tutte le donne sono Madonne, proprio no.
Non esageriamo…
"Mi piace""Mi piace"
Eh già, poveri uomini sprovveduti!
"Mi piace"Piace a 1 persona
Ma autodeterminazione de che? Il feto, che deve subire gli illogismi paranoici di chi pensa di poter autodeterminarsi, mica è della donna. Non dimentichiamo che la donna pro-crea: nihil agit se ipsum!
non crea.
"Mi piace""Mi piace"
“Autodeterminazione della donna? Difficile travare la quadra: è la donna che porta il figlio nel suo corpo, quindi è lei che deve decidere. Giusto.”
Giusto? Qualcuno ha per caso potuto scegliere se nascere o meno?
“E in realtà, di fatto, l’uomo non è libero né della sua nascita né della sua morte. Per quanto riguarda la nascita, egli non è libero né dell’accettazione, né del rifiuto, né del momento. In quanto alla morte, egli non è libero di sottrarsi a essa; e in piena giustizia analogica neppure deve essere libero di sceglierne il momento… In tutti i casi, l’uomo non è libero di nessuna delle condizioni di questi due atti: la
nascita lo proietta inesorabilmente nel circolo di un’esistenza che egli non ha né chiesto né scelto; la morte lo ritrae da tale circolo e lo proietta invincibilmente in un altro…”.
Ora, se un individuo non è libero nemmeno di decidere della propria condizione vitale, come si può ancora parlare seriamente di “autodeteminazione”, quando non è più la propria esistenza in gioco, ma quella di un altro, per di più tuo figlio?
"Mi piace""Mi piace"
Si insiste molto sul bar “esclusivo” in cui l’ assassino lavorava. Fosse stata una bettola cambiava qualcosa?
"Mi piace""Mi piace"
Ok, perfetto Lucarelli, aspetto anche con curiosità un articolo su Claudio Foti.
"Mi piace""Mi piace"
La TV è l’oppio degli imbecilli…
"Mi piace""Mi piace"
Di cosa stupirsi in un Paese in cui il Grande Fratello è arrivato alla sedicesima edizione?
"Mi piace""Mi piace"
Non è mica l’ unico Paese.
C’è praticamente ovunque : 40 Paesi nel Mondo, Africa compresa.
E’ la globalizzazione, bellezza…
"Mi piace""Mi piace"