La Giornata mondiale dell’Ambiente è un pranzo di gala dove l’editore di Repubblica dona a Papa Francesco una stola con le fondamentali “strisce del clima” che evidenziano il riscaldamento […]

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – La Giornata mondiale dell’Ambiente è un pranzo di gala dove l’editore di Repubblica dona a Papa Francesco una stola con le fondamentali “strisce del clima” che evidenziano il riscaldamento globale. E con Bergoglio che annuncia: “In Vaticano è stata abolita la plastica al 97 per cento”, tra l’esultanza dei presenti: forza Santità, un altro tre per cento ed è fatta. Il Laudato si’ del Corriere della Sera è un massiccio abito cartaceo (62 pagine di cellulosa e di pioppi), di un verdognolo piuttosto sospetto (forse ispirato al disgusto per le emissioni di CO2). Intanto, se al Colosseo si celebra il Festival del Green&Blue (mondanità rinnovabile e discorsi riciclati), i pessimi negazionisti del riscaldamento globale osano paragonare la difesa dell’Ambiente ad altre risibili giornate mondiali: degli Abbracci (21 gennaio), dei Croissant (30 gennaio), dei Calzini spaiati (3 febbraio). Una vergogna di chi partecipa all’imminente tracollo del pianeta (“il tempo è scaduto”, avverte Francesco) impegnato a bastonare chiunque si faccia carico del problema, magari indossando una giacca di cotone o acquistando mobili di legno certificato. Cosicché, mentre scompaiono i ghiacciai e le acque già sommergono le isole del Pacifico, la risposta è o futile o canzonatoria. Poi c’è la terza via di Giorgia Meloni, che non sapendo che pesci prendere si rifugia nelle sciarade: “Transizione verde va accompagnata, ma no a ecologismo ideologizzato”. Boh. La premier è a tal punto coinvolta emotivamente sul futuro del globo che al momento della formazione del governo scambiò dicastero al povero forzista Gilberto Pichetto Fratin che si ritrovò senza saperlo ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e patriottica. Una pasta d’uomo che quando torna a casa, a Giffenga (Biella), 101 abitanti, dicono ragioni di ecologia con l’amato cane Ginger. Alla fine si comprende perché la vera motivazione che contrappone chi ha paura di un clima impossibile (e della bomba) e chi se ne strafrega sia soprattutto anagrafica. Da una parte, i giovanissimi che temono di non arrivare all’età adulta. Dall’altra, chi la vita se l’è già ampiamente goduta e magari ha un piede nella fossa. Quelli che se interrogati sulle incombenti catastrofi planetarie allargano le braccia e dicono che tanto prima o poi tutti dobbiamo morire.