L’altroieri, 29 maggio, può essere considerato un giorno doppiamente fortunato. Per il centrosinistra che, adesso, potrà disporre di un anno pieno prima di perdere, con calma, le prossime elezioni Europee. Mentre […]

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – L’altroieri, 29 maggio, può essere considerato un giorno doppiamente fortunato. Per il centrosinistra che, adesso, potrà disporre di un anno pieno prima di perdere, con calma, le prossime elezioni Europee. Mentre per la maggioranza di destra avere a che fare con un’opposizione così gioiosamente disposta a farsi triturare può equivalere a un sostanzioso vitalizio. Ovvio che si può fare di meglio (o di peggio) se pensiamo che le ultime settimane di campagna elettorale il Pd le ha dedicate non esattamente ai problemi di Ancona, Siena o Pisa, bensì al martirologio di Fazio e Annunziata costretti all’esilio volontario dallo squadrismo Rai. Odiose epurazioni che, va riconosciuto, purtroppo non hanno suscitato gli auspicati sommovimenti nel Paese anche se occorre avere pazienza. Dal fallimento dei moti del ’48 non fu forse generato il Risorgimento? E allora perché non immaginare che dalla paventata sostituzione, a Sanremo, di Amadeus con Pino Insegno possa, chissà, scoccare finalmente la scintilla del riscatto antifascista?

Neppure getteremo la croce della disfatta sulle spalle di Elly Schlein come invitano a fare gli osservatori più illuminati (con le correnti interne già impegnate nello sport preferito dalla sinistra: fare fuori il segretario). Come si può addossarle la colpa delle candidature sbagliate lei che, parcheggiata da soli tre mesi al Nazareno, forse conosce a malapena l’ubicazione della sua stanza? Vero è che la sua unica presa di posizione di un certo rilievo è stata quella a difesa delle femministe, che al Salone di Torino hanno impedito al ministro Roccella di parlare (censura che, purtroppo, Sergio Mattarella, faro e nume dei dem ha invece deplorato). Detto che i 5Stelle hanno dato il loro fattivo contributo alla disfatta, stante il cronico “mancato radicamento sul territorio” (che ricorda quei calvi che constatata la mesta assenza di bulbi piliferi sul cranio si radono a zero). Ricordato l’affettuoso sostegno del verde Bonelli a quei giovani virgulti che imbrattano i monumenti e versano liquidi neri nelle fontane per difendere l’ambiente, e fare incazzare gli elettori superstiti, possiamo concludere che a Giorgia Meloni non conviene affatto vincere troppo. Perché coccolare certi avversari è sicuramente più conveniente che patire certi alleati.