I militari della Forza Nato hanno usato granate stordenti per disperdere la protesta contro l’elezione di sindaci albanesi in alcune località del Nord del Paese, a maggioranza serba. I dimostranti hanno risposto con il lancio di sassi e bottiglie

(repubblica.it) – Le truppe della Kfor, la Forza Nato in Kosovo, sono intervenute oggi a Zvecan per disperdere i dimostranti serbi che da questa mattina manifestano davanti alla sede del municipio locale per protestare contro l’insediamento del nuovo sindaco di etnia albanese. Zvecan è uno dei quattro maggiori Comuni del nord del Kosovo a maggioranza serba alla cui guida sono stati eletti il 23 aprile scorso nuovi sindaci di etnia albanese a causa del boicottaggio elettorale dei serbi: a votare sono stati solo circa 1.500 aventi diritto, su circa 45.000 registrati. Proteste analoghe sono in corso anche a Zubin Potok e Leposavic.
Negli scontri si sono registrati numerosi feriti sia fra i militari Nato che fra i manifestanti: tra i feriti anche un inviato dell’agenzia serba Tanjug, colpito alle gambe da una bomba assordante, ha riferito la stessa agenzia. Per disperdere i circa 300 dimostranti serbi i militari della Kfor hanno fatto largo uso di manganelli, lacrimogeni e bombe assordanti. I manifestanti hanno risposto con un fitto lancio di sassi, bottiglie e altri oggetti.
La forza Nato dispiegata in Kosovo ha dichiarato di aver “rafforzato la sua presenza” nel nord del Paese e ha esortato Belgrado e Pristina a riprendere il dialogo condotto sotto gli auspici dell’Unione Europea per ridurre le tensioni. A causa della situazione estremamente critica e di alta tensione nel nord del Kosovo, l’Esercito serbo resterà in stato di massima allerta fino a venerdì prossimo.
Lo ha detto oggi il ministro della Difesa Milos Vucevic, confermando la dislocazione di truppe lungo la linea di confine tra Serbia e Kosovo. “Tali unità sono pronte a espletare ogni compito e ordinanza che giunga dal comandante supremo delle Forze armate (il presidente Vucic, ndr), nella speranza che si trovi una soluzione politica”, ha detto Vucevic citato dai media. Il ministro della Difesa ha al tempo stesso criticato la Kfor, la Forza Nato in Kosovo, che a suo dire prenderebbe le difese della polizia kosovara e degli ‘usurpatori della democrazia’ piuttosto che della popolazione serba.
Definendo inammissibile una situazione per cui dei sindaci e chiunque altro debbano recarsi al lavoro scortati da blindati e da agenti pesantemente armati, Vucevic ha detto che l’Esercito serbo è in costante contatto con Kfor, e che stamane il capo di stato maggiore, generale Milan Mojsilovic ha parlato con il comandante della Kfor, il generale italiano Angelo Michele Ristuccia che ha ribadito l’impegno della Forza Nato a preservare la pace e a evitare scontri con la popolazione serba. Mentre resta l’alta tensione al nord, l’ambasciatore americano a Pristina Jeff Hovenier ha incontrato la presidente kosovara Vjosa Osmani, affermando che è importante non fare uso della forza per consentire l’ingresso dei sindaci nelle sedi municipali dei Comuni serbi al nord.
Una posizione questa, ha osservato, che è condivisa dagli altri Paesi del Quint – Francia, Germania, Gran Bretagna e italia. Prima di vedere Osmani, l’ambasciatore Usa ha incontrato i nuovi sindaci (di etnia albanese) di Zvecan e Zubin Potok. Nonostante fossero stati invitati i sindaci dei quattro maggiori Comuni del nord a maggioranza serba, all’incontro non si sono presentati quelli di Leposavic e Mitrovica nord, entrambi del partito ‘Autodeterminazione’ (Vetevendosje, VV), la forza di maggioranza guidata dal premier Albin Kurti.
(ilfattoquotidiano.it) – Le proteste della comunità serba nei tre comuni di Zvecan, Zubin Potok e Leposavic, nel nord del Kosovo, contro l’entrata in carica dei nuovi sindaci si è trasformata in una guerriglia andata avanti tutto il giorno e che ha coinvolto anche i militari Nato della Kosovo Force (Kfor): 41 di loro sono rimasti feriti nei violenti scontri esplosi nelle cittadine e tra loro ci sono anche 11 italiani. Dalle informazioni circolate, sembra che tre di questi siano “in gravi condizioni, ma non in pericolo di vita”.