A entrare nella regione russa di Belgorod il 22 maggio insieme ai sabotatori, sarebbero stati anche stranieri, tra cui americani e polacchi. A scriverlo su Telegram è stato ieri il governatore Vyacheslav Gladkov, dopo aver fatto […]

(DI A. G. – ilfattoquotidiano.it) – A entrare nella regione russa di Belgorod il 22 maggio insieme ai sabotatori, sarebbero stati anche stranieri, tra cui americani e polacchi. A scriverlo su Telegram è stato ieri il governatore Vyacheslav Gladkov, dopo aver fatto visita in ospedale agli abitanti feriti dai sabotatori, tra cui una donna a cui è stato ucciso il marito e che avrebbe riferito di essere stata presa in ostaggio appunto da un gruppo formato da ucraini, polacchi e statunitensi.

La notizia, se confermata, avrebbe conseguenze enormi, laddove lo “sconfinamento” anche solo delle armi donate dagli Usa e dalla Nato a Kiev – come il Cremlino ha più volte ribadito – significherebbe l’inizio di uno contro diretto tra Washington e Mosca. Con la diplomazia che negli ultimi giorni tende all’escalation più che al dialogo. Ieri il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha dichiarato che la Russia fornirà armi nucleari a qualsiasi Stato che si unisca all’Unione Russia-Bielorussia. Non proprio tranquillizzante. Ma il tema armi tiene banco anche in Occidente, dove gli Usa starebbero mettendo gli occhi sul “piano munizioni dell’Ue” che comprende diverse misure per rafforzare la capacità di produzione dell’industria bellica blustellata, con l’intento di partecipare alla spartizione della torta. A dirlo all’agenzia Ansa è un alto funzionario del governo americano.

Insomma, se l’obiettivo è aiutare Kiev a vincere la guerra, limitare gli acquisti di munizioni alla aziende basate nell’Ue e in Norvegia, sarebbe controproducente. Tanto più che l’Ucraina ha bisogno di aiuti immediati per sostenere l’attesa controffensiva. “È fondamentale che l’Ue e la Nato collaborino al fine di ridurre il rischio di duplicazioni”, ha spiegato il funzionario Usa. Il riferimento è alle parole del segretario generale delle Nato, Jens Stoltenberg che all’ultimo Consiglio della Difesa dell’Ue ha assicurato che “alla Nato abbiamo strutture collaudate per la produzione e anche per l’approvvigionamento congiunto, da molti anni gli alleati comprano insieme munizioni e armi”. Tutto potrebbe chiarirsi a metà giugno alla prossima ministeriale convocata a sorpresa da Stoltenberg con rappresentanti provenienti da entrambi i lati dell’Atlantico; l’Alto rappresentante della politica estera Ue, Josep Borrell, e il commissario al Mercato Unico, Thierry Breton, grande sostenitore del piano munizioni attraverso il Pnrr. Sulla Nato, ieri è tornato anche il capo dell’ufficio presidenziale ucraino, Andriy Yermak, che, in un’intervista a Voice of America ha ribadito che “la principale garanzia per Kiev è l’adesione alla Nato”, specificando che “non c’è alternativa a questo, ci vediamo come membri dell’Alleanza”. La fornitura di armi, soprattutto gli F-16, per il Cremlino invece rappresenta “un’escalation inaccettabile”, ha detto il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov. E mentre sul campo ieri la Russia ha messo in atto il più grande attacco con droni su Kiev (niente di serio rispetto alle enormi risorse a diposizione di Mosca, secondo l’ambasciatore russo in Uk), uccidendo 2 persone e ferendone 30 e il capo dei Wagner, Prigozhin ha ribadito che i suoi lasciano Bakhmut alle truppe per “una colossale offensiva per la presa dell’anello del Donbass”, di pace è tornato a parlare il Papa invocando la ricerca di dialogo.