Le domande cruciali sulla guerra in Ucraina sono due. La prima riguarda l’importanza di Bakhmut su cui la propaganda della Nato in Italia ha confuso l’opinione pubblica. Il meccanismo è semplice: quando […]

(di Alessandro Orsini – Il Fatto Quotidiano) – Le domande cruciali sulla guerra in Ucraina sono due. La prima riguarda l’importanza di Bakhmut su cui la propaganda della Nato in Italia ha confuso l’opinione pubblica. Il meccanismo è semplice: quando l’Ucraina è in vantaggio in una certa area, la battaglia di Kiev assume un’importanza decisiva nella storia universale. Quando è in svantaggio, la battaglia perde importanza. Tuttavia, la propaganda della Nato ha gestito male la manipolazione dell’opinione pubblica in Italia sul capitolo Bakhmut. Sulla scorta delle dichiarazioni di Zelensky, ha prima affermato che la battaglia fosse la più importante della guerra per sostenere la tesi opposta dopo l’avanzata dei russi. Bakhmut è importante per una ragione intrinseca (come fine in sé) e per una ragione strumentale (come mezzo rispetto al fine). Bakhmut è un fine in sé poiché la conquista di tutto il Donbass richiede la conquista di tutte le sue città. Il fatto che sia una città del Donbass rende Bakhmut importante. Tuttavia Bakhmut è anche un mezzo; una volta presa, la Russia dovrà conquistare soltanto Siversk per fagocitare tutta la seconda linea difensiva ucraina che ha tre bastioni: Soledar, già caduta, Bakhmut e Siversk.
Vengo alla seconda domanda più importante del momento: la controffensiva ucraina sarà sensazionale come assicura Zelensky? Dichiaro un certo pessimismo per tre ragioni principali. La prima è che gli ucraini si troveranno ad attaccare e i russi a difendere in condizioni sovrastanti nell’artiglieria e nell’aviazione. Chi attacca perde più uomini di chi difende. Figuriamoci se l’attaccante ha una dotazione militare inferiore al difensore. La seconda è che gli ucraini, a differenza dei russi, non possono rimpiazzare i soldati caduti. La terza è che i Paesi Nato hanno terminato armi e munizioni per gli ucraini, il che spiega il “piano Borrell” per super-produrre un milione di munizioni da consegnare a Kiev entro il 2023 al costo di 2 miliardi di euro.
A questo punto mi armo di ottimismo e, ricorrendo a un esperimento mentale, immagino una controffensiva strabiliante che conquisti Melitopol e Mariupol. La tesi di Corriere della Sera, Repubblica, Stampa, Libero, Giornale, Foglio e Radio 24, che poi è la tesi di Stoltenberg e Biden, è che Putin accetterebbe la sconfitta. La mia tesi è opposta. Gli ucraini arriverebbero a Mariupol e Melitopol falcidiati, mentre Putin, avendo firmato un decreto che porterà i suoi soldati a un milione e mezzo entro il 2026 e il Pil in crescita, potrebbe lanciare nella mischia moltissime truppe. E prevedo che le lancerebbe. L’Ucraina si troverebbe alle prese con una contro-contro offensiva spaventosa con le spalle scoperte, cioè senza armi sufficienti dalla Nato, e la Cina più vicina alla Russia per la crisi di Taiwan che si aggrava. Incombe anche il rischio che Trump vinca su Biden per abbracciare Putin e concentrarsi sulla Cina: la sua strategia quando era presidente. Concludo con l’augurio che Lega e Forza Italia prendano il sopravvento sui Fratelli d’Italia per porre fine all’invio di armi e porre l’Italia alla guida della diplomazia. È interesse di ogni Stato cercare il proprio spazio vitale nell’arena internazionale per condurre la lotta per l’esistenza in condizioni più favorevoli alla struttura del suo sistema. Questo spazio vitale, per l’Italia, è lo spazio diplomatico. Tutto questo richiede di mettere nell’angolo Antonio Tajani. Impresa non facile giacché Forza Italia dovrebbe colpire il suo leader di fatto a vantaggio della Lega, di cui è concorrente. Giorgia Meloni è stata abile nel concedere il ministero degli Esteri a Forza Italia.
Tralasciando la ormai donchisciottesca battaglia contro i mulini a vento della propaganda, l’analisi è condivisibile.
Ma “Incombe anche il rischio che Trump vinca su Biden per abbracciare Putin e…” denota l’osservazione del ramo e non dell’albero.
Erroraccio che compromette il tutto..
Sufficienza stiracchiata
6/10 di stima
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Caro Jonny,
Ti rispondo qui perché il precedente articolo di Orsini è chiuso.
Quel Popolo a cui ti pregi di appartenere e che tu ritieni essere stato offeso da Orsini, non è un qualcosa di univoco. E tantomeno statico.
Il Popolo è soggetto variegato e continuamente in evoluzione. O involuzione, a seconda di chi lo vuole interpretare.
Il Popolo è tante cose: buone e meno buone e non è mai bene usare questo termine con demagogia (molto meloniana, anzi di più: putiniana) presentandolo come bersaglio di un insulto che, in realtà è una critica/stimolo (quella di Orsini) indirizzata a smuovere coscienze che, a suo parere, sono troppo statiche di fronte al pericolo di una guerra a cui i suoi (nostri) connazionali rischiano di dover partecipare con uomini oltre che con le armi che già spediamo ad un belligerante.
Quando si aizza il Popolo sai dove cominci e non sai dove finisci per cui credo sia meglio lasciar stare il Popolo e fermarsi alla critica dei concetti di Orsini se sembrano sbagliati.
Anche se, da quel che scrivi, sembra che tu li condivida i concetti di Orsini. E allora perché impuntarsi su quella sua critica/stimolo, anche se dura, alla nostra staticità di fronte all’escalation parlando di “offesa al Popolo cui tu pregi di appartenere”?
Vuoi arrivare al pubblico ludibrio del povero Orsini?
E perché mai se ne condividi le tesi?
Non critico mai la Russia?
La mia critica va al responsabile principale di questa guerra perché è di questa che stiamo discutendo. E quel responsabile è anche l’unico soggetto che ha il potere concreto di fare finire le ostilità quel giorno che deciderà di scrivere nero su bianco che non entrerà coi suoi missili atomici in un territorio a 10000 km dai suoi confini.
La critica al sistema politico russo è altra cosa e tu, caro Jonny non hai certezza e, quindi nemmeno il diritto di credere che io condivida o meno la politica di Putin.
Perché, detto per inciso, la sua politica la conosco (purtroppo!) solo attraverso le veline o le balle dei mass media teleguidati da chi gli ha allestito questa guerra di cui stiamo discutendo.
Ma se io e te fossimo russi e se entrambi conoscessimo benissimo le vicende politiche di quel Paese, mi piacerebbe vedere chi, tra me e te saprebbe esporsi in una critica alle politiche di chi comanda.
Se vedo la tua ritrosia a criticare chi comanda da questa parte di campo, siamo sicuri che da quell’altra parte tu saresti sulle barricate?
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