A quanto pare il Pd in formato Elly Schlein non soddisfa per nulla i vecchi notabili che venerdì hanno appreso via Instagram la composizione della segreteria, trovandola alquanto diversa dalla spartizione che […]

(DI GAD LERNER – Il Fatto Quotidiano) – A quanto pare il Pd in formato Elly Schlein non soddisfa per nulla i vecchi notabili che venerdì hanno appreso via Instagram la composizione della segreteria, trovandola alquanto diversa dalla spartizione che auspicavano in nome del pluralismo interno.
Con i suoi 37 anni lei resta la più giovane della squadra di vertice (unica eccezione Marco Sarracino) ma si rivela caparbia nel mantenere la promessa di rinnovamento: un buon numero di neo-iscritti promossi al vertice, parità di genere, spazio ridotto per i trasformisti abituati a passare da un capocorrente all’altro, netta svolta a sinistra. Si dovranno rassegnare coloro che, meno di un anno fa, votarono all’unanimità di andare da soli alle elezioni spalancando la strada alla vittoria della destra: il responso degli elettori del Pd alle primarie è stato inequivocabile nel sovvertire l’istintiva propensione degli iscritti al continuismo rappresentato da Bonaccini. Una clamorosa bocciatura dell’apparato, gravida, certo, di rischi per la sopravvivenza del partito, ma assunta consapevolmente dalla base come unica speranza di rigenerazione. I nuovi venuti si riveleranno inesperti? Può darsi. Intanto viene sancita la fine del partito-chiesa di matrice novecentesca, degenerato in fazioni di cui non sentiremo la mancanza. A fronte dell’immobilismo che ha afflitto negli ultimi mesi il M5S di Conte, convinto forse di poter aspettare a bordo del fiume il passaggio del cadavere del Pd, prende forma un partito-movimento più adatto ai tempi lunghi dell’opposizione che non all’amministrazione del potere residuo. Lo guideranno volti poco noti che riusciranno a trasformarsi in gruppo dirigente solo se rinunceranno al personalismo e sapranno indicare un programma alternativo alle politiche di destra su materie decisive come il fisco, la transizione ecologica, il lavoro, la pace e la guerra.
Promette bene la scelta di Maria Cecilia Guerra nell’indicare una scelta di tassazione progressiva a tutela del welfare, senza paura di toccare le grandi ricchezze nascoste. Altrettanto chiara è la designazione dell’ambientalista Annalisa Corrado, contraria al termovalorizzatore di Roma, nel contestare il rilancio governativo della politica energetica a trazione fossile combinata al rifiuto delle direttive europee sulle case green e sui motori elettrici. Lo stesso vale per la tutela dei diritti negati alle famiglie non tradizionali, affidata ad Alessandro Zan; e per l’accoglienza degli immigrati di cui si occuperà Pierfrancesco Majorino, ponendo fine all’èra Minniti. Quanto al lavoro povero e precario, piaga italiana che il governo di destra rilancia coi voucher, il nuovo codice degli appalti e il taglio del Reddito di cittadinanza, il Pd paga gli errori del passato che si rivelano anche nella difficoltà di favorire una sana ripresa del conflitto sociale. Ma, se non resterà imprigionato nell’ideologia dell’interclassismo, il Pd potrà far leva sull’inedito asse emergente tra il magistero sociale di papa Francesco, la Cgil di Landini e il sindacalismo di base. Resta il nodo decisivo della collocazione internazionale dell’Italia in tempo di guerra, sul cui ieri ha scritto parole convincenti Goffredo Bettini sul nostro giornale. Ridurlo al dilemma “armi sì, armi no” in sostegno all’Ucraina invasa rischia di sviarci dalle questioni di prospettiva strategica cui dovranno rispondere Elly Schlein e il suo responsabile esteri Giuseppe Provenzano. Ammesso e non concesso che avesse senso nel passato, può la sinistra italiana del 2023 assumere come valore in sé l’atlantismo? Quando si moltiplicano anche nel mondo occidentale tentazioni illiberali e svolte autoritarie, ha ancora senso limitarci a confidare nella supremazia Usa, subordinando all’ombrello della Nato un potenziale futuro ruolo autonomo dell’Unione europea? Qui non si tratta di uscire dal nostro attuale sistema di alleanze, ma di prendere atto della nuova natura multipolare degli equilibri internazionali figli della globalizzazione. Fare i conti con civiltà diverse dalla nostra non significa certo rinunciare all’impegno per la salvaguardia dei diritti umani a ogni latitudine, bensì riconoscere che non funziona più lo schema dei blocchi di potenze contrapposte. Tocca all’Europa perseguire il negoziato, scongiurare la corsa al riarmo, respingere le tentazioni bellicose e le aspirazioni imperiali. Il nuovo Pd saprà liberarsi di un atlantismo fine a se stesso? Elly Schlein è una cittadina italiana che ha in tasca anche un passaporto svizzero e uno americano. Lungi dal renderla potenzialmente sleale agli interessi nazionali, ciò la emenda da quella forma di sudditanza psicologica che afflisse i dirigenti post-comunisti quando pervennero a responsabilità di governo e provarono la stessa ansia di legittimazione alla corte di Washington che oggi contraddistingue Giorgia Meloni.
Acuti, oggi,
i ragionamenti di Lerner.
Chissà se saranno in grado di far riflettere la Schlain.
Ci credo poco, sinceramente.
Anche perché una svolta come quella che chiede Gad al PD della Schlain, necessiterebbe di un Europa che, purtroppo, è ben lontana da quella idealmente autonomista e libera dalla cappa angloamericana che immagina Lerner.
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Lerner si rassegni , dalll’ erede della Bonino non ci si può aspettare certo che abbandoni l’ atlantismo
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Questa INCANTA solo i DEM-enti .
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Siamo devoti agli Usa per libera scelta o perchè vi siamo obbligati ? Non solo noi italiani ma l’intera europa occidentale difendeva i diritti umani o gli interessi degli States quando bombardava Belgrado, Bagdad, Tripoli etc…etc ? Smettiamola Gad con questa ipocrisia, con questo crederci superiori quando guardiamo solo a che il nostro dominio,ma soprattutto quello americano,non siano messi in discussione. Il pd è la massima espressione di questa condotta colonialista e nello stesso tempo succube degli americani,quindi nè la Schlein nè nessuno altro,in quel partito,non a caso, clone dell’omonimo a stelle e strisce, oserà metterne in discussione la sudditanza.
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Mah..
Sembra sia in programma un incontro molto riservato tra M5* e pd sul tema armi-guerra-nato.
Con calma, senza correre troppo.
Se il moV farà un pigolio con la voce grossa (PIO PIO), spiegando alla neo segretaria che, pentirsi per la posizione atlantista pd forse è chiedere troppo, ma un chiaro comunicato di avvenuta dissociazione risulta passo indispensabile per potere ipotizzare un futuro/possibile apparentamento politico, forse sarà un incontro proficuo.
✌️😇
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Per molto meno l’IMPERO, pur di non perdere una sola frazioncina di egemonia mondiale, è stato capace di ispirare e organizzare colpi di Stato, guerre, stragi (specie in Italia) fino a far fuori statisti come Moro che avevano avuto l’ardire di essere un filo indipendenti dalla morsa politica, culturale, economica, militare dei padroni del mondo. Che, per di più, se ne infischiavano delle dichiarazioni di fedeltà atlantica dell’ingenuo Berlinguer. Le affermazioni di Gad Lerner – un filo israeliano a tutto tondo – arrivano con qualche decennio di ritardo… comunque ben arrivato a bordo!
Ma come si fa a convincere i maggiorenti dell’Ue a seguire questa strada di dignità continentale senza incorrere nelle ire terribili della potenza mondiale?? Basterebbe che la commissione europea votasse (per cominciare) una dichiarazione di indipendenza e ritagliarsi un ruolo proprio nell’affaire Ucraina. L’Italia potrebbe scegliere di iniziare questo percorso virtuoso e cercare di coinvolgere il resto della casa europea. Domanda delle cento pistole : la sedicente innovativa neosgretaria del Pd sarebbe d’accordo?? Una cosa è certa: sarebbe una strategia decisamente vincente sulla servile politicante da strapazzo che oggi siede a palazzo Chigi.
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Il PD italiano nasce sulla falsariga del Partito democratico americano di cui ha seguito le orme, punto per punto, soprattutto in un’ottica neoliberale non certo di sinistra, come si fa a chiedere di rinnegare quel piano e la linea ferma su quel piano? Il punto però è un altro, il più importante, i patti firmati dall’Italia che la rendono paese satellite nei secoli dei secoli, la colonia america nel Mediterraneo, territorio occupato con il più alto numero di basi militari in europa, e da questa situazione non si puo’ uscire a meno di voler fare la fine di qualcuno che ci aveva solo provato.
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Lerner è una contraddizione in termini, strani periodi aleggiano nella sua retorica scolastica e le proiezioni di un asset conservatore che non esplicitano il nocciolo della questione. Sarebbe forse troppo per il Gad parlare finalmente della fisionomia della longa manu alla quale deve qualcosa di incontrovertibilmente secretato. Solo due appunti: gli stratagemmi di questa modalità di esperire il partito, Dio me ne scampi e liberi, non ha altro scopo che infiggere spilli sulla nuova bambolina. Il vecchio dovrebbe essere lasciato all’oblio degli abissi . Una nazione in bilico, dico nazione mica cespugli lungo la spiaggia, avrebbe bisogno di tutte le sue energie migliori, giovani gioco forza, per ridare fiducia ai cittadini , alle nuove famiglie e al variegato universo calato sul territorio, e mai sbriciolare un lume che potrebbe divenire un piccolo grande sole prima di una nuova eclissi, che apparirà senz’altro. Richiamare le vecchie ombre in un gioco eclettico che sposta la cupidigia e l’ignoranza fra i mari e gli oceani per poi fermare il galeone alla corte dei Polifemo è solo un modo diversamente abile di continuare a proteggere la cortina fumogena che ha partorito più mostri che santi.
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