Le ultime deroghe votate dal Parlamento di Strasburgo permettono di salvare tutti gli edifici cosiddetti storici

(PAOLO RUSSO – lastampa.it) – Secondo le simulazioni del Codacons la direttiva europea sulla case green costerà dai 35 ai 60mila euro ad abitazione, ma con le ultime deroghe votate dal Parlamento di Strasburgo in Italia oltre la metà degli immobili sono destinati a salvarsi dalla maxi-stangata insita nell’obbligo di portare tutti gli edifici residenziali almeno alla classe energetica intermedia E entro il 2030 e quella più efficiente D non oltre il 2033.
La versione originaria della direttiva Epbd ( Energy performance of buildings directive) già escludeva dall’obbligo di mettersi in regola gli edifici vincolati perché di particolare valore storico. Ora con un emendamento votato in seduta plenaria restano fuori anche tutti gli altri edifici definiti storici perché più datati e non perché patrimonio artistico o di rilevanza storiografica. Cosa rientri in questa categoria spetterà ai singoli Stati stabilirlo, ma un’idea il Governo se la sta già facendo e prevede di fissare l’asticella al 1945, escludendo così tutti gli edifici costruiti prima di quella data. Secondo i dati Istat sono 3,1milioni, il 25,6% dei 12,2 milioni di edifici residenziali presenti nel nostro Paese: 1,8 costruiti prima del 1918 e altri 1,3 realizzati tra la fine della prima guerra mondiale e la fine della seconda. Una bella fetta del patrimonio immobiliare italiano con forti differenze regionali. La quota di edifici più datati raggiunge infatti il 46,4% del totale in Liguria e in Molise, il 44,9% in Piemonte e il 39% in Toscana.
Ci sono però anche altre deroghe. Una riguarda i piccoli immobili autonomi sotto i 50 metri quadri, le mini villette a schiera insomma, che non si sa quante siano ma che costituiscono comunque un’altra fetta non del tutto marginale delle case degli italiani.
La Epdb esclude poi dagli obblighi di riqualificazione energetica gli edifici residenziali utilizzati per meno di quattro mesi l’anno. Insomma le seconde case, che avendo uno scarso impatto energetico la direttiva europea non considera di interesse prioritario avviare ai lavori di riqualificazione. Stando alle statistiche dell’Agenzia delle Entrate le unità immobiliari che rientrano in questa categoria sono moltissime. I cosiddetti “immobili a disposizione”, ossia né affittati, né utilizzati continuativamente durante l’anno in Italia sono 5,5 milioni su 19,5 milioni di abitazioni principali e 3,4 appartamenti in locazione. Parliamo di singole abitazioni e non di edifici, ma anche rispetto a questi ultimi l’eccezione è rilevante, riguardando un altro 16% del patrimonio immobiliare residenziale complessivo. C’è poi un’ultima deroga, definita “aperta”, che la direttiva Ue lascia ai singoli Paesi definire nel dettaglio dovendo definire in quali casi gli interventi di riqualificazione energetica non sarebbero “fattibili”. Ad esempio perché situati in zone dove non c’è manodopera necessaria ad eseguire i lavoro di ristrutturazione oppure perché gli stessi lavori non sono fattibili in edifici più datati. Una deroga che si sovrappone quindi in parte a quella prevista per gli edifici storici, ma che riguarderebbe il 22% dei fabbricati italiani, portando così il totale delle deroghe ad oltre la metà degli edifici, messi al riparo da quella che si preannuncia per gli altri come un vera e propria maxi-stangata. Le spese a chi dovranno andare incontro i proprietari di casa le ha simulate il Codacons. “Gli interventi di riqualificazione energetica previsti dall’Ue riguarderanno il cappotto termico, la sostituzione degli infissi, le nuove caldaie a condensazione e i pannelli solari”, spiega l’associazione. «Lavori che hanno costi molto diversificati a seconda della tipologia dei materiali scelti e dell’ubicazione territoriale degli edifici». «Il cappotto termico, ad esempio, ha un costo medio compreso tra i 180 e i 400 euro al metro quadrato, mentre per gli infissi la spesa varia in media da 10 a 15mila euro. Per una nuova caldaia a condensazione, considerata una abitazione da 100 mq, la spesa va dai 3mila agli 8mila euro, il doppio se la caldaia è ibrida e con pompa di calore – analizza il Codacons –. Per un impianto fotovoltaico da 3 kW la spesa da sostenere è di circa 7.500-10.500 euro, a seconda del tipo di pannelli fotovoltaici utilizzati». Senza dimenticare che «la direttiva Ue rischia di determinare anche un terremoto nel mercato immobiliare, portando ad una svalutazione fino al 40% del valore degli immobili non oggetto di lavori di riqualificazione».