
(lindipendente.online) – Centinaia di persone appartenenti alla galassia dei movimenti pacifisti sono tornate ieri a manifestare davanti alla base NATO di Ghedi (Brescia), dove sono custodite anche armi nucleari americane, non solo per chiedere lo stop dell’invio di armi in Ucraina, ma anche per invocare la messa a bando delle armi nucleari e la chiusura delle basi atomiche, oltre che per chiedere l’uscita dell’Italia dalla Nato. Inoltre, un esponente del Centro sociale 28 maggio, Beppe Corioni, ha lanciato un allarme sui pericoli che si correrebbero in caso di incidente: «non solo si sta alzando il pericolo della guerra, ma anche del nucleare. Qui a Ghedi, per esempio, si vive un contesto di pericolosità drammatica: un rapporto di Green Peace rileva che qualora in questa base si registrasse un incidente, ci potrebbero essere tra i 2 e i 10 milioni di morti. Il tutto nell’indifferenza generale», ha affermato.
La protesta fuori dalla base dell’Aeronautica di Ghedi è stata organizzata dalla Rete nazionale «Sciogliamo la Nato, mai più guerre» a cui aderiscono vari movimenti pacifisti, tra cui Donne e uomini contro la guerra, Familiari delle vittime dell’uranio impoverito, Basta guerre e il Centro sociale 28 maggio, insieme a numerose altre sigle e organizzazioni, come Unione Popolare, Unione sindacale di base, Potere al Popolo, Rifondazione Comunista, Partito dei Comitati di appoggio alla resistenza per il Comunismo. Tra le richieste avanzate dai manifestanti anche la riduzione dei fondi destinati alle spese militari. Sempre Corioni, infatti, ha spiegato che «la Nato chiede al nostro Paese un impegno economico pari al 2% del Pil per le spese della difesa, a fronte dell’1,42% che l’Italia impegnava prima. Questo equivale a spendere 104 milioni di euro al giorno».

[Credit: Prc/SE Lombardia e Unione Popolare Lombardia]
Nel comunicato rilasciato dalla Rete nazionale che ha organizzato la manifestazione si legge che «Il coinvolgimento sempre maggiore della Nato e dell’UE ci porta dritti verso un allargamento del conflitto e la conseguente degenerazione in guerra mondiale nucleare». Un rischio che è alimentato anche dalla complicità o dall’apatia di un’opinione pubblica sempre più plagiata dalla propaganda dei media mainstream e di tutti i partiti politici. Per questo il comunicato si scaglia contro il ruolo dell’informazione, parlando di «Una società sempre più irreggimentata grazie ad una feroce propaganda di guerra portata avanti da tutti i principali partiti, di maggioranza e di opposizione che, insieme alla stampa mainstream dimostrano il loro asservimento alla follia bellicista euroatlantica. Tutto questo rappresenta una grave ferita alla democrazia e alla libertà d’informazione, al quale è giunto il momento di rispondere con la mobilitazione».
Gli stessi media definiti mainstream solitamente ignorano questo tipo di manifestazioni, a dimostrazione del fatto che non c’è spazio sul piano mediatico per le voci di opposizione che si discostano dalle posizioni atlantiste a cui il nostro Paese – così come tutte le nazioni europee – ha dovuto aderire senza alcuna possibilità di dibattito e di scelta. A questo vuoto democratico le associazioni contro la guerra e contro la Nato hanno deciso di rispondere attraverso la mobilitazione per sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi che si corrono prolungando ulteriormente il conflitto in corso attraverso l’invio di armi anche letali come quelle all’uranio impoverito: l’Italia, peraltro, in caso di ampliamento dello scontro correrebbe rischi altissimi a causa delle basi militari americane sparse su tutto il territorio nazionale.
NESSUNA PALMA.
Quando Lui entrò a Gerusalemme, fu accolto da un Popolo che lo festeggiava, agitando le palme in segno di giubilo.
In realtà non erano lì per Lui.
Gli ebrei stavano festeggiando la “festa delle Capanne” il Sukkot.
In questa particolare ricorrenza, il popolo ebraico si avviava in massa a Gerusalemme in processione verso il tempio.
I fedeli ebrei tenevano in mano il “lulav”, un piccolo mazzo composto da tre alberi, la palma (simbolo di fede), il mirto (simbolo di preghiera), il salice (simbolo del silenzio di fronte a Dio).
Si trattava di una celebrazione “corale” della liberazione del popolo ebraico dall’Egitto dopo il passaggio nel Mar Rosso.
In concomitanza con questa festa, Lui arrivò in groppa a un’asina, anche qui, la tradizione è fortissima in quanto il profeta Zaccaria raccontava come il “Messia” fosse un re diverso da tutti, dunque sarebbe stato trasportato dall’animale più umile come l’asino, simbolo dell’istinto dell’uomo che viene condotto dal Signore (in groppa) verso la salvezza.
Il Popolo che lo acclamava era lo stesso che, pochi giorni dopo, avrebbe scelto Barabba condannandolo a morte.
Ma sulla “fedeltà” del Popolo non si può mai contare e questo lo sappiamo bene.
La palma, o meglio il lulav, è un segno di Pace, un ponte tra l’Uomo e Dio, la testimonianza tangibile della Misericordia.
Mai pianta fu più abusata della palma o dell’ulivo che la sostituì nei Paesi dove non esistevano palmizi.
Non c’era Pace allora in quei territori e non c’é un solo posto al mondo oggi, dove ci sia.
E non fatevi ingannare dallo sbandieramento, non conta nulla perché quel “popolo che tradì” ieri è lo stesso che tradisce oggi.
La Pace è diventata una parola vuota, priva di speranza ma piena d’arroganza.
Oggi, la si rincorre con i fucili in mano.
Dicono che le armi servono per imporla.
Dicono che aiutano l’aggredito a difendersi dall’aggressore.
Ma davvero qualcuno crede che la Violenza sia Madre della Pace ?Davvero un fucile puntato alla testa, NON importa da chi e perché, può portare alla Pace?
La tregua tra una guerra e un’altra, non è Pace.
È un castello di sabbia.
E non è nemmeno il silenzio dei cannoni che ci fa gridare alla Pace.
Essa è frutto della consapevolezza che nessuna violenza, nessun martirio, doni all’Uomo la possibilità di vivere serenamente, in armonia con gli altri.
Nessuna arma difende dato che essa, per sua natura, offende.
Quel piccolo mazzo di arbusti, simbolo tra il Monte e la Città, tra l’Umano e il Divino, tra la Guerra e la Pace, conserva ancora un piccolo significato dentro di Noi?
Ne dubito.
Claudio Khaled Ser
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