
(di Alessandro Robecchi – ilfattoquotidiano.it) – Non è sempre facile seguire un filo, dipanare una matassa, cercare qualcosa che colleghi vari argomenti apparentemente slegati tra loro che invece, come per magia, portano allo stesso punto. Quindi eccoci, nello spazio di una settimana, a strabiliare per il puzzle che si compone, pezzettino dopo pezzettino, da Parigi a Roma, a Kiev, a Tel Aviv, e altri posti più o meno esotici, fino alla storia passata e – si teme – futura. Soltanto qualche anno fa sarebbe stato impensabile in una democrazia per un politico – un ministro, un uomo di Stato – attaccare frontalmente l’opinione pubblica. Si preferiva lisciarle il pelo, o perlomeno tenerne conto, e anche la Storia in qualche modo lo faceva: la guerra del Vietnam, per fare un esempio, fu persa in casa, in America, per la crescente ostilità degli americani a mandare i loro figli a morire in una giungla lontana.
Così si strabilia a sentire Emmanuel Macron dire che “la folla non ha legittimità di fronte al popolo che si esprime attraverso i suoi eletti”. Una nuance filosofica, molto furbetta, che serve a dividere i francesi che protestano in piazza (cattivi) dal potere, emanazione del popolo (buono). Una specie di “il popolo c’est moi” che strappa un sorriso, specie nel Paese della ghigliottina.
Non è difficile tracciare una linea dritta tra le parole di Macron e quelle del ministro dell’Interno italiano Piantedosi. Anche per lui l’opinione pubblica è un problema: quella italiana sarebbe troppo incline all’accoglienza dei migranti e questo farebbe da pull-factor per i barconi di disperati. Certo, con un popolo fatto tutto di Traini, lo stragista di Macerata che se ne andava per la città sparacchiando ai neri, forse Piantedosi avrebbe un compito più facile, ma è evidente che il suo prendersela con gli italiani – troppo buoni (mah!, ndr) – non è altro che depistare l’attenzione dall’incapacità del governo.
Una cosa che fa scopa con la teoria, ben espressa da Francesca Mannocchi in tivù, che l’opinione pubblica non è lucida, mentre “i decisori” (credo si intenda i governi) sì. Quindi i lucidi decisori continuano a spedire armi sempre più letali in zone di guerra, mentre l’opinione pubblica, che lucida non è, si ostina a rimanere contraria nonostante le pressioni di chi dovrebbe informarla, e che sta al 99 per cento dalla parte dei “lucidi”. Che frustrazione!
Purtroppo ci sono eccezioni: se a Gerusalemme e Tel Aviv grandi manifestazioni popolari evitano che il governo di Israele porti la magistratura a obbedire alla politica, ecco i toni di trionfo, e il testacoda: lì sono “lucidi” i manifestanti, e non il governo, colpo di scena, perché preme molto dire di quanto sia democratico Israele, nonostante l’apartheid.
Mentre invece per l’Ucraina si usa un altro metro: il popolo è fatto coincidere perfettamente, in scala uno a uno, con il governo, per cui Zelensky e il popolo ucraino vengono usati come sinonimi e mai, in questo anno e passa di guerra, si è sentita qualche voce dissidente, che so, qualche ucraino pacifista, o anche solo qualche lettore dei giornali chiusi dal governo, o qualche elettore dei numerosi partiti messi fuorilegge a Kiev. Dunque il popolo, l’opinione pubblica, i cittadini, sono lucidi quando si identificano con chi li governa, e sono invece poco lucidi quando non si allineano. Ed ecco così sistemate le annose questioni della democrazia, dell’opposizione e della protesta sociale: il “popolo” va bene se annuisce, ma guai se diventa “folla”, o anche solo (come qui) sondaggio.
Quando il “Primo” dei “decisori” è una ex-babysitter che ha coseguito il “Diploma presso una Scuola Alberghiera”… forse sarebbe il caso di preoccuparsi?
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co(n)seguito…
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Non sarei così tanto sicuro che la prima a decidere per l’Italia sia lei🤔
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Ma se sta portando avanti l’agenda liberista di quello di prima, che invece era un professorone mondiale, cosa c’entra, non è una questione di titolo di studio semmai di linea politica, in realtà chiunque vada al goveno deve solo eseguire, è tutto scritto: politica estera- foglio di Washington, politica interna- foglio di Bruxelles. Non la devo difendere io che sono visceralmente contraria al neoliberismo, ma bisogna dire che lei fa politica da una vita, ha fatto tutti gli step, deputato, vicepresidenza della camera, ministro, capo politico, dicono che studi moltissimo da sempre, se lei dice che le politiche keynesiane sono fantasiose, che la presenza dello stato nell’economia deve essere ridotta al minimo, non è certo per la laurea che le manca ma perchè la pensa proprio così, come del resto quasi tutti i professoroni e laureati dell’arco parlamentare
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Un altro “putiniano”.
https://www.ilriformista.it/e-una-guerra-contro-la-russia-chi-lha-voluta-non-sa-come-uscirne-intervista-a-sergio-romano-345192/
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Indagine per l’Italia?
Per Carolina
Tu che sei di Bologna
Ma è vero che questo è il quartiere più pericoloso?
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C’è anche la Bolognina, in pieno centro. E la zona della stazione… Ormai tutte le grandi città sono uguali.
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Grazie Carolina per il tuo contributo
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Romano: “L’unica possibilità di mettere fine alla guerra temo sia mettere fine a Putin. Brutte parole, mettere fine, ma la sostanza è questa.”
Putiniano ??? 🙄
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“L’opinione pubblica non è lucida”
“Le stragi in Iraq è un fatto storico”
Le due affermazioni fatte dalla signora Mannocchi a piazza pulita, apparentemente, sono slegate tra loro; in realtà sono assolutamente complementari.
“Prendi un tizio per le OO e tutto il resto lo seguirà” (cit.)
Cioè i cuori e, soprattutto, le menti.
Queste ultime sono forgiate dal sistema mediatico. Nei regimi democratici, per agire con completezza, i sistemi dei media devono assolutamente avere il pieno controllo della informazione: priorità, declassamento, l’oscuramento totale o parziale delle notizie e anche la loro distorsione, rientrano a buon titolo tra i compiti della propaganda. Ma non basta: essere nel contempo anche agenzia che smaschera bufale (altra cernita, altra discrezionalità), consente di imprimere più forza alla propaganda. Finita lì? Non scherziamo! Manca la ciccia vera:
vogliamo parlare un attimo del profondo è più potente colpo di mannaia inferto alla capacità di senso critico della massa?
“È un fatto storico” significa una cosa soltanto: anche se detta con pacatezza e benevolenza, è una affermazione di una gravità inaudita. Non c’entrano una mazza il putinismo o l’atlantismo o il carico di centinaia di migliaia di morti racchiusi in tale frase sconsiderata. “È un fatto storico” significa: scordatevi di potere fare capire alla massa che esiste e/o possiede la memoria. La memoria la gestiamo noi (operatori dei media), in maniera selettiva.
Travaglio viene attaccato in maniera durissima perché ha il brutto “vizio”, nei suoi scritti, di fare esercizi completi di memoria. Questa cosa viene ritenuta assolutamente intollerabile.
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*operatori dei media “allineati”
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Quando i non lucidi in maggioranza non si recano alle urne in occasione delle elezioni a questi signori non interessa granchè.
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VELA
Viviana.
Muore il mio tempo e muore la mia fede
Fede nell’uomo che mi sta daccanto
Fede nel giorno che arriva dal mattino
Nel granello di senape
Che cresceva in tutta la Terra
Fede nel mio, nel tuo, in quello di tutti
Nel bambino non nato
Nella cosa non fatta
Nella disperazione risorgente
Nelle mani vuote senza più richieste
Nel silenzio sordo di ascolto
E negli occhi sordi di sorrisi
Nella sicurezza fatta insieme
Nel riemergere della libertà
Nella perdita della fiducia di sé
Nel buio improvviso dell’anima
Che cede
Che cede
Ed annegando in tutta quella fede
Che manca
Come una piccola immagine di carta
Nell’oceano nero e solitario
Vedo che l’ometto di carta non affonda
Galleggia stranamente
Su quel nero
Si fa vela
Chiara
Non si perde
Cammina…
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