Il Cdm vara la disciplina in vigore dal primo luglio: si applicherà a 200 miliardi di gare pubbliche. Proteste di imprenditori, sindacati e Autorità anticorruzione. Tra i punti critici, la soglia per gli affidamenti diretti. Gli appalti integrati e i subappalti liberi. Pd e Bonetti: cancellate le quote per giovani e donne

Appalti, ecco il codice della discordia: “Un salto indietro di cinquant’anni”

(di Valentina Conte – repubblica.it) – ROMA – Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini esulta: “Il nuovo Codice degli appalti è una rivoluzione: snellisce, accelera, semplifica. Uno strumento rivoluzionario in mano a imprenditori e sindaci”. Ma il testo, definitivo da ieri dopo l’ultimo passaggio in Consiglio dei ministri, è già sulla graticola. Protestano gli artigiani della Cna: “Ci esclude”. Cgil e Uil confermano la protesta in piazza del primo aprile, senza la Cisl: “Torniamo indietro di 50 anni in termini di legalità, trasparenza e tutela dei lavoratori”.

Le ragioni di chi protesta

L’Anac, l’Autorità anticorruzione, con il presidente Giuseppe Busia avverte: “Soglie troppo elevate per gli affidamenti diretti rendono meno controllabili gli appalti minori”. Dubbi anche dell’Anci, l’Associazione dei sindaci, per l’obbligo dei Comuni non capoluogo ad aggregarsi e qualificarsi per fare le gare. E infine donne e giovani dimenticati, lo ricorda il Pd e l’ex ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti (Iv): il nuovo Codice elimina la riserva a loro destinata per la nuova occupazione a cui legare una premialità alle imprese, già prevista nella legge delega di Draghi all’origine del nuovo Codice. “Una scelta incomprensibile, contro le donne e l’obiettivo Pnrr di superare i gap di genere”, dice la vicesegretaria dem Chiara Gribaudo.

L’iter del nuovo Codice

Il governo però va avanti. Il Codice sarà in Gazzetta Ufficiale entro il 31 marzo, come da tabella Ue, visto che si tratta di una riforma fondante del Pnrr, una milestoneEntrerà in vigore il primo luglio: fino ad allora vale il vecchio codice. Non si applicherà al Pnrr, i cui appalti sono disciplinati dal decreto 77 del 2021, il decreto Semplificazioni di Draghi. Ma certo alcune delle norme volute per il Pnrr transitano a regime anche nel nuovo Codice, come appunto l’obbligo di aggregazione per i Comuni non capoluogo per affidamenti sopra i 500 mila euro. E l’appalto integrato con il responsabile unico del procedimento che può essere anche un dipendente a tempo determinato dell’amministrazione.

L’impatto su 200 miliardi di appalti

L’impatto del nuovo Codice non è banale: una torta da 200 miliardi all’anno di appalti pubblici (esclusi quelli del Pnrr), tra lavori, forniture e servizi. Dai cantieri ferroviari e autostradali alla manutenzione, dagli appalti per mense, scuole e ospedali agli appalti di servizi energetici e informatici per la Pubblica amministrazione. Il Codice servirà per l’ordinario, ma anche per eventi straordinari: come il Giubileo a Roma e il Ponte sullo Stretto, molto caro a Salvini.

I tre nodi: appalti senza gara, appalto integrato e subappalti a cascata

Tre i nodi critici, sollevati da Cgil e Uil. Primo, la soglia per gli appalti in affidamento diretto o su inviti – quindi senza gara – sale fino a 5 milioni e 380 mila euro, includendo quindi il 70-80% degli appalti pubblici. Per Salvini “si risparmiano da sei mesi a un anno di tempo”. Per i sindacati si rischiano “cartelli, corruzione, poca trasparenza”.

Secondo punto critico: l’appalto integrato, in cui il progettista è anche esecutore, decide le varianti e alza i costi. Nel vecchio codice era consentito solo per le opere complesse. Come il Brennero: ferrovia, traforo, gallerie e viadotti. Nella prima versione del Codice – scritta da Luigi Carbone, presidente del Consiglio di Stato, a cui la delega di Draghi affidava la stesura – si limitava ad opere complesse, sopra i 100 milioni, esclusa la manutenzione ordinaria. Il governo Meloni liberalizza: vale per qualsiasi complessità e importo.

Terzo nodo: la liberalizzazione del subappalto a cascata, senza limiti. Un incentivo alle “scatole vuote” e al non rispetto delle norme su contratti e sicurezza. Una rivoluzione al contrario, per i sindacati.