Stress. Pochi impegni sui migranti, disgelo solo con Macron. Ma sia lui che Ursula la pressano sul Mes. Doveva essere il giorno del ritorno trionfale da Bruxelles. E invece si è trasformato in un mezzo incubo per Giorgia Meloni […]

(DI GIACOMO SALVINI – Il Fatto Quotidiano) – Doveva essere il giorno del ritorno trionfale da Bruxelles. E invece si è trasformato in un mezzo incubo per Giorgia Meloni. Perché sui dossier europei la presidente del Consiglio è tornata con poco o niente in mano e può fregiarsi solo di un faccia a faccia (“da pari a pari”) con il presidente francese Emmanuel Macron. Ma come spesso le è capitato da quando si è insediata, la giornata le è stata rovinata dalle polemiche romane tra governo e opposizione. La prima ha riguardato il ricordo del 79esimo anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine quando 335 tra antifascisti, ebrei e dissidenti furono trucidati dai nazifascisti come rappresaglia per l’attentato di via Rasella. Mentre il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, deponeva una corona d’alloro al sacrario, Meloni da Bruxelles ha ricordato la strage parlando di “335 italiani innocenti massacrati solo perché italiani”. Facendo sparire, dunque, la parola “antifascisti”.

Il comunicato di Meloni ha causato la protesta delle opposizioni, a partire dalle deputate dem Chiara Braga e Chiara Gribaudo, passando per Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni che ricordano come la strage sia stata compiuta nei confronti degli antifascisti. Ma a far più rumore sono state le proteste dell’Anpi e dell’associazione delle vittime. Gianfranco Pagliarulo (Anpi) dice che gli assassinati “erano italiani, ma furono scelti in base a una selezione che colpiva gli antifascisti, i resistenti, gli oppositori politici, gli ebrei” e che la lista fu compilata dei gerarchi fascisti. “La storia dice che questo eccidio è stato compiuto dai tedeschi con la collaborazione dei fascisti che hanno stilato una lista di 50 nomi, dove c’era anche mio nonno, Pilo Albertelli – aggiunge all’Ansa Francesco Albertelli, presidente dell’Associazione Nazionale Famiglie Italiane Martiri – Oltre questo presero anche ebrei e antifascisti”. Anche Ornella Vanoni attacca la premier: “Non sono stati uccisi solo perché italiani, ma perché italiani ebrei e italiani partigiani. Forse la Meloni è un po’ confusa davanti a questa memoria” attacca. Dopo le proteste, Meloni da Bruxelles non si scusa e conferma ai giornalisti la posizione del governo: “Li ho definiti italiani, ma che vuol dire che gli antifascisti non sono italiani? Mi pare onnicomprensivo storicamente…”. Poche ore dopo, mentre è sul volo di ritorno per Roma, in Parlamento nasce un nuovo scontro. Riguarda una proposta di legge di FdI assegnata a fine gennaio alla Commissione Giustizia per chiedere di abolire il reato di tortura e l’istigazione a commetterla da parte del pubblico ufficiale introdotto nel 2017 dopo la condanna della Cedu in seguito alle violenze della polizia al G8 di Genova. Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, si appella a Mattarella per impedire “questo fatto gravissimo”. Il capogruppo di FdI, Tommaso Foti, spiega che la norma serve per “mettere le forze dell’ordine nella condizione di lavorare”. Una dichiarazione che getta ancora più benzina sul fuoco se unita a un’altra del viceministro degli Esteri meloniano Edmondo Cirielli secondo cui “se una madre viene condannata e finisce in carcere le si deve togliere la patria potestà”. A Meloni restano i due giorni del Consiglio europeo. La premier si dice soddisfatta per “il cambio di passo” dell’Ue sui migranti e per il bilaterale con Macron. Ma in concreto la premier ha ottenuto poco o niente. Nelle conclusioni del Consiglio è stata inserita una “implementazione rapida” del piano sui migranti che Palazzo Chigi spera avvenga da qui a giugno. Difficile, viste le resistenze dei Paesi del Nord. Con Macron, invece, la premier ha parlato di Patto di Stabilità, migranti, industria e Spazio. “C’è voglia di collaborare” ha detto la premier, a cui è stato chiesto appoggio sul nucleare, in cambio di un sostegno sulla Tunisia per sbloccare i 2 miliardi di prestiti del Fmi e bloccare le partenze. La premier invece ha ricevuto pressioni dal presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe, che ha chiesto per ben due volte la ratifica del Mes e lo avrebbero fatto anche lo stesso Macron e Von der Leyen. La premier per il momento ha preso tempo: “Meglio altri strumenti come l’Unione bancaria”. Solo sulla guerra, invece, Meloni è stata elogiata da Kiev: “Ha spiegato agli europei che continuano a umiliare l’Europa chiedendo ‘di non aiutare l’Ucraina’ cosa significa: ovvero omicidi di massa e distruzione della legge”, ha detto il consigliere di Zelensky, Mykahilo Podolyak.