
(Giorgia Audiello – lindipendente.online) – Il Sistema sanitario nazionale (SSN) versa in condizioni di grave criticità a causa del definanziamento che il settore ha subito nell’ultimo decennio. Ora il rischio concreto è che, senza nuovi ingenti finanziamenti, il SSN sia vicino al collasso e costretto a tagliare importanti servizi pubblici ai cittadini. È quanto hanno denunciato le Regioni in un documento redatto dalla Commissione Salute, guidata da Raffaele Donini, in vista di un incontro con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e quello della Salute, Orazio Schillaci, avvenuto lo scorso 7 marzo. «Non poter disporre delle risorse sufficienti ad erogare tutta l’assistenza necessaria comporta, per la nostra sanità, il rischio, concreto, di non assistere le fasce più deboli della popolazione, con la compressione di un diritto essenziale costituzionalmente tutelato», è l’allarme che le Regioni hanno lanciato durante l’incontro. Nel documento di legge, inoltre, che «Se davvero il livello di finanziamento del SSN per i prossimi anni dovrà assestarsi al 6% del PIL, prospettiva che le regioni chiedono che venga assolutamente scongiurata, occorrerà allora adoperare un linguaggio di verità con i cittadini, affinché vengano ricalibrate al ribasso le loro aspettative nei confronti del SSN. Saranno necessarie scelte dolorose, ma non più procrastinabili, al fine di evitare che le mancate scelte producano nel sistema iniquità ancora più gravi di quelle già presenti». Una situazione che rischia di compromettere il carattere universalistico ed uniforme che ha contraddistinto a lungo il SSN, ma che da tempo sta subendo importanti contraccolpi in favore della sanità privata.
Quella denunciata dalle Regioni, dunque, non è certo una novità, quanto piuttosto l’ultimo disperato appello d’aiuto per cercare di risolvere un problema che viene da lontano e che ora sta raggiungendo l’apice con l’impossibilità di fornire ai cittadini i servizi assistenziali di base. Per questo motivo, le Regioni hanno chiesto ai ministri «l’apertura immediata di un tavolo di lavoro che possa condividere entro e non oltre la fine del mese di aprile 2023 interventi urgenti e risolutivi di ordine finanziario e legislativo attraverso cui consentire alle regioni di non interrompere la programmazione sanitaria e di evitare la riduzione dei servizi sanitari e socioassistenziali». Una proposta in realtà solo in parte condivisa da Giorgetti e Schillaci che, a quanto si apprende, hanno fatto sapere che – almeno nel breve periodo – non ci sono molti margini per nuove risorse finanziarie. Le Regioni hanno anche chiesto «di rendere esigibile il principio secondo il quale nessuna regione debba sottoporsi a Piani di rientro o di riduzione dei servizi o aumento della fiscalità generale a causa del mancato riconoscimento dell’attuale criticità finanziaria dovuta ai costi riguardanti l’emergenza pandemica ed energetica. In caso contrario ne andrebbe progressivamente ed irrimediabilmente compromesso il sistema sanitario universalistico italiano».
Nel documento sono anche spiegati i principali motivi che hanno compromesso la sostenibilità economico-finanziaria dei bilanci sanitari regionali: tra questi al primo posto vi è l’insufficiente livello di finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale, su cui grava, diversamente da quanto accade per le altre amministrazioni pubbliche, anche il finanziamento degli oneri per i rinnovi contrattuali del personale dipendente e convenzionato del SSN. A questo si aggiunge il mancato finanziamento di una quota rilevante delle spese sostenute per l’attuazione delle misure di contrasto alla pandemia da Covid-19 e per l’attuazione della campagna vaccinale di massa, per oltre 3,8 miliardi nell’anno 2021, a cui le Regioni hanno dovuto sopperire con risorse proprie al fine di garantire l’equilibrio di bilancio. Infine, a pesare è il considerevole aumento dei costi energetici sostenuti dalle strutture sanitarie e socioassistenziali, pari a più 1,4 miliardi rispetto al 2021. Durante l’incontro con gli esponenti del governo sono stati fatti presente i principali problemi del settore, tra cui spiccano al primo posto quello della carenza di personale e la criticità dei pronto soccorso.
Nel testo si fa presente che «le diverse manovre di finanza pubblica approvate a partire dal 2015, hanno inciso in maniera rilevante sul livello di finanziamento che si è potuto garantire in concreto al SSN, al punto che per il 2019 sono mancati all’appello più di 10 miliardi di euro, rispetto ai 125,34 programmati», raggiungendo così un’incidenza percentuale rispetto al PIL pari al 7%. Una percentuale inferiore al 9,9% della Germania, al 9,3% della Francia e all’8% del Regno Unito, secondo i dati OCSE. Ciò comporta almeno due importanti conseguenze che rischiano di smantellare definitivamente il sistema sanitario pubblico: la crescita considerevole della spesa sanitaria privata che nel 2021 ha superato i 40 miliardi di euro, infrangendo la soglia simbolica del 25% della spesa sanitaria annua complessiva; e «la preoccupante prospettiva che il livello di finanziamento del SSN per il 2025 possa atterrare nientedimeno al 6,0% del PIL».
Non si intravvedono, almeno al momento, soluzioni alla drammatica crisi in cui versa il SSN,e d’altra parte non potrebbe essere altrimenti. Di fronte a un sistema di stato sociale che necessita di cospicui rifinanziamenti per tornare efficiente vi sarebbero solo due strade possibili: la prima consiste nel violare i vincoli di bilancio europei e ricostituire l’assistenza sanitaria finanziandola in deficit (soluzione però impossibile quanto meno senza rompere con Bruxelles), la seconda invece consiste nel finanziare l’assistenza a tutti aumentando la tassazione sulle rendite finanziarie e sui grandi patrimoni (soluzione possibile, in Europa portata avanti dalla Spagna, ma a cui il centro-destra italiano è ideologicamente contrario, portando anzi avanti un progetto di riforma come la flat-tax che si muove in direzione opposta, diminuendo ulteriormente le tasse ai più abbienti). La terza opzione che rimane è quella che l’Italia sta effettivamente portando avanti: assistere senza intervenire al collasso della sanità pubblica.
Ma noi stiamo spendendo montagne di soldi per armare Ucraina , mica prossimo pensare al SSN e che diamine. Siamo i paladini difensori della “democrazia” ucraina (!) vuoi mettere???
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Mi fanno ridere le proteste delle regioni quasi tutte governate dalla destra da sempre favorevole al privato a discapito del pubblico vedi la Lombardia oppure quello che si appresta a fare l’ex galeotto che oggi governa
Il Lazio
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Forse sarebbe utile mettere il naso sulla spesa regionale per sanità, differenziando la spesa per erogazione dei servizi, per personale sanitario, cioè medici ospedalieri, infermieri ed Oss, dipendenti, con gli stipendi più bassi di Europa, e sotto organico, dalla spesa per la pletorica amministrazione, con abnorme numero di direttori e dirigenti amministrativi, e relativi emolumenti di gran lunga superiori a quelli degli operatori sanitari sul campo! Senza considerare il numero dei direttori/primari che spuntano come funghi per volontà politica, la stessa che poi si paga lauti stipendi, per sedere nei consigli regionali a lagnarsi che non ci sono più risorse economiche per curare i cittadini! Una bella sforbiciata agli stipendi di consiglieri regionali, presidente di regione, assessori, direttori generali ed amministrativi , di nomina politica, ed una revisione delle spese inutili, come pagare l’ affitto ad enti privati per decenni, quando l’ acquisto dell’ immobile sarebbe costato la metà, o la convenzione con strutture private, per far fronte alle liste di attesa, quando si mantiene la stortura della libera professione intra moenia, senza utilizzare i medici proprio per risolvere il problema, forse farebbe recuperare risorse per assistere i cittadini e supportare chi lo fa direttamente e personalmente in ospedale, e non dagli uffici dove non transitano malati, ma solo burocrazia! Dopo decenni di tagli ai servizi assistenziali, ai posti letto ed al personale sanitario, il SSN è al collasso, ma i burocrati sono lievitati insieme alla spesa……che sorpresa! È la gestione politica, aziendale, di ciò che dovrebbe essere un diritto, fondamentale e garantito, mentre sono nomine e carriere ad essere garantite!
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Grande post Alessandra. Servirebbe (lo scritto) a molti giornalettai complici di quanto scritto.E ai tanti sani “fascisti” o persone destro mani(per pura cattiveria verso il “prossimo”) Sani al il momento. Visto che sulla salute, la vita ai più su questo argomento riserva “sgradite” sorprese.Avevamo la sanità più invidiata al mondo e l’hanno svenduta alle varie Pfizer o a “re” del privato Angelucci & c.Senza dimenticare il celeste “cattolico”.Solo per questo meriterebbero la fucilazione e invece sono star televisive.Sono solo un incazzato poco “curato e male”.Mi sfogo su una tastiera mentre questi sperano di uccidermi.Qualcosa non va bene.Spero di leggerti più spesso…magari a più alti livelli di infosannio.Nulla da togliere al blog…credo serva qualcosa di più a livello nazionale(del tipo francese) per intendersi.Macron oggi lo vedo male.Speriamo…Saluti
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Michele, aggiungo che mi fanno inca@@are soprattutto i media coinvolti e collusi con una dinamica manipolativa sempre uguale a se stessa, indipendentemente dal tema : prima si ara il terreno con una massiccia propaganda, atta allo scopo, come quella imbastita da decenni sulla meravigliosa qualità ed efficienza della sanità privata, omettendo che campa economicamente grazie alle risorse pubbliche sottratte al SSN, da cui una concorrenza sleale, senza una vera competizione fra sanità privata, capace di autogestirsi esclusivamente con le proprie entrate, ed una sanità pubblica che utilizza le proprie risorse economiche ed umane esclusivamente per sé, senza creare flussi di denaro e personale, come quei medici ospedalieri in libera professione. …..sarebbe bastato decretare il divieto assoluto per i dipendenti ospedalieri di lavorare per altri, struttura privata convenzionata o per sé stessi, con una netta divisione/scelta fra pubblico e privato, e permettere la detrazione fiscale delle spese mediche/sanitarie! Poi arriva la semina, con i progressivi tagli al SSN, senza che i cittadini vengano informati e chiamati a scegliere sulla destinazione delle proprie tasse, sulle spese militari, sulle opere inutili/dannose come Tav, ponte sullo stretto, olimpiadi, e via delirando, o sulla tutela del proprio diritto alla salute pubblica e gratuita? Perché la certezza ,per ognuno di noi, è che prima o poi avremo bisogno della sanità in prevenzione, diagnosi e cura, e non del resto, che ci viene spacciato sempre da media e politici come prioritario ed assolutamente indispensabile! Il problema è che siamo ormai un popolo con il cervello in pappa, non più in grado di distinguere l’ essenziale dall’ inutile. …….altrimenti avremmo reagito alla inutilità di una classe politica inetta, sostenuta da servi sciocchi a libro paga di editori/imprenditori della sanità privata……prima si ara il terreno, poi si semina, infine si raccoglie tempesta e quando arriva gli inetti e gli sciocchi fanno pure le prefiche!
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quello che più stupisce, è che la gente vota quelli che più li bastonano. Infischiarsene e poi piangere, non è mai stato e mai sarà un comportamento virtuoso.
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