FI vuole un ddl per ripristinare i fondi partendo dalla proposta dei dem sul 2xmille non distribuito. No di FdI. Il prossimo fronte di scontro della maggioranza che sostiene il governo Meloni riguarda un tema di cui non si parla più […]

(DI GIA.SAL. – Il Fatto Quotidiano) – Il prossimo fronte di scontro della maggioranza che sostiene il governo Meloni riguarda un tema di cui non si parla più da tempo: il finanziamento pubblico ai partiti abolito nel 2013 dal governo Letta. Al momento il dissidio nella destra si sta materializzando in Parlamento ma presto arriverà anche ai vertici del governo, dice un esponente dell’esecutivo. In commissione Affari Costituzionali del Senato, infatti, è stato incardinato un disegno di legge del Pd a prima firma Andrea Giorgis che propone di aumentare il finanziamento pubblico ai partiti, con il meccanismo del 2×1000, da 25,1 a 45 milioni l’anno e allo stesso tempo dimezzare da 100 mila a 50 mila euro il tetto alle donazioni private per ridurre il potere di influenza delle lobby. Potrebbe sembrare una proposta di legge parlamentare come tante altre ma non è così: è stata incardinata lo scorso 6 dicembre e sta provocando una forte spaccatura nella maggioranza. A fronte della proposta del Pd, infatti, Forza Italia è d’accordo con il ritorno a forme di finanziamento pubblico.
Il primo esponente azzurro che ha apertamente detto “sì” al ritorno ai soldi pubblici ai partiti è stato il presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Nazario Pagano: “L’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti è stata sbagliata – ha spiegato martedì a una tavola rotonda sui partiti politici della fondazione Magna Carta dell’ex senatore Gaetano Quagliariello – Viene da chiedersi se il finanziamento pubblico non debba essere reintrodotto, svincolando i partiti dai finanziamenti privati”. Parlando con Il Fatto, Pagano conferma la sua posizione spiegando che i partiti italiani devono “svincolarsi dal finanziamento privato perché non siamo ancora maturi per questo sistema” e quindi “bisogna tornare al vecchio finanziamento pubblico, seppur con forme di maggior controllo e trasparenza”. Una dichiarazione a cui seguirà presto un provvedimento legislativo: Forza Italia, attraverso il senatore ed ex sindaco di Brescia Adriano Paroli, sta preparando una proposta di legge che vada in questa direzione da discutere insieme a quella del Pd. Paroli nel 2019 fu uno dei 64 parlamentari che firmarono per chiedere il referendum confermativo sulla riforma che tagliava il numero degli eletti.
Ma Forza Italia dovrà affrontare la contrarietà di Fratelli d’Italia e Lega. I vertici del partito di Meloni hanno già fatto sapere ai colleghi di essere contrari al ritorno al finanziamento pubblico perché “si darebbe un messaggio sbagliato al Paese in un momento di difficoltà”. Un concetto che il presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, Alberto Balboni, ha più volte ribadito ai colleghi di maggioranza. La Lega invece sta nel mezzo: avrebbe un gran bisogno economico del finanziamento pubblico ma sa che appoggiare la proposta sarebbe un boomerang in termini di consenso. In commissione Affari Costituzionali sono emerse le prime posizioni politiche. Fratelli d’Italia – tramite i senatori Marco Lisei e Costanzo Della Porta – ha chiesto di non limitare i finanziamenti privati. Il governo, con la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro, invece si è limitato a chiedere più trasparenza. Lo scontro ha fatto slittare più volte la discussione del disegno di legge dem: dopo l’approvazione del decreto Milleproroghe sarà un tema caldo. Le posizioni politiche ricalcano (in parte) gli incassi recenti. Secondo i dati del ministero dell’Economia, nel 2022 il partito che ha ricevuto più risorse dal 2×1000 è il Pd con 7,3 milioni di euro, poi FdI con 3,1 milioni di euro e a seguire la Lega per 1,6 milioni di euro. Terzultima – davanti solo a Possibile e Italexit – Forza Italia.
Lo stato del partito azzurro è pessimo: il bilancio del 2021 ha chiuso con un rosso di 340 mila euro mentre il partito ha un debito nei confronti di Berlusconi pari a circa 100 milioni. Il motivo delle casse vuote sono anche i molti parlamentari morosi: secondo quanto risulta al Fatto, circa il 30% degli eletti non è in regola coi pagamenti al partito. “Berlusconi sa che siamo in difficoltà e non ne può più di salvare i conti del partito – ammette Alfredo Messina, tesoriere di Forza Italia – per questo va ripristinato il finanziamento pubblico e devono essere d’accordo tutti. Non come quello di prima ma sul modello tedesco: i soldi vengono distribuiti non in base ai voti presi ma ai fondi spesi”. Sistema che, conclude Messina, permette di “stare attenti a non spendere soldi che non si hanno e una vera trasparenza”.
PD meno L : evvai si ritorna al “certo per l’incerto” dopo il flop del 2×1000.
Grandi ladri la lezione del M5s non è servito a nulla e contro il referendum popolare.
Giuseppe hai capito o dobbiamo farti un disegnino?
Sono sicuro che prenderai le distanze ed l’attendere è un buon risultato…il PD si sta distruggendo da solo!
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Vergognosi….!!!!!
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Da chi poteva partire una proposta del genere se non da quelli del spendi e tassa?
Spero che Conte e i 5 stelle facciano sentire la loro voce contraria forte e chiara.
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Mah,
Io sono sempre stato d’accordo con il finanziamento pubblico ai partiti ritenendoli (i partiti) organizzatori di Partecipazione democratica alla vita pubblica del Paese.
Proprio per questi motivi ritengo deleteri i finanziamenti privati, dai quali MAI potrebbero prescindere gli eletti nei posti di comando dove le decisioni politiche prese non potrebbero più essere all’insegna della neutralità e della trasparenza.
Il problema, però, consiste nel fatto che oggi i partiti non svolgono più questa importante funzione di aggregazione di cittadini che vogliono essere coinvolti nelle scelte politiche da attuare.
Oggi i partiti sono aggregazioni di politicanti che, per dirla con Carmen, spargono “becchime” per elettorato da televisioni e telefonini.
Altro che aggregatori di cittadini che vogliono concorrere alle decisioni politiche secondi l’articolo 49 della Costituzione.
Fa specie, poi, che un partito privato come FI voglia battersi pel il finanziamento pubblico. Che ripiani Berlusca (che, per giunta, si presenta ormai tutti i santi giorni sulle SUE tv nazionali con spot personali inammissibili) i debiti del suo partito personale.
Il 2 per mille su base volontaria va benissimo e può anche essere aumentato: i partiti si guadagnino credibilità tra i cittadini e cerchi di meritarselo.
Le spese elettorali e di quelle che servono al minimo necessario per tenere in vita l’organizzazione, semmai dovessero essere superiori agli incassi del 2 per mille (ma anche della somma con tesseramento e introiti della festa di partiti), non possono essere ripianate dallo Stato se i bilanci non sono all’insegna della massima trasparenza e se non stanno dentro a confini, definiti dalla legge, di spese austere e perfettamente documentate.
Ci mancherebbe, per intenderci, di dover ripianare i debiti di Forza Italia per i costi di una montagna di spot elettorali su Mediaset che incasserebbe poi lo stesso padrone del partito.
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L’asse pd-fi-renzi-calenda è il futuro politico auspicato da molti. Il primo tifoso è bonaccini.
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E MimmoCalabro, noto renziota.
Ma esiste ancora la privacy per schermare i donatori privati di fondi ai partiti?
Tale porcata fu introdotta dal rignanese per maneggiare i contributi ricevuti.
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Sarà un DL con corsia preferenziale?
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