A CHI GIOVA – Contrariamente alle previsioni mainstream, la guerra non sta mettendo in ginocchio la Federazione, anzi. E in vista dell’embargo del greggio, ci sono vecchi amici in grado di sostituire l’Europa

(DI MICHELA A.G. IACCARINO – ilfattoquotidiano.it) – Il cappio delle sanzioni occidentali non è stato abbastanza stretto al collo della Federazione. La guerra economica contro il Cremlino non è stata vinta, il salvadanaio russo non è ancora stato svuotato e Mosca può finanziare il conflitto contro Kiev ancora per anni, assicura The Bell: “Putin non finirà presto i soldi per la sua guerra”.

La Federazione è più povera, ma non sarà la miseria a far sedere i falchi russi al tavolo della pace. Nonostante la pioggia di misure restrittive, il Cremlino ha ancora le risorse necessarie per far andare avanti la guerra per almeno altri tre anni, scrivono i giornalisti del media indipendente in lingua russa. Nonostante sia evaporata a Mosca almeno metà delle riserve d’oro e valuta estera dopo un anno di guerra, non è andata come aveva previsto Kaja Kallas, premier estone, quando ha rassicurato i partner dichiarando che “il crollo delle entrate energetiche può fermare la macchina da guerra russa”. “Le imprese si adattano, le tasse vengono riscosse, l’economia funziona” hanno detto alcuni funzionari, in anonimo, al media che opera da Londra: i russi hanno ancora “un salvadanaio”. Inoltre, i tagli al comparto bellico e all’industria militare saranno gli ultimi nella lista a essere applicati, proprio come accaduto nelle due precedenti crisi finanziarie affrontate nel 2009 e nel 2014. Nessuno al Minfin, ministero delle Finanze russo, proporrà la riduzione del budget destinato alle Forze armate e alla Sicurezza, che ad oggi è pari a 9,5 trilioni di rubli. Saranno ridotte invece, in caso di necessità, le risorse per welfare e infrastrutture, non certo quelle che il Cremlino continuerà a dare alle sue divise.

“L’obiettivo di lasciare Putin senza soldi per la guerra non è stato raggiunto” racconta ancora – tirando le somme dopo oltre 300 giorni di battaglie – il giornale indipendente Vazhnye istorii.

Le sanzioni Ue e Usa non hanno frenato l’export di idrocarburi russo: nelle casse dello Stato le entrate saranno inferiori a quelle degli ultimi decenni, ma ci saranno comunque, calcolano gli esperti. Anche se in quasi 12 mesi le esportazioni dall’Ue sono diminuite di circa 4,6 miliardi di dollari e, adesso, a essere cerchiata di rosso sul calendario degli embarghi è la data del prossimo 5 febbraio – tra due giorni ci sarà lo stop totale all’oro nero e a tutti i suoi prodotti derivati – , Mosca ha saputo già reindirizzare i suoi flussi verso nuovi porti, trovando un’alternativa ai vecchi consumatori. I nuovi clienti dei russi sono soprattutto i vecchi amici sovietici: Cina, Bielorussia, Kazakistan, Kirghisistan, Armenia, Uzbekistan e Turchia – membro Nato che cerca di strappare ai russi ulteriori sconti sulle forniture energetiche –. Secondo uno degli ultimi report del Fondo monetario internazionale, l’economia russa non si ridurrà del 2,3% come precedentemente previsto, ma aumenterà dello 0,3%; nel 2024 invece procederà più velocemente di quella americana (le previsioni stimano una crescita del 2.1% a Mosca, del 2% a Washington).